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giovedì 19 settembre 2013

In memoria di Richard C. Serafian e di Punto Zero, nascita hollywoodiana della macchina desiderante

di Roberto Silvestri 


In Capire con il cinema di Goffredo Fofi non si parla mai di Richard C. Serafian. Nel Dizionario dei registi del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta non c'è Punto zero (Vanishing Point). Nell'enciclopedia Filmlexicon silenzio assoluto su entrambi. Non ci può essere tutto, certo. Figuriamoci, per fare un esempio, quanti cineasti dello Sri Lanka son sfuggiti, qui e lì a guide e mappe (neanche di Peries, padre e figlia, c'è traccia)!
Richard Caspar Serafian (1930-2013)

"Non credevo assolutamente che Vanishing Point sarebbe sopravvissuto tutti questi anni - ha raccontato nel 2009 Serafian a un giornalista web - Certo, abbiamo lavorato duro sotto il sole cocente ma quel che davi al pubblico erano pochi baci e la nostra visione di ciò che stava succedendo... libertà, strade senza fine e lasciare che le carte cadessero dove potevano"

Pero' nei titoli di coda di Death Proof, Quentin Tarantino ringrazia Sarafian perché Vanishing Point è stato uno dei film che più lo hanno ispirato. Nel 1997 la band rock scozzese Primal Scream chiama il suo album Vanishing Point, in omaggio al film che, parola del leader Bobby Gillespie,  adora per l'aria di paranoia vitale, per la velocità e per il senso di giustizia che ispira".

Infatti il contributo di questo cineasta di orgini armene e in particolare di questo classico del cinema Usa on the road che gli dette celebrità mondiale, e che non manca di legami segreti sia con Walt Whitman di "Song of The Open road" che con George Lucas di American Graffiti, è stato gigantesco.  Si capisce che Serafian fu per tutta la vita un grande amico e assistente di Robert Altman, e che ne sposò la sorella Helen Joan (morta due anni fa) da cui ha avuto 5 figli, tutti lavoratori del cinema.

Vanishing Point (Punto zro) 1971
Indispensabile opera (impura, imperfetta, senza sintesi e senza dialettica) per comprendere la 'scultura interiore' flagrante degli 'anni 70' - il decennio della revisione come gli anni 50 furono il decennio della ricostruzione, e gli anni  60 della rivoluzione. Una revisione fatale, estremista, senza compromessi dei rapporti tra romanticismo, individualismo e tecnologia rampante. Serafian e Punto zero sono l'anti-Berlinguer.

E fu dunque fondamentale, Vanishing Point, anche per capire cos'è un 'road movie', e cos'è all'interno di quel nuovo genere quel filone deviante chiamato trip film, più politico, lisergico e libertario, e perfino funesto e suicida, che indica nella deriva e nella fuga tattica, fino all'estasi, fino alla droga pesante più esiziale, la parola d'ordine più spiazzante e vitale,  nonostante tutto, e nella paura collettiva per le sorti del mondo un sentimento più coriaceo e mondano dell'angoscia individuale e privata.

Quel che conta in un road movie (che non è né 'il film di viaggio', né la sua versione moderna, il 'film di corse sulla strada', da Il sorpasso Cannonball a Rush) è una certa qualità di sguardo (come il noir era una certa qualità di atmosfera) che si condensa nell'uso di un punto di vista netto e insistito: quello fisso sul mondo che corre incontro all'automobile e alla cinepresa. Un mondo exploiding che è tutto da ricostruire. E che ci viene offerto in frammenti non facilmente collegabili. Non c'è più il puzzle ricomponibile. Il geografo non può più pensare all'Atlante, ma deve cominciare a mettersi di fronte a un Atlas, come lo avrebbe chiamato Warburg o Calvino, a una mappa di detriti (metropolitani e desertici) fatto di parti avulse, disomegenee, non comunicanti. Che possono farti impazzire.

Il road movie fa coincidere il movimento del film con il movimento nel film. Eppure un'opera come Punto zero (che è apparentemente una pellicola di viaggio e di 'corsa su strada') riuscì a cucire insieme movimento del film, movimento nel film e Movimento nella storia americana, tra vita e morte, tra vittoria entusiasmante in Vietnam - la guerra d'aggressione yankee fu fermata e Nixon destituito - e sconfitta nel paese (lo sgretolemanto delle conquiste sociali rooseveltiane continuò implacabile fino a Reagan). Ancora più in profondità fu l'affondo di questo capolavoro nelle viscere del mondo occidentale, rispetto ad altri magnifici road-movie più che perfetti, come Milestones di Robert Kramer, Two-Lane Blacktop di Monte Hellman o Alabama e Nel corso del tempo di Wim Wenders, film nei quali l'immagine-movimento e l'immagine tempo iniziano a coincidere e a sovrapporsi.

Vanishing Point raccontava la scommessa di Kowalski, un ex pilota professionista, ex poliziotto e veterano di guerra (Barry Newman) con il suo pusher: porterà da Denver la sua muscle-car, una Dodge Challanger 1970, a San Francisco in 15 ore. Siccome Newman supera tranquillamente in free-way le 10 miglia di tolleranza in più rispetto alla legge i poliziotti, stato dopo stato, cominciano a inseguirlo e lo perseguitano esagerandone la pericolosità fino al delirio, mentre il dj african-american cieco Mister Anima (Super Soul, l'attore Cleavor Little) fa un tifo radiofonico sfegatato per il ribelle, il trasgressore, il deviante, la vittima, il capro espiatorio, il drop out, il simbolo sacrificale di ciò che Legge odia, e non potrebbe. Non dovrebbe permettersi.  Ancora Davide e Golia. Ma il finale sarà assai poco biblico.

Durante il viaggio non mancheranno incontri significativi: una motociclista tutta nuda come Ladu Godiva; un cacciatore di serpenti; una immancabile (all'epoca) comunità di hippies...Lo shock è che l'eroe non fa niente di eroico, anzi si dimentica proprio di fare cose eroiche, è una sorta di Lone Ranger moderno. Ma la sua protesi, l'automobile, romantica, dalle prestazioni tecniche notevoli, con il suo lunghissimo e aggressivo cofano, sì.

La simbiosi tra uomo e automobile (welcome to the machine) diventa totale in Punto Zero, erotica, magica, la macchina si fa desiderante come la soggettività dei ragazzi del movimento di contestazione globale che deve imporsi a tutto e a tutti, contro ogni conformismo e 'valore' ereditato, contro i legame di sangue, comunità, partito, contro ogni complicità etnica, sessuale, sociale e perfino politica.

La corsa è un coito e l'arrivo coincide sempre con l'orgasmo, con la morte o con entrambi. Vanishing Point, Zabriskie Point e Easy Rider sono tre esempi fuori schema, devianti, erotico-eretici di road movie. Lo scollamento uomo-macchina avverrà in seguito, con l'automobile che divorerà il guidatore, e prenderà il posto di comando risucchiando l'uomo (Christine di John Carpenter). "In quel film - disse Serafian a Turner Classic Movie - ho avuto proprio la possibilità di psicanalizzare la velocità".

Certo. Il road movie genuino e cristallino, non inquinato dalle pulsioni rivoluzionarie, abolirà, sostituendola con una continuità passeggero-macchina-macchina da presa-paesaggio quel che era una separazione drastica, che nel film di viaggio permetteva la modifica psicologica del personaggio, la sua crescita, tramite discesa nell'inconscio (da Ombre rosse a Lolita), e nel film di 'corsa sulle strade', la liberazione comportamentale, quasi reichiana, dalle convenzioni sociali. Qui siamo all'anelo mancante tra speed movie e road movie. 

"La qualità di sguardo che definisce il road movie - scriveva Enzo Ungari - non è quella del viaggiatore, né quella del turista, né quella del pilota. Possiamo arrischiarci a dire che è quella del geografo. Immagine di un percorso (l'inquadratura che lo denuncia e lo definisce è la ripresa fissa, lunga e insistita, di una realtà in movimento), somiglianza di un diverso e moderno rapporto con lo spazio e con la sua rappresentazione (il tempo che lo determina è quello di una traversata documentaria), il road movie è in questo senso, fatto a immagine e somiglianza del cinema degli anni 70, così come, forzando, il burlesque lo è dell'infanzia del cinema e il fantastique del cinema americano degli anni trenta".  E aggiungeva. Il road movie è come la dodecafonia, la serialità nella musica occidentale. E' una rottura nella rappresentazione, la ricerca di una nuova prospettiva, di una altra armonia, mentre il mondo è sempre più frantumato, rifratto, spezzato. 

L'uomo che amò Gatta danzante
Il cineasta newyorkese Richard Caspar Serafian ha lasciato con questo film un'irreversibile impronta nell'immaginario giovanile antagonista di tutto il mondo. E la notizia, arrivata oggi, della sua morte, a 83 anni, a Santa Monica, per una complicazione polmonare, ci intristisce particolarmente, come fosse la perdita di un compagno di lotta, di un amico lontano ma vicinissimo.

Infatti. Prima di Thelma e Louise, prima di Violent Cop e della saga Il bandito e la Madama con Burt Reynolds (un attore che Serafian adorava e con il quale ha lavorato in L'uomo che amò Gatta danzante), con Vanishing Point Richard Serafian aveva combattuto corpo a corpo contro l'ottusità poliziesca più furbetta e vigliacca, e vinto ai punti. Mai nessun film hollywoodiano, periodo rooseveltiano a parte, aveva avuto il coraggio di tradurre forze dell'ordine con 'impotenza disordinata e bruta' e di mettere con le spalle al muro mandanti e simpatizzanti degli squadroni fascistoidi che avevano eseguito, dal 1964 alla fuga da Saigon, l'ordine di ripulire scuole, università, fabbriche, moschee e ghetti da ogni 'anima bella' rintracciabile, da ogni pantera nera pericolosamente a caccia. E siccome il cinema è l'arma più potente, altro che terrorismo altro che moti di piazza altro che fucili imbracciati e roteanti, aver realizzato quell'opera è come aver vinto cento battaglie. Non se ne fanno più di film così. Non c'è Legge né sgherro che possano impedire all'uomo democratico americano di "conoscere l'universo stesso come una strada, come molte strade, come le strade delle anime vagabonde" (Walt Whitman).

Se qualcuno nato molto più tardi degli anni settanta cercherà di capire in meno di due ore cos'è stata la rivolta studentesca americana contro la guerra del Vietnam, il razzismo arrogante e l'autoritarismo dovrà riguardarsi Punzo Zero. Capirne il ritmo, la concentrazione, l'alterità totale. E magari confrontarlo con il suo antidoto, altrettanto geniale, Trains, Plains and Automobiles (1986) di John Hughes dove due yuppies (Steve Martin e John Candy) fanno il viaggio opposto, dalle libere strade infinite della libertà sfrenata verso la casa borghese embedded dei suburbi, dove li aspetta il tacchino del giorno del ringraziamento, che dovranno conquistare zigzagando pericoli e avventure, invece di bearsene.

Richard C. Serafian veniva dalla televisione, da Altman, avendo diretto episodi delle serie Bonanza, Gunsmoke, The Twilight Zone (Living doll, del 1963, terorrizzò il figlio Deran, futuro regista) e Batman. Come attore aveva lavorato, in ruoli di cattivo, con Warren Beatty in Bulworth e Bugsy mentre era sua una voce 'mafiosa' di Dr. Doolittle 2.

Nato il 28 aprile 1930 a  New York City, Richard Caspar Sarafian era figlio di immigrati armeni vittime del genocidio. Frequentò l'università ma la sua alta propensione al bere, e il suo comportamente beatnick lo portò a seguire i corsi più facili di scrittura e regia, e la cosa funzionò.  In Corea durante la guerra come reporter dell'esercito si trasferì poi a Kansas City dove conobbe Robert Altman.

Sarafian ha diretto anche Frammenti di Paura con David Hemmings ex drogato pesante in Italia per vendicare la morte di una zia (1970), una sorta di Blow up che incontra Mario Bava e La scimmia sulla schienaMan in the Wilderness (Uomo bianco va' con il tuo dio) 1971, un contro western con Richard Harris; The Man Who Loved Cat Dancing; Run Wild, Run Free (Corri libero e selvaggio), 1969, su un fantino inglese muto di 10 anni. La terra si tinse di rosso (Lolly Madonna XXX) con Rod Steiger e Robert Ryan (1973). Il suo primo film, Andy, 1965, era la storia, ambientata a Manhattan, di un disabile mentale. Del 1976 è invece la parabola politica Il prossimo uomo, su un diplomatico arabo che cerca di fare la pace con Israele e di ammetterla all'interno dell'Opec...