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giovedì 23 maggio 2013

Bikov, dalla Russia con dolore

Roberto Silvestri
Cannes

Francia (33 film), Stati Uniti (13) e Gran Bretagna (5) sono le nazioni più presenti al festival. Ma ex potenze cinematografiche, come Spagna, Grecia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Serbia, Romania e Portogallo, sono semi scomparse dai cartelloni, soprattutto a causa delle difficoltà economiche e della mancanza di leggi di aiuto pubblico ai cineasti. Bela Tarr e Miguel Gomes sono oggi giorno inoperosi...
Anche dalla Russia non arrivano buone notizie. Però almeno una doppia presenza, alla Semaine de la Critique (The Major' di Yury Bikov), e in selezione ufficiale (la fiaba apocalittica 'Mordi la polvere' di Taisia Igumentseva), consacra, dopo 20 anni di lavoro, una casa di produzione dinamica e pepata, la Rock Films, ormai una semi-major che realizza 6-7 film all'anno, sia documentari che fiction, capitanata dal cineasta e docente Alexey Uchitel e dalla giovane Olga Ayarova, missionari di un cinema di qualità ben affondato nel narrar canonico e popolare.
Fuoco alle focali, allora, e via con un thriller politico-poetico dal titolo vagamente autoironico (The major, Il maggiore), che si ispira formalmente ai polizieschi ghiacciati di Sam Raimi e Coen bros. (con un po' di umorismo nero in meno), anche grazie al lavoro fotografico di Kiril Klepanov, capace di giocare con i bianchi contro bianchi e con i neri contro i neri come se fosse un Malevic deviato verso un suprematismo rigorosamente realista. La neve e il cielo candido di questa parte di Russia invernale, isolata e nordista, e gli interni scuri sapore di vomito verdastro e di sangue scuro, sono una garanzia di sobrietà tonale e cromatica.
Il soggetto parte invece da un fatto di cronaca vera. Il 19 febbraio 2010 un membro della milizia (la polizia), il maggiore Yevsukov, uccide in un supermercato 9 persone, scatenando una violenta reazione popolare, dopo anni di frustrante sottomissione a un potere armato locale sempre più corrotto, brutale e arrogante. Onde non avere problema con la superband nazionale, democraticamente eletta, di Putin (una cui foto viene però irrispettosamente seviziata e tagliata a metà durante il film) la trasposizione filmica di quella notizia agghiacciante è costruita in modo tale che, per tutto il tempo, non vedremo l'ora che arrivino le truppe federale e facciano piazza pulita di una mafia locale annidata proprio in quel distretto di polizia (che controlla tutti i politici, i finanziamenti pubblici e la speculazione edilizia della zona) e di disgustoso e violento cinismo. Avete voluto la democrazia? E adesso soffrite ancora di più....

Infatti il 'maggiore' del titolo è un boss sinistro della polizia locale che, nell'entusiasmo di un figlio che gli sta per nascere, al volante del suo Suv fa pericolose peripezie prima di schiantarsi sul corpicino di un bambino di 7 anni e sul suo slittino, lasciando la madre impotente ai bordi della strada deserta, sotto shock per il lutto improvviso, ma già in cerca inerme, l'ingenua, di giustizia. Il poliziotto si mette d'accordo con i superiori per cancellare il crimine. Non vorranno certo l'impiccio di un magistrato solerte a ficcare il naso nei loro affari. Fanno passare così la donna per ubriaca e irresposabile e, a suon di pugni al marito furioso, le fanno firmare l'autodenuncia. Il marito di lei, impazzito, imbraccia il fucile e ripenetrando nel commissariato, sequestra due miliziani e uccide un appuntato prima di essere giustiziato freddamente. La serie di morti non finirà lì, facendo nascere nel maggiore qualche barlume di pentimento, ma solo per tener su (un po' meccanicamente) l'architettura narrativa del giallo che finirà nel tunnel di un finale on the road dark e senza speranza... Cupa e disperata la visione della Russia di oggi, a giudicare da questo film indipendente che si giova di una troupe di amici coinvolti nel progetto e del sostegno militante di una comunità provinciale ingrigita dai palazzi-loculi e dalla vodka come unico antidoto al suicidio. Ma solo quando la vista è pulita gli occhi possono vedere l'infinito.O quando la voldka è di 48° minimo.