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mercoledì 15 maggio 2013

Eccezione culturale, Atto secondo


Roberto Silvestri
CANNES
Cannes sotto la pioggia, e non solo per il gran galà di The Great Gasby che apre il festival n.66 (da oggi al 26 maggio). Così  dicono i meteorologi. Ma tempeste minacciose si annunciano anche sul cinema francese, che si considera il terzo al mondo, dopo Hollywwod e India e dimostra ogni anno proprio sulla Croisette la sua potenza planetaria e la leadership nel settore 'film d'autore'. Ma Amazon, Google, You Tube e Netflix e la possibilità di scaricare e diffondere gratuitamente i contenuti cinematografici in tempo reale, stanno mettendo rapidamente a soqquadro le regole del gioco, la 'chronologie mediatique', la filiera finora immutabile che scandiva i tempi di uscita su ogni comparto (sala, dvd, tv a pagamento, tv generalista...) e ridisegnano la geografia del business, mettendo a repentaglio la tranquillità di nicchia aurea che Parigi si era costruita negli ultimi 30 anni, a partire da Jack Lang. La Francia ha una architettura produttiva e distributiva invidiabile che si basa sulla possibilità di tassare gli incassi cinematografici anche dei kolossal americani (una mossa che, per colpa o per merito dell'irreversibile fermezza di Giulio Andreotti, in Italia non è mai stata possibile, bloccando ogni nostra ambizione industriale e trasformandoci in appendice della Francia), ma anche sui preacquisti dei canali a pagamento, su una trasparente politica di film commission, sulle coproduzioni internazionali di qualità, su un forte prodotto medio, sull'intelligente e mirato utilizzo di finanziamenti privati e bancari (il sistema Sofica). Ma adesso l'intero business va ridisegnato. Così Pierre Lescure, 68 anni, giornalista, presidente di Canal Plus dal 1994, da cinque anni direttore del Théâtre Marigny (nonché nipote del fondatore delle Éditions de Minuit) ha presentato lunedì scorso al presidente Francois Hollande, che lo aveva incaricato nell'agosto 2012,  il suo piano per adattare l'intero sistema audiovisivo esagolale. La Francia si appresta dunque a varare una impopolarissima  tassa su tablet e telefonini, iphone e simili, e un'altra sui lauti profitti dei server, per finanziare la produzione culturale. Il voluminoso rapporto, 500 pagine, 80 proposte e 2,3 chilogrammi di peso, per rispondere al pericolo Internet afferma la  necessità di un altro tipo di regolamentazione. Si tratta di  mettere al passo con i tempi l’«eccezione culturale», cioè l’idea difesa per la prima volta dalla Francia durante i negoziati dell’Uruguay Round (1993) che i prodotti culturali non possano essere considerati una merce come le altre. Restano opere 'a parte' anche se sono trasmesse sotto forma di file digitali. Lo stato ha dunque il diritto di intervenire con legislazioni protettive, al di là del 'libero scambio', cercando di mettere nella rete la Rete, per difendere con forza, nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali, la specificità di trattamento dei servizi culturali. E' la conservazione del diritto d'autore nell'era digitale il cuore della missione Lescure.  Hollande e il ministro della cultura, Aurélie Filippetti, avevano chiesto a Lescure di tenere testa alla rivoluzione digitale con criteri meno repressivi rispetto alla questione 'pirateria', che Sarkozy, fautore della legge Hadopi combatteva «staccando la spina» al terzo download illegale. Dunque cancellazione della legge Hadopi, come primo punto. Scartata l'ipotesi di un prelevamente di 5 euro sui 24 milioni di abbonati a Internet (se ne ricaverebbe solo 1 miliardo e 44 milioni di euro che non servirebbe neppure a compensare l'abbassamento degli introiti di vendita del solo settore musicale che si aggira sui 2 miliardi di euro), il rapporto Lescure opta, secondo punto importante, sulla tassazione degli apparecchi connessi. Si tratta di 8,6 miliardi di euro. La multa per gli 'scaricatori' clandestini  si aggirerebbe invece sui 60 euro, pari a un anno di abbonamento al servizio streaming musicale Deezer): sarebbero i giganti Apple, Samsung, Google, Amazon e gli altri produttori di tablet e telefonini, dunque, i finanziatori del cinema della musica e della editoria francese. Lescure sostiene che molti utenti esitano ancora a comprare legalmente un cd o un dvd a 9,9 euro mentre sono pronti a spendere da 300 a 800 euro per iPad o smartphone. Una scommessa senza precedenti al mondo, a parte l'ipotesi, poi bocciata, dell'allora ministro dell cultura brasiliano Gilberto Gil di finanziare la produzione culturale paulista, carioca etc...tassando gli spot televisivi. (r.s.)
Pierre Lescure, presidente di Canal Plus