Si è verificato un errore nel gadget

venerdì 13 settembre 2013

Lester James Peries, il patriarca del cinema cingalese. A Venezia Il tesoro, restaurato da Scorsese

Roberto Silvestri 

Il manifesto del film 'Il tesoro' (Sri Lanka, 1970) di Lester James Peries
Voce fuori campo. Una candela. Una musica minimalista, sensuale, insinuante, ripetitiva, folle. Un uomo che spiega perché, una volta raccontata la sua storia, si suiciderà. Ombre espressioniste sul muro. Sembra l'inizio di un horror di Mario Bava o Roger Corman. Invece siamo in Sri Lanka.  Il film si intitola Il tesoro. E' un horror d'autore. Ma prima bisogna spiegare bene dove siamo. E ricordarvi che, come vedrete qui sotto, il classico del cinema mondiale si trova su You Tube. A portata di occhi. Buon divertimento.

Lo Sri Lanka, maggioranza cingalese buddista, minoranza tamil musulmana, sarà indipendente dalla corona britannica solo nel 1948. Crogiuolo di religioni (anche induismo, cristianesimo, etc...) sarà sede, anche dopo la liberazione, di forti tensioni sociali e etniche che sfoceranno in sanguinosi scontri, in una lunga guerriglie delle Tigri Tamil fino al recente sterminio. Cinematograficamente sarà sempre legata, finanziariamente e iconograficamente all'India del sud e ai suoi format, soprattutto la popolazione Tamil che si riferisce alle opere di Madras, a parte qualche opera svincolatasi dalla dominante formula teatrale e ispirata alla storia nazionale di  B.A.W. Jayamanne e  Sirisena Wimalaweera. Soltanto ella metà degli anni 60 la lingua cingalese sarà adottata come lingua ufficiale.

Il regista cingalese Lester James Peries
Chi infatti affrancherà definitivamente il cinema Sinhaka dalla ferrea influenza di Bombey e Calcutta sarà nel 1956 il 'cineasta di qualità' (il Ghatak e il Ray di Colombo) Lester James Peries, che porta a Cannes Rekhava (La linea del destino), girato intermaente a Ceylon, contravvenendo a tutte le leggi del melo musicale indiano: è un film interamente realizzato in esterni (e in ambiente contadino), dal montaggio nervoso, la camera in continuo movimento, la lingua locale dominante e lo stile realistico, con interferenze improvvise nel fantastico.

Ovvio che al centro dei suoi film ci sarà il rapporto tra tradizione e modernità. Tra colonialismo e patriottismo. Tra superstizione religiosa e religione dell'avidità borghese...In questo caso Peries analizza una classe sociale, e in particolare un tipico appartenente al ceto medio impiegatizio, che esce stritolato dallo scontro tra i due mondi: la modernità britannica e l'arcaicità reazionaria delle radici (che non sono tutte belle e limpide). E paga così (almeno nell'immaginario) il fio del suo collaborazionismo e tradimento, anche culturale, uscendo completamente alienato e pazzo dal clash....

Gemini Fonseka e Malani Fonseka
Siamo davanti a un film (visto a Venezia da una folta platea plaudente, in sala Volpi, con il critico tedesco 'di tendenza' Olaf Mueller in prima fila) che è stato considerato il miglior film dei primi 50 anni del cinema dello Sri Lanka tanto che al regista è stato conferito il premio Fellini dell'Unesco nel 2003).

E' una fiaba politica dark, in bianco e nero, che, ammirata oggi, a oltre 40 anni dalla sua realizzazione, non solo continua a offrire spunti di analisi e di riflessione innazitutto estetica, per la straodinaria padronanza del sistema narrativo e per la essenzialità del suo lavoro sugli spazi e sui movimentio, e poi per l'intenzionalità politica molto profonda: una spietata radiografia dei meccanismi interiori (criminali) della media e piccola borghesia cingalese coinvolta dall'Impero di Sua Maestà nello sfruttamento del paese. Ovvio che getta retrospettivamente una luce ancora più interessante sull'inconscio collettivo cingalese, a pochi anni di distanza dallo sterminio dei Tamil, la minoranza 'indiana' e musulmana insorta con le armi, perché considerata dalla maggioranza buddista pura carne proletaria da sfruttamento intensivo.  


Gemini Fonseka (a destra) è anche un regista 'nouvelle vague'
In collaborazione con gli archivi nazionali del cinema cingalese e indiano, e la Cineteca di Bologna, la World Cinema Foundation (voluta e finanziata da Martin Scorsese) che si preoccupa soprattutto della salvaguardia dei capolavori realizzati nei 'tre mondi', Asia, Africa e America Latina, ha restaurato e ripresentato alla Mostra di Venezia Nidhanaya  (Il tesoro), diretto in 35mm nel 1970 da Lester James Peries, il film che è considerato il più importante e originale contributo dello Sri Lanka all'arte cinematografica e ha vinto alla mostra del cinema di Venezia del 1972 il premio della critica.

Il tesoro, tragedia del sottosviluppo e della superstizione, che abbiamo visto in copia digitale 4k,  è tratto da un racconto horror di G.B Senanayake e a differenza dei circa 30 melodrammi 'familiari' di Peries,  che ha curato personalmente il restauro assieme alla figlia cineasta Sumithra Peries, segue il disegno placidamente, 'moderatamente' criminale di un agiato psicopatico della borghesia impiegatizia di Colombo, all'inizio del secolo scorso, precisamente nel 1911, che avendo scoperto da un indovino fidato il tragitto che lo porterà alla ricchezza sicura non si fermerà di fronte a niente, meno che mai alla sua coscienza, pur di perseguire il suo scopo.
Gemini Fonseka e Malani Fonseka (anche cantante pop di successo), la coppia divistica del cinema cingalese.



Si tratterà 'semplicemente' di sacrificare una ragazza vergine agli dei. Una volta uccisa la donna le pietre del tempio si apriranno, scodellando un succulento tesoro, tutto per lui. In sostanza l'assassino si incorpora nei meccanismi mentali dello straniero occupante e trasferisce l'odio per il nemico troppo potente nell'odio per i connazionali di casta inferiore, che lui crede assolutamente impotenti.

il sacrificio finale
La psicologia dell'assassino psicopatico non segue naturalmente una strada lineare.  Scelta la donna in un povero villaggio, e condotta nella sua ricca magione,  'imprigionata nella casa e guardata a vista dal servo fedele, senza ovviamente consumare il matrimonio, nonostante la sua bellezza e il suo carattere altruista e generoso (visto che lei gli salva la vita, accudendolo quando è affetto da una malattia quasi incurabile, parola del medico di famiglia), il protagonista, interpretato da Gemini Fonseka (che sarà un esponente di primo piano della successiva nouvelle vague cingalese, cui appartiene anche la figlia di Peries, Sumithra), vacillerà non poco prima di agire. Sarà lei a spingerlo a esaudire la sua promessa. E lui non potrà che adempiere al suo folle disegno solo perché l'amministrazione coloniale lo mette nei guai finanziariamente istigandolo all'inevitabile crimine. Secondo voi, dopo il sacrificio umano, le pietre si apriranno e dal tempio usciranno monete d'oro da piscina di Paperon de Paperonis?

DIVISMO CINGALESE. OMAGGIO A MALANI FONSEKA


ECCO L'INIZIO DEL FILM