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mercoledì 9 settembre 2015

Sangue del mio sangue, e del cinema. Marco Bellocchio in Mostra


Mariuccia Ciotta

Venezia

Sangue del mio sangue (concorso), la “trasfusione” in due tempi di Marco Bellocchio fa toccare punte alte alla Mostra, sguardo rivolto indietro per guardare avanti, cinema a cui basta un tocco, polifonia leggera e stupore in agguato.

Sul set di Bobbio (dove tiene corsi di cinema, e dove ha esordito con I pugni in tasca, '65), Bellocchio ha riunito la famiglia, i figli Pier Giorgio ed Elena, il fratello Alberto e Francesca Calvelli, montatrice e compagna. Non solo legami di sangue, però.

E' il suo cinema che si convoca a Bobbio, complici gli allievi della scuola all'opera intorno al film. Il gioco di incastri provoca disorientamento, un raccordo eccentrico lega due tempi girati e ambientati in epoche diverse con in scena gli stessi fantasmi, Federico (Pier Giorgio Bellocchio) e il suo doppio, il gemello prete sedotto da suor Benedetta (Lidiya Liberman), enigmatica e allusiva, che nel Seicento dell'Inquisizione vuol dire schiava di Satana.

Il processo evoca quello a Giovanna d'Arco (e Dreyer) ma suor Benedetta non è un'eretica, è una maga d'amore e si diverte a stuzzicare i suoi inquisitori, a incantare anche il fratello del morto suicida, confortato nel suo strazio morale da una sommessa, erotica Alba Rohrwacher a lume di candela (in magnifico tandem con Federica Fracassi). Lungo un fiume livido e sassoso, la suora incriminata sembra un prolungamento della natura, un chiarore sull'acqua, una presenza di liberazione, e Bellocchio in un movimento circolare e segreto ci riporta a Buongiorno, Notte con la liberazione sognata di Aldo Moro che “vince” sulla luttuosa lotta Br, e va nella luce. Suor Benedetta ci mette pure un carico sessuale nel rompere le catene e la gabbia di mattoni in cui è stata murata per anni, corpo flagrante e riconsegnato integro al tempo.

Salto nella modernità ed ecco Federico redivivo nella parte di un ispettore ministeriale fasullo con al seguito un riccone russo, intenzionato a comprare le carceri in disuso di Bobbio (l'ex convento di suor Benedetta). Ma nei meandri umidi dell'edificio, in fondo a cunicoli degni di Dracula, vive nascosto il Conte (Roberto Herlitzka, già interprete di Moro), al pari di un capo bastone rifugiato nel covo. E' il democristiano doc, padrone del paese, apparizione notturna e vertiginosa, alla quale si inchinano i notabili del posto, i truffatori dello stato, evasori e corrotti. Allucinazioni con brio, Bellocchio compone il suo teatro dell'assurdo, tra il dècor mentale del passato remoto e il bagliore degli smartphone, strumento del diavolo di oggi.

Sangue del mio sangue entra ed esce dall'inquadratura, si muove leggero anche al seguito di un sincopato Filippo Timi, il corpo che si divincola dai luoghi comuni del cinema (come l'incompreso Corrado Guzzanti di Guadagnino), pesante attrezzo per molti giovani registi di ogni latitudine, e guizza euforico nel paradosso e nel tragico.




Ps. A proposito del Conte. Di speculazione edilizia nella zona del piacentino, di vendita e compravendita di immobili, di piani regolatori irregolarmente imposti, di patrimonio artistico sciaguratamente gestito e di mafia dei palazzinari. Chiarisce meglio il significato del film quel che successe alla famiglia Bellocchio e a una rivista prestigiosa degli anni sessanta, i Quaderni Piacentini, diretta dal fratello del regista e punto di riferimento dei maggiori intellettuali della sinistra critica dell'epoca. Dissidi nel piano regolatore dei primi anni Sessanta tra socialisti piacentini e aree più oscurantiste e “maccartiste” della Dc locale, provocò, tra le altre conseguenze, la denuncia, il processo e la macchina del fango ai danni di un collaboratore della rivista, Aldo Braibanti. Quel processo, per il reato di plagio (un reato poi cancellato dal nostro codice), colpì un'intellettuale, espulso dal Pci per omosessualità e mise in stato d'accusa chi lo difese (tra questi Alberto Grifi, poi incarcerato). Fu la prova generale del caso Valpreda. Come si costruisce in epoca moderna la strega, il mostro.