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lunedì 9 settembre 2013

La famiglia e le sue mille trappole. Garrel e Avranas

Roberto Silvestri

"Non credi ancora in Dio?"
"No, però ho cominciato a vedere gli angeli". 
Il vecchio professore del liceo Montaigne, di Parigi, che il protagonista del film incontra alla fine del film La Gelosia, si riferisce ovviamente ai bambini, ai figli.... 
I figli nascono dopo. Dunque sono più vecchi dei loro genitori, geneticamente. Accumulano più umanità passata. Sono un'approssimazione a venire verso l'eternità. Quasi dio. Chi nasce oggi non inizia forse da '2013'? Chi è mai partito con così tanti anni alle spalle? E la saggezza dei figli registi fa sì che dedichino al padre i loro film migliori, che non vuol dire più affettuosi.
Il manifesto di La Gelosia di Philippe Garrel

Due film non indifferenti, radicali, pieni di errori e ossessionati dal desiderio di farsi affascinare da vecchie immagini e anche da vecchie idee, ma anche affascinanti,  in concorso a Venezia, tornano al vecchio adagio del cinema dei figli più maturi, più saggi, più profondi dei loro genitori (eredi di Ladri di biciclette), in sintonia con la saggezza 'fresca' e 'infantile' dei nonni.

Sono opere concentrate, anzi sprofondate anche morbosamente, sulla famiglia (una a Parigi, una ad Atene) come universo concentrazionario, produttore, a livello industriale, di paranoia, liberatrice o celibe o mortifera. Li vedremo presto in Italia, se non altro nelle rassegne Venezia a Roma, Venezia a Milano, etc.

Sono, da vedere e discutere: La Gelosia di Philippe Garrel, 65 anni, una presenza fissa del Lido, e qui la famiglia è proprio tutto, è sacra, è ramificata, è addirittura tutta la moltitudine artistica dei teatranti. Tant'è che sono ben quattro gli scrittori del copioni, due donne e due uomini (Caroline Deruas, l'attuale compagna di Philippe Garrel, la più anziana Arlette Langmann e Marc Cholodenko) e due attori molto anziani come Robert Bazil e Jean Pommier. Tutti e quattro ci conducono verso un suicidio finale.
Il poster di Miss Violence

E poi  Miss Violencedel greco Alexandros Avranas, e qui la famiglia è mostruosa, una esplicita macchina patriarcale della tortura, della molestia, degli abusi, dello sfruttamento della prostituzione anche minorile, dell'incesto il tutto coperto dal perbenismo e dai riti ipocriti della piccola borghesia. Andiamoceli a cercare in casa, i mostri che sbriciolano le antiche civiltà. Non prendiamocela con gli altri, gli estranei, i diversi gli extracomunitari, i tedeschi... Sono 'gli stessi', gli identici, i consanguinei, non gli alieni, gli sconosciuti, i diversi, i veri  pericoli pubblici numero uno. Stilisticamente? Siamo più verso Haneke o Seidl, insostenibili, implacabili nel loro prussiano avanzare,  innestato, a lampi, che con Bresson. Già l'intreccio è molto poco rigoroso. E molti critici se ne sono scandalizzati. 

Angeliki, a sinistra, è la ragazza che tra poco si suicida in Miss Violence di Alexandros Avrenas
Narrativamente. Tutto inizia durante la festa di compleanno di una ragazzina di 11 anni. Spente le candeline l'adolescente va al balcone e si butta giù. Perché? Cosa succede in quella casa? Agli assistenti sociali la famiglia ripeterà un omertoso: incidente. Puro incidente. Invece... La metafora solamente di una Grecia massacrata, violentata da tutte le parti, brutalizzata dal dittatore della Casa Europa (l'attore Themis Panou che lo interpreta sembra la copia carbone di Martin Schultz, il deputato Spd tedesco che battibeccò con Berlusconi al Parlamento Europeo e per il quale si preannunciò un radioso futuro nel cinema). 

Coppa Volpi a Themis Panou
O c'è altro? La sorella poco più grande commenta. Avrei dovuto farlo anche io. La mamma e la nonna hanno sguardi assenti, occhi che non vedono più. Siate paranoici da giovani, ci consigliava Laing, l'antipsichiatra, solo così resisterete al fascismo della famiglia borghese. Chi non riesce a fare il salto verso la paranoia, farà il salto del balcone.
Louis Garrel e Anna Mouglalis


Il titolo del primo film (prodotto da Said Ben Said che ha lavorato in questi ultimi tempi anche con De Palma, Polanski, Mamet, Cronenberg, Valeria Bruni Tedeschi e Bonitzer), diviso in due capitoli, "Ho osservato gli angeli" e "Scintille in un barile per la polvere da sparo", non si riferisce e non ha niente a che vedere con il 'nouveau roman' di Alain Robbe Grillet, ma proprio con lo stato emotivo, il sentimento di possesso avido dell'altro che sintetizza i nostri rapporti con le persone, anche le più amate, attraverso un aut aut, o un 'bianco' o un 'nero'. Il film, che in un primo momento si doveva chiamare non Gelosia, ma "Discordia", si avvale infatti di una fotografia in bianco e nero e in cinemascope (maneggiato dall'operatore Jean-Paul Meurisse con millimetrica precisione, soprattutto negli interni) molto contrastato, privo di modulazioni in grigio,  stile antico reportage, firmata Willy Kurant (che, con il montatore Yann Dedet faceva parte del cenacolo Pialat). Perché 'antico reportage'? Perché il film è ispirato a fatti artistico-passionali di famiglia accaduti negli anni 50, anni di b&n, a Maurice Garrel. Anche se si svolge ai nostri giorni. Lui lascia lei e si mette con un'altra, più giovane. La figlia conosce la nuova fiamma di papà e la trova molto divertente e affettuosa. La gelosia è della mamma vera. Poi la nuova fiamma, attrice come lui, inizia a gardarsi intorno. Rimorchia estranei al bar, comincia una sotria con un ricco intellettuale. E' stanca di abitare in una casa piccola, con le luci provvisorie. Lascia lui. Lui si spara al cuore. Sbaglia e sopravvive. Solo la sorella gli resterà accanto. E il teatro. 
Pensatelo un po', con quegli attraversamenti filosofici improvvisi che sembrano casuali, quegli incontri con i maestri di vita, quei dialoghi eccentrici o buffi, come un film di Godard girato a inizio carriera, strutturati e liberissimi di accettare improvvisazioni e 'buona la prima'. Certo che quegli ideali basic della donna anni cinquanta e anni duemiladieci sembrano visti attraverso lenti misogine infrangibili....La casa, i soldi, l'uomo da spennare....

Olga Milshtein, Louis Garrel e Anna Mouglalis

Il papà vero del regista Philippe Garrel, l'attore Maurice Garrel, viene così impersonato nel film dal figlio trentenne Louis, anche lui attore e al quarto film con papà. La bambina del film, Olga Milsthein,  non è altro nella finzione che Philippe Garrel da piccolo (e in realtà è la figlia di un amico della troupe, che ha già lavorato con Doillon). Esther Garrel, che interpreta il personaggio di Esther, la sorella di Louis,  è la vera sorella di Louis... Quando si dice parlare di cose che si conoscono molto bene... Garrel lo ha sempre fatto. La 'rottura' estetica del suo gruppo giovanile, Zanzibar (da cui sono usciti anche Jakie Reynal e Pierre Clementi), consisteva nella consapevolezza che non deve esserci soluzione di continuità tra vita (e, allora, rivoluzione) e arte. E ancora. Basso costo. Girare nelle case autentiche, nelle strade e nei bar conosciuti e abitualmente frequentati. Nessuna enfatizzazione del ruolo autoriale... Elaborare pensiero-movimento, sequenze-tempo con gli amici più che con gli attori.
Rebecca Convenat, Clothilde in La Gelosia, con Louis Garrel e Olga Milshtein


E nei suoi film tornano e si sovrappongono, anacronisticamente, e incrociandosi, antichi fantasmi sempre presenti, delicati o terrificanti momenti mai dimenticati. Per esempio. La voce di Anna Mouglalis, roca, maschile, non può non ricordare quella così scollata dal corpo e dal viso di Nico, l'amore indimenticabile e fondamentale di Garrel (Philippe), e un certo suo modo generoso e mai egoistico di vivere in parallello alla vita, in sovrimpressione agli altri.
Il
Il papà, Themis Panou, con le sue due prede preferite, in Miss Violence

Sciarpe, cappelli di lana, a proteggersi dal freddo e dall'oscurità, capelli scapigliati, lampade e lampadari per lo più senza lampadine, a indicare la grande difficoltà di trasformare la notte in luce (cos'altro è il cinema?) o che c'è qualcosa che non va nei rapporti interpersonali, o il buio nella mente e nel cuore, perché a un certo punto (scena pornografica per qualunque adepto della religione Dogma, per altri di comicità assoluta) spunta una pistola, parte un colpo, un tentato suicidio per amore. Gelosia introversa che si dispiega dentro se stessi e non altrove.