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domenica 26 maggio 2013

Kans Kans 2

Il Mercato 12 mila partecipanti al Marché 2013. 4% in più del 2012. Di questi ben 2000 nordamericani, il 7% in più rispetto all'anno scorso. C'è voglia di produrre e distribuire, anche in Usa, film da tutto il mondo. E quest'anno al Village sul mare c'erano le bandiere di 108 stati. Per la prima erano presenti stand di: Albania (con Ilir Butka, l'attivissimo direttore del festival di Tirana, nonché produttore e distributore, coinvolto nel progetto La nave dolce di Vicari), Bolivia, Costa Rica, Etiopia, Guyana francese e Sri Lanka. Molto attivi e dinamici i padiglioni del Sudafrica e del Kenya, per quanto riguarda l'Africa, un tempo riunito in un solo padiglione per risparmiare. Sono stato presentati in tutto 5362 film (4659 nel 2012) e molto successo ha avuto lo spazio voluto dal direttore, Jérome Paillard, sui cross-media e i formati per multipiattaforme, come i film affiancati da videogame e da un comic book... Insomma. Ha avuto talmente successo la parte industriale della Croisette che tutto il festival di Cannes 66 è sembrato un po' il Mifed di Milano degli anni migliori. Spintonati un po' troppo ai lati, anche nelle sale, i critici (ma dei 4000 accreditati stampa molti sono uffici stampa e cronisti e, a giudicare dal pallottoliere dei quotidiani specializzati, anche i critici, con l'eccezione di Dennis Lim di Film Comment, hanno abbandonato la loro deontologica imparzialità, inneggiando apologeticamente non solo ai film del concorso, qualcuno davvero sopravvalutato, ce ne accorgeremo stasera, ma perfino applaudendosi a ogni inizio proiezione davanti alla scritta "Festival de Cannes") perché qui si favorisce soprattutto l'apologia. La politica degli inviti farebbe inoltre oltremodo infuriare i 'grillini' nostrani di ogni tipo. Sono distribuiti solo alla créme de la créme. Niente inviti ai sindacati e all'associazionismo. Da 12 anni il sindaco è espressione della destra e del Fronte Nazionale. Ma al ricevimento che annualmente organizza a fine festival la stampa si precipita voracemente. Basta con l'ideologia. 

Aimé Casaire e Euzhan Palcy Rue Cases Negres), il 22 maggio scorso, 165° anniversario dell'abolizione della schiavitù in Martinica (piuttosto in ritardo rispetto alla rivoluzione francese e alla proclamazione dei suoi principi universali), La regista martinicana Euzhen Palcy (oltre a presentare nell'ambito della sezione Cinema  de la Plage, la commedia Simeon, 1992) ha annunciato il suo prossimo film, un documentario, Il ribelle, che si avvarrà delle oltre 40 ore di interviste con il patriarca del risorgimento culturale nero, delle quali ha utilizzato soltanto 45 nel trittico  Aimé Cesaire, una parola per il XXI secolo. Il quarto pannello, lungo un'ora, dedicato a questo intellettuale chiave del XX secolo, ne mostrerà soprattutto la sottigliezza filosofica, la profondità politica e l'umorismo. In progetto anche una commedia da girare in California, Filet mignon, con un cast multietnico  e l'opzione per il romanzo Son ame chien di Marie Laborde. Infine un progetto indie americano, Teaching Toots.














Rithy Panh il vincitore della sezione Un Certain Regard, con il documentario 'improprio' L'immagine mancante, ancora dedicato, come precedenti lavori del cineasta cambogiano, alla feroce repressione dei Khmer rossi (un milione e 700 mila assassinati) contro gli abitanti di Phnom Penh (e contro la sua famiglia), accusati di essere stati risparmiati da 5 anni di bombardamento clandestino del paese da parte di Nixon, e dunque di alto tradimento e collaborazionismo con gli Usa, ha lavorato due anni al progetto, coinvolgendo lo scrittore Christophe Bataille nella tessitura off della voce narrante. E prima di iniziare le riprese si è documentato sul funzionamento del cervello umano e ha studiato la cartografia dell'agopuntura cinese a proposito del sistema dei riflessi umani. "Volevo ritornare al bambino che ero. All'inizio del film il personaggio  principale parla con un gatto, un po' come avrebbe fatto Chris Marker, un cineasta per il quale ho una grande ammirazione". Nel film Rithy Penh utilizza statuine di terracotta che non muove mai, per ricostruire appunto quelle immagini mancanti della tragedia, introvabili perché mai girate dal partito di Pol Pot. "Nella cultura cambogiana le statue hanno un'anima".  I prossimi progetti del cineasta, sempre con la collaborazione di Bataille, sono Cochinchine, basato sui testi del giornalista Leon Werth, un anticolonialista della prima ora e in particolare su un discorso del 1926 (a cui Saint-Exupery dedicò Le petit Prince). E un adattamento di L'eau rouge di Pascal Roze, un romanzo del 1954, ambientato durante la guerra d'Indocina. Una retrospettiva completa delle opere di Rithy Panh saranno organizzate dai festival di Amsterdam  e di Lipsia.