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martedì 3 settembre 2013

Moebius ovvero la sacra famiglia e il 'wikiporno'. Kim Ki duk è sempre più buddista

Roberto Silvestri

Il campione uscente di Venezia, il sudcoreano Kim Ki duk, una vecchio pallino del direttore Alberto Barbera, Palma d'oro 2012 con Pietà, qualche anno fa sprofondato in una crisi mistico-politico estrema, è stato invitato quest'anno fuori concorso con Moebius, il film scandalo annunciato numero uno del Lido (sarà tagliuzzato in patria, assicurano, delle scene di castrazione più efferate). Sala piena, già alla proiezione stampa delle 9, molte saranno le mani alzate per coprire gli occhi durante le terrificanti 'esecuzioni'.
il padre, Cho Jae-hyun



In realtà, a parte i peni aggrediti, tagliati e riattaccati (quando non finiranno spiaccicati sul selciato sotto le ruote di giganteschi camion), si tratta di un fumetto morale, certo piuttosto fallocentrico e fallofobico, quasi artaudiano, dedicato però già nel titolo a un altro visionario francese. 

E, al contempo, si analizza piuttosto crudemente lo sbandamento della famiglia borghese della Seul, che oggi la globalizzazione ammala di eccitazione e frenesia ludica incurabile, deviandone il gusto verso l'edonismo esterofilo e consumistico più nocivo (dai diabolici sponsor colti, come Antonello da Messina o Scott Fitzgerald che, quanto a desiderio di esistere e di mettere al centro l'uomo, e non dio...). Mi ricordo che un bel po' di nazionalismo spinto salutò la vittoria di Kim Ki duk l'anno scorso...Per fortuna buddismo è internazionalismo.
Kim Ki duk Leone d'oro a Venezia 2012


Un film, inoltre, di soli gemiti e urla, pianti e sospiri, orgasmi e rumori (quasi lettrista nel soundtrack), mai un dialogo, neanche una parola, un silent-movie di ritmica slapstick che produce agghiaccianti risate a ripetizione. E dal retrogusto buddista drastico. Che indica una direzione. Quella che conduce al Nirvana, allo scavalcamento dei piaceri della carne. Perché il desiderio è collegato all'ineluttabilità del dolore, che è assai più insostenibile. Ecco la grande conquista, profeticamente corretta, del Buddha. Il dharma, raccontato con il metodo dei fumetti e del videogame sadico. Perché i ragazzi solo questo linguaggio comprendono.
 
Vediamo la trama a grandi linee. La giovane moglie e mamma (Lee Eun-woo), furente per il tradimento dell'agiato e colto marito (Cho Jae-hyun) con una commerciante vicina di casa, afferra il coltellaccio e cerca di tagliarglielo nella notte. Il marito sfugge per un pelo ma la mamma, impazzita, se la prende con il figlio teenager (Seo Young-ju) dormiente e cerca poi di mangiaselo, il trofeo della vendetta deviata, quell'incolpevole pene mozzo. E poi si dilegua. 

Il padre, addolorato, dopo un tentato suicidio con la pistola, se ne fa una ragione ma, odiato dal figlio che, ridicolizzato dai compagni che ne scoprono l'handicap, abbandona la scuola  e si aggrega alla teppa locale, cerca su internet di trovare qualche soluzione ai problemi del figlio. Come si riattaccano i peni perduti? Quale è lo stato della chirurgia nel settore, dalla Germania al Giappone? E come ovviare, senza pene, alle pene adolescenziali della pubertà esplosiva? Si potranno conquistare, comunque, orgasmi?

Coinvolto in uno stupro efferato il ragazzo va in carcere con la gang e il padre divorato dai sensi di colpa prima si castra chimicamente e poi insegna al figlio come torturarsi la carne fino all'acme del piacere. Una tecnica che, uscito dal carcere, lui e il suo capo banda, sperimenteranno con la vittima della loro violenza, la ex amante di papà, che, evirato l'altro teppista, e infilandogli un coltellaccio nella spalla lo userà maneggerà e manipolerà come succedaneo del cazzo perduto. 
Sì, gli orgasmi si possono avere lo stesso. E il metodo Bataille. L'accettazione del dolore fin dentro il piacere e viceversa. Lacerarsi la carne, massacrarsela sfregandosi con una pietra (o con una frusta), come fanno i fanatici o i mistici religiosi, porta all'orgasmo (vedere l'estasi di Santa Teresa di Bernini per credere) e, un attimo prima e un secondo dopo, al più grande dei dolori. Senza questa prospettiva, senza questo abisso, anzi, nessun piacere. Ecco perché gli adultéri, gli incesti, le peggiori mostruosità anelate dai cercatori, dai collezionisti, dai moltiplicatori alla Don Giovanni dei piaceri a tutti i costi. 'Edipo re' insegna. E qui la tragedia greca e anche un po' di Freud vengono saccheggiati e capovolti alla grande. Non troppo frequentata è invece la sessualità femminile, Scum e la critica dell'orgasmo vaginale, non sembra abbia spopolato tra gli intellettuali sudcoreani. Il gran finale è tutto da godere. Il pene del ragazzo è ora perfettamente riattaccato. Ma nessuna manipolazione orale o digitale, nessuna visione porno né sadomaso riesce a compiere il miracolo dell'erezione. C'è solo una persona che può ridonare la vita a quella parte per il tutto. E chi ha visto Soffio al cuore di Malle sa a chi mi riferisco. Quand'ecco che la mamma scomparsa ritorna in casa.... 
La mamma, Lee Eun-woo