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domenica 12 maggio 2013

Dalla parte delle Pantere Nere. Vita e opere di Mike Gray, film-maker

The Murder of Fred Hampton, il film sull'assassinio di un grande leader dei Black Panther  di Chicago è l'opera più importante di un cineasta militante statunitense scomparso qualche giorno fa. E' un film che schiaccia alle sue responsabilità J.Edgar Hoover, eterno guru dell'Fbi,  e i suoi metodi.  E' particolarmente grave il fatto che nel necrologio del Los Angeles Times sia stata completamente cancellato dalla storia questo capolavoro di controinformazione realizzato tra il 1969 e il 1971 e che spiega molto bene l'attività criminale dell'Fbi in quegli anni (e forse anche dopo): creare la macchina del fango,  assassinare inventando di sana pianta prove a carico, minacciare e eliminare testimoni scomodi, zittire o intimorire la stampa e i media pur di portare a termine lo sterminio fisico e politico di ogni oppositore, da sinistra, del sistema. Il film naturalmente non fu mai distribuito nelle sale, nonostante l'aiuto che il produttore radicale Bert Schneider dette a Gray. Fu visto nei festival, nelle università occupate, nei circoli operai di tutto il mondo. Ma diventerà un classico, è inevitabile,  e nessuno si ricorderà più nei prossimi decenni del capo della polizia di Chicago, Hanrhan, ma tutti di Fred Hampton.  E' morto a 77 anni, dopo un attacco di cuore, nella sua casa di Los Angeles, Mike Gray, scrittore e film-maker militante, attento radiografo delle degenerizioni interne alle  istituzioni democratiche americane. Produttore televisivo, inizialmente di tendenza repubblicano-goldwateriana, Gray aveva abbandonato la sua carriera commerciale e portato la sua società, il Film Group, dopo i massacri studenteschi degli anni 60 che aveva filmato e che l'avevano sconvolto, dentro il movimento. Nell'estate del 1966 fu con la sua cinepresa al fianco di Martin Luther King nella guerra contro la discriminazione razziale a Cicero, nei sobborghi di Chicago. Due anni dopo era con i manifestanti massacrati dalla polizia durante la Convenzione democratica, quando il vincitore effettivo fu sostituito, da spudorati 'maghi' burocrati, col più 'moderato' Humphrey (che poi perse). American Revolution 2, il documentario che realizzò con Chuck Olin in quella occasione dette anche uno sfondo socio-urbanistico agli avvenimenti, raccontando la miserabile vita nei ghetti neri e la quotidiana repressione subita dai lavoratori di Chicago. Ma Gray non era uno spettatore passivo degli avvenimenti, né un filmaker piattamente al sevizio del Movement, come il gruppo di controinformazione più celebre di quegli anni, il Newsreels. Si considerava un militante "dalla parte della giustizia" e il suo compito era aggiungere potenza comunicativa alle battaglie, così spesso mal pubblicizzate, ma sacrosante, del Movement.  E di controinformazione, si occupò sempre: Black Panthers, la guerra del Vietnam, gli abusi di polizia, la questione droga, la sicurezza nucleare, anche pubblicando libri e articoli sui quotidiani e sulle riviste più aperte, come Rolling Stone (sui morti di eroina) e GQ (sulle frodi elettorali). Tra i sui libri ricordiamo Angle of Attack, sul programma spaziale; Drug Crazy, sulla folle politica americana di lotta alla droga; e The Death Game contro la pena di morte. Amico di Fred Hampton, leader delle pantere di Chicago,  aveva girato già circa 50 mila metri di pellicola sulle sue politiche di lotta nelle fabbriche e nei quartieri, di assistenza ai poveri e ai bambini dei ghetti quando Mike Gray fu chiamato al telefono e avverito che il suo eroe era stato freddamente assassinato dalla polizia, assieme a un compagno La versione ufficiale  diceva che i due militanti avevano iniziato a sparare contro le forze dell'ordine. Il film dimostrerà la falsità di questa tesi. "Il mio interesse per i Panthers era motivato strettamente dal senso di rispetto per la nostra Costituzione. Le ingiustizie perpetuate contro le Pantere nere sono state monumentali." Mike Gray dopo la delusione di un film che tutti dovevano vedere ma nessuno ha visto, si trasferisce a Hollywood. E il film della vita doveva essere Sindrome cinese, una delle pietre miliari nella lotta contro le centrali atomiche, che lui aveva scritto nel 1979, e voleva fosse di grande impatto popolare e non chiuso alla nicchia degli adepti,  ma che non riuscì a portare sullo schermo come regista perché il progetto, che aveva interessato star del livello di come Jack Lemmon, Jane Fonda e Michael Douglas, era diventato troppo grande perché una major hollywoodiana come la Columbia potesse affidare  milioni di dollari a un 'fuori casta'. Anche se si occupò della produzione dell'opera, diretta poi dal più affidabile James Bridges, modificata nel copione per dare spazio al personaggio di Jane Fonda. La pellicola che ebbe subito un immenso successo fu duramente attaccata dai nuclearisti (e dalla lobby atomica) che rimproverarono l'eccessivo allarmismo di un film che profeticamente aveva anticipato di poco l'esplosione parziale della centrale di Three Mile Island in Pennsylvania. Principiante di scenggiatura si racconta che si studiò accuratamente  La regina d'Africa di Huston-Hemingway per copiarne la struttura narrativa e modellare la sua avventura.  Harold Michael Gray era nato a Racine, Wisconsin, il 26 ottobre 1935, padre commesso viaggiatore che presto si trasferì in Indiana dove Mike finì gli studi aeronautici che gli consentirono un lavoro a New York nella rivista Aviation Age.Nella metà degli anni 60 si trasferisce a Chigago per realizzare documentari e pubblicità. E poi lo shock dell'esercito che spara nei campus di Kent sugli studenti. "Era un regazzo venuto dall'Indiana, fu sconvolto dall'ingiustizia, inaspettata che osservò ripetutamente in quegli anni e che lo trasformò" ha dichiarato la moglie Carol Hirsch.


Tra le sue opere più recenti Wavelength, 1983, la serie tv di fantascienza Starman (nella metà degli anni 80) e la produzione di Star Trek: The Next Generation. Nel 1982 Gray e Ira Rosen recapitolarono gli avvenimenti di Three Mile Island nel libro The Warning  ma negli ultimi tempi si è occupato soprattutto di riforma delle legge sulle droghe diventando il presidente della associazione di avvocati 'Common Sense for Drug Policy'. (r.s.)