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venerdì 4 settembre 2015

Black Mass, Johnny Depp spara


Mariuccia Ciotta

Venezia



L'atmosfera noir si espande da Mystic River, passa per Spotlight e approda a Black Mass, il film fuori concorso di Scott Cooper, attore e regista, nato in Virginia nel 1970, due Oscar vinti con Crazy Heart (2009). La storia dell'”ultimo gangster” James “Whitey” Bulger è vera e a scriverla sono stati due giornalisti del Boston Globe, Dick Lehr e Gerard O'Neill, autori del best-seller all'origine del film. Lo stesso quotidiano che smascherò nel 2002 la Chiesa responsabile dell'insabbiamento dei molti casi di preti pedofili. Il giornale glorificato in Spotlight di Thomas McCarthy, passato ieri alla Mostra, e che torna in scena in uno dei film più attesi dai fans assiepati davanti al Palazzo del cinema già da ieri notte, in attesa di Johnny Depp e di Dakota Johnson, protagonista di Cinquanta sfumature di grigio e qui al Lido anche per A Bligger Splash (concorso) di Luca Guadagnino.

Protagonista della triade nera è Boston e a cucire la fosca avventura degli “amici di strada”, tre marmocchi allevati nel South della città, periferia estrema (nbon geograficamente, mentalmente), è la faccia angolosa di Kevin Bacon, il poliziotto che nel film di Clint Eastwood spara con la mano tesa, e un tocco di Shakespeare, a Sean Penn, boss del quartiere, e qui agente Fbi alle prese con la gang irlandese in mano a Whitey Bulger, avversaria della mafia italiana che controlla la zona nord (ma è anche quella dove crebbero Sacco e Vanzetti).

I “good fellas” si sono già visti, Scorsese, ma anche Abel Ferrara insegnano, e si sa che spaccano ossa, sparano a teste inquadrate nel finestrino dell'auto, strangolano al più piccolo sgarro gli amici, e hanno una mogliettina incantevole, innocente e ignara. “Questa è mia cucina!” urla lei, territorio limitato e libero, tutto il resto, le strade di Boston sono degli uomini, cresciuti insieme e legati da un codice d'onore. Ognuno copre l'altro, anche se uno è diventato senatore, William “Billy” Bulger (Benedict Cumberbatch), suo fratello un criminale e il terzo è entrato nell'Fbi, John Connolly (Joel Edgerton).

Dove finisce Mystic River inizia Black Mass (Massachusetts nero) con gli stessi interrogativi morali sullo sfondo della parata del Columbus Day. Il regista dichiara: “Non mi interessava mettere in scena un mondo in cui ai criminali capitava di essere anche umani, al contrario mi interessava moltissimo mettere in scena un mondo in cui a degli uomini capitava di diventare criminali”. Questo è il meglio del film, dominato dalla faccia deformata di Johnny Depp, potente dietro la maschera non più grottesca del pirata ma segnata da un'espressione di morte, gli occhi vuoti e opachi di un verde acquoso da lenti a contatto, la fronte desertificata e il sorriso aperto su denti neri. Il gangster terrà in scacco l'Fbi per anni, coperto dall'amico d'infanzia  John Connolly, il quale lo ha proposto all'Agenzia come informato di alto livello, il solo in grado di sgominare i picciotti italiani.

Ma non è solo la corruzione o la fedeltà di quartiere a muovere gli agenti. E' la ragion di stato. Quella che fa passare impuniti rapine, sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga e una valanga di omicidi, compreso quella di un imprenditore di Miami e di una ragazzina colpevole solo di aver passato una notte in galera. Johnny Depp alias Whitey Bulger la soffocherà in tempo reale, tanto è ormai defunto dentro, dopo la morte del figlioletto.

La copertura dell'Fbi (gestione Edgar J. Hoover, e siamo sempre all'interno della sensibilità Clint) ai crimini del famigerato boss irlandese, finanziatore benvoluto dall'Ira, che chiude gli occhi per gli stessi motivi, obiettivi superiori alla vita di poveri cristi, è di gran lunga il peggior delitto, tutto politico, messo in scena da Scott Cooper. E così il suo film si sottrae al genere, e va fuori dalla cornice del noir e del gangster-movie e si fa cronaca per la prima pagina di ogni The Boston Globe.