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domenica 24 maggio 2015

L'uomo che amerete Audiard. Palma d'oro a Dheepan, tra Rambo e Rosi

Valeria Golino premia Hou Hsiao Hsien come migliore regista per "L'assassino"
Roberto Silvestri

Cannes
"I premi? Non servono a niente. Non rendono migliori gli attori e i registi" ha appena dichiarato a Elle Catherine Deneuve. Però Vincent Lindon, accettando commosso la sua palma come interprete maschile di un film politico di sinistra, sui precari che si massacrano a vicenda,  Le leggi del Mercato di Stéphan Brizé, "il primo riconoscimento che ho vinto nella carriera", sembrava davvero rinato.  Già. E chissà quanti premi dovrà infatti conquistare ancora Jacques Audiard per diventare un regista civile interessante. La sua palma d'oro, tra gli applausi (non è più tempo di Pialat, sarebbe stato divertente vedere Gus Van Sant quest'anno sul podio) lascia molto perplessa la critica.
Dheepan (lo ha acquistato la Bim per la distribuzione in Italia), a parte la simpatia a pelle dei due interpreti principali indo-cingalesi,  è un mediocre psico-thriller francese che smuove soprattutto i sensi di colpa e l'assistenzialismo caritatevole dello spettatore. E, non essendoci più "il cinema francese" può permettersi di rubare di qua e di là. Si chiama globalizzazione d'autore. Con retrogusto imprenditoriale. Il ricco mercato indiano fa molta gola... Allora.  Dal cinema civile italiano dell'epoca Rosi si prende l'indignazione: perché la questione dei profughi politici è di grande e struggente attualità. E bisogna pur spezzare qualche lancia in favore del ministero degli interni perché si riconosca che la Francia ne ha già presi troppi di questi profughi politici... Niente quote. Da Ken Loach si cita un po' di umorismo da "dannati della terra", con qualche tocco di femminismo paternalista per non sembrar populisti (ma non mancano sviolinate spiritual-religiose).  Si pizzica poi, nel finale, qualcosa dalla saga hollywoodiana di Rambo - anche se sembrerebbe soprattutto una deviazione onirica - perché quando una macchina di guerra impazzita si rimette in moto, nella giungla metropolitana, sono dolori per tutti. Dheepan come Stallone. Deve molto, inconsciamente, Dheepan, anche alla "sensibilità vincente" del Front National, nuova gestione, perché la descrizione grigiosporca delle periferie avvelenate e abbandonate, in mano non all'ordine repubblicano ma al casino organizzato dalle pericolose e trinariciute gang afro-maghrebine armate di bazooka, è tutta un manifesto politico anti Holland. Dov'è la polizia? Contrasta la droga e i mitra solo uno scrupoloso e servizievole portiere induista, capace di rimettere a posto le luci al neon divelte, l'immondizia disseminata ovunque e l'ascensore divelto, come suggeriva di fare Marc Augé per dare anima ai non luoghi. Eppure perfino dentro l'uomo d'ordine più buono del mondo, il graffitista etico dei suburbi,  può celarsi una indemoniata "cellula dormiente", pronta a tirare fuori gli artigli, come una Tigre Tamil. Insomma il cuore del film inquieterà non poco il contribuente transalpino. E anche il nostro. E nessuno ricorda (neanche questo squisito film civile) che i Tamil furono vittima di un genocidio, sterminati dai buddisti di Colombo senza che l'Occidente dicesse o facesse nulla. Che neppure questo film "palmizzato" ne faccia cenno è scandaloso.
Nel Palmares ci sono anche riconoscimenti condivisibili a film intensi (e riusciti come Mia madre di Moretti):  L'aragosta di Lanthimos, premio della giuria, un grottesco di fantascienza che dà ragione a Godard quando afferma che "Hitler ha vinto la guerra, almeno in Grecia";  e Il figlio di Saul di Nemes, per esempio, gran premio della giuria, da vedere, visto che Teodora lo distribuisce, anche se nel discorso, preso anche lui nel vortice dei "ringraziamenti" ha dimenticato di ringraziare anche "Hitler senza il quale questo film non sarebbe mai stato possibile" (*), ma altri sotto-premi producono come dei "danni collaterali", hanno un retrogusto perfido. Carol di Todd Haynes (che con L'assassino di Hou Hsiao Hsien, consacrato per la migliore regia,  è il film che mi sentirei di consigliare agli amici che apprezzano i film d'azione interiore con più entusiamo) poteva essere premiato almeno per la sceneggiatura. Una maniera elegante per ricordare la "giallista di profondità" Patricia Highsmith, una inquietante "squilibrista" dell'immaginario. Invece Rooney Mara (nella deliziosa parodia lesbica di Audrey Hepburn, degna di quella spontanea e vitale popcorn venus) deve dividere il premio con l'esecuzione, imbarazzante e imbarazzata, di un copione pessimo che espone Emmanuelle Bercot a recitare sempre sopra le righe tranne quando deve urlare di dolore. Responsabile la regista Maiween di Mon roi (uno spot per gli istituti francese di rieducazione degli arti traumatizzati). Invece  Chronic di Michael Franco (Messico) certamente sostenuto da Guillermo del Toro perché è uno dei film più estremi e insostenibili della gara, che applica il metodo nouveau roman ai malati terminali nei loro rapporti con chi li segue fino all'ultimo respiro, è tutto tranne che un film scritto. E, come diceva Godard, è il montaggio che scrive un film, non il copione. Non c'è neanche nei titoli di testa di "Chronic" la dizione: sceneggiatura di... Dunque premiarlo per il copione è stato un vero sgarbo.          

Todd Haynes riceve il premio di Rooney Mara per "Carol"
E il giudizio sul festival? Certo. Non possiamo pretendere un Adieu au language ogni anno. Ma il bilancio di questa Cannes 2015 non è positivo, anche se ci sono stati altri film "monstre" capaci di mettere tutto sotto sopra, come fa Jean Luc Godard. Ai margini della competizione, stipati lì (ora sappiamo meglio perché), siamo stati oggetto di attentati benefici ai nostri set mentali e emotivi. Pensiamo a Le mille e una notte di Miguel Gomes, Cimitero di splendore di Weerasethakul Apichatpong o al quarto Mad Max di George Miller...
Ma. Il festival sta cambiando, nello spirito e nella strategia, proprio come il paesaggio turistico-culinario-sponsoristico della cittadina governata con mano di ferro da David Lisnard (Ump), che ha dichiarato guerra agli "incivili", tolleranza zero per homless e piccola criminalità, più polizia e telecamere dappertutto, ormai diventata una macchina sforna-eventi a ripetizione, un "non luogo", un centro commerciale da aeroporto vip. Lo aveva già compreso, questo destino, di capitale dello spettacolo, il giovane Guy Debord... La suite del Majestic? Costa 39 mila euro a notte. Però un motivo c'è, l'ha firmata Pascale Deprez...e poi dove ospitare i magnati sauditi e cinesi! Ma perché un qualunque hotel con stanze da 100 euro a notte nei giorni del festival alza la tariffa a 700, senza che nessun magistrato indaghi? E la palma d'oro quanto costa? 20 mila euro: è composta da 19 foglie, tante quanti i film in gara. E poi lo sponsor Chopard, il gioielliere che l'ha creata, con tutti i soldi che mette, potrà anche imporre un documentario a sua gloria, sulla Colombia che produce oro equo e sostenibile, e nella Selezione ufficiale, no? Sul film colombiano che ha vinto la Camera d'or non possiamo però ironizzare. Non si riesce mai a vedere sulla Croiesette tutto quel che si vorrebbe....Tra un caffé da 2 euro e venti e un altro (a meno che non si è drogati di nespresso, gratis per gli accreditati).
Il sindaco Lisnard, non a caso, per molti anni ha gestito da manager sarkozyano proprio il cuore della Croisette, tutte le attività del Grand Palais, il bunker, il centro del festival del cinema e di mille altre fiere annuali, di moda, di televisione, di video giochi, etc.... Un edificio che non si vede l'ora che venga raso al suolo per farne uno ancora più gigantesco, e speriamo meno irrazionale, che cementifichi davvero tutta la spiaggia circostante, mandando in orgasmo gli azionisti di maggioranza. Degno insomma della nuovo concorrenza, alla Shanghai o alla Pechino (dove, non a caso, a dirigere è andato Marco Mueller), che esige ambizioni da Spectre... Quelle ci sono. Dall'umile corruzione si passa a quelle grandi, alle speculazioni edilizie, alle urgenze della globalizzazione che vuole una economia di scala crescente ben governata da un unico centro di potere... C'è infatti chi propone, per capire davvero Cannes, un documentario sul F.C. Cannes, la squadra di calcio locale che fu di Zidane e Vieira, che è progressivamente decaduta, dal 1993, dalla massima serie alla serie d e ora è, come il Parma, in situazione semifallimentare, in serie Dh... Non sarà facile dunque per Lisnard assicurare alla sua città e alla natura circostanze la qualifica di "patrimonio mondiale" dell'umanità Unesco. Lo ha chiesto ufficialmente, con tanto di Gilles Jacob nel comitato di sostegno e dell'abate dell'abbazia circense di Saint-Honorat,  il 19 maggio scorso. Le isole Lerins e la Croisette hanno ancora un valore universale eccezionale? Strano che la città del cinema non abbia ancora neanche un multiplex (lo stanno costruendo, 12 schermi, nella zona Bastide-Rouge). Strano che non abbia ancora un museo del cinema. Lo stanno allestendo. Foto e manifesti di cinema. Ma sarà effimero. Dall'11 luglio al 28 agosto, spazio espositivo di 7000 metri quadri  nella hall Riviera del palazzo del cinema. Con Gondry che animerà l'officina dei cineamatori. Ma la Costa Azzurra ha una film commission molto attiva che nel 2014 ha creato un giro di affari di 37 milioni di euro (grazie a 12 lungometraggi, tra i quali una produzione di Luc Besson).
Comunque, avesse vinto la palma Nanni Moretti chi poteva scandalizzarsi? Ma non siamo dispiaciuti per la mancanza nel palmares di cineasti italiani. Anche il più fragile e perturbante tra di loro, e quello più superbo e spavaldo, hanno avuto infatti una accoglienza attenta e insperata di pubblico e di critica. Per non parlare della giovane generazione, quella di Minervini, Carpignano e Fulvio Risuleo...
Siamo dispiaciuti per il declino di un festival, che seguiamo dal 1980, quando si aveva il tempo di discutere dei film, perfino in spiaggia, e di vedere tutto ciò che si desiderava vedere (questa volta una manina sadica ha costruito il palinsesto per impedire di assistere sia alla storica proiezione di un film postumo di de Oliveira che a quella dell'iper-porno di Noé, o l'uno o l'altro...). Cannes sta morendo di troppo successo, e non serve più da indicatore delle tendenze, come scoperta dei nuovi talenti ruspanti soprattutto extraoccidentali o per far nascere progetti non istituzionali, sottoposti a ferrea filiera "cinefondation-corto-lungo d'esordio-competizione-premio", come è successo con Laszlo Nemes e altri registi d'allevamento quest'anno.  Ma attenzione il cinema d'autore non deve irrigidirsi in uno standard, in una "maniera" se no i festival esauriscono la loro funzione sorprendente. A proposito. L'assenza della Troma e delle sue parate è un altro pessimo sintomo di malattia degenerativa.

Inaugurato male, con un disastroso spot pubblicitario alla giustizia minorile transalpina, imposto dal neo presidente manager Pierre Lescure (l'anno scorso era stato ancora Gilles Jacob, un critico, il garante "artistico") per rendere omaggio al simbolo del cinema francese e sua ex compagna per dieci anni (Catherine Deneuve), proseguito peggio,  tra i malumori dei 40 mila ospiti che ormai hanno bisogno di uno "stadio nuovo" perché il più irrazionale dei bunker è ormai obsoleto, per 40 mila ospiti, e ci sono film che non vengono mai replicati creando notevole irritazione, e lo scodellamento in competizione e ovunque di troppi film francesi stile Canal + (l'ex azienda di Lescure), con tutto l'Olimpo divistico di Francia, serie A e serie B (Depardieu, Huppert, Cassel... Lindon, Emmanuelle Bercot, Meiwaan) bel in vista, è finito molto peggio questo festival 68. E poi ricordarsi di non frequentarlo "mai di domenica". Non troverete più posto....

Inoltre una domanda. Perché uno spettatore francese indignato accreditato come stampa ha urlato alla fine dell'anteprima di Mon Roi: "Nepotismo! Vergognatevi!". L'attuale compagna di Lescure è Emmanuelle Bercot? Maiween? Cassel? Misteri transalpini.

Anche una giuria più qualificata di questa avrebbe comunque avuto difficoltà a mettere in graduatoria i dieci-undici film interessanti di questo cartellone 68. Ma questa qui ha davvero fatto un po' di pasticci. Mancava una guida critica qualificata? Forse.  Siamo arrivati al livello di Berlino d'epoca de Hadeln, quando metà delle proposte erano, come si dice qui, "nul". E i palamers peggio. Non userò infine la cattiveria di Godard che considera i fratelli Coen (e Tarantino) come i portabandiera del "cinema chic". Che per lavarsi la coscienza (e tenere alto il gap industriale tra cinema cinema d'autore americano e resto del mondo) dimostrano di essere colpiti da immagini che siano le più "brutte, sporche e cattive" mai concepibili.   

(*) è vero, è una battuta di cattivissimo gusto, ma adeguata alla serata televisiva, che Sky ha ben tradotto in diretta, metà academy awards, metà spettacolo di varietà del sabato sera, tranne l'incantevole cineballetto cinese, metà predica in chiesa (a parte le bellissime parole di César Augusto Acevedo, il regista colombiano premiato con la Camera d'or per La tierra y la sombre, quando ha dedicato il premio ai contadini, i veri eroi del suo paese). Così mi becco anche io in risposta l'espressione disgustata e enigmatica dei fratelli presidenti di giuria Coen (per tutto il tempo), come se li avessero forzati a emettere quel verdetto.