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martedì 6 settembre 2016

VENEZIA 73. Naderi, Escalante, Amirpour. Tre passi nel delirio 'medievale'. Quando il gioco si fa duro ....

Ana Lily Amirpour in competizione con The Bad Batch 
Roberto Silvestri

VENEZIA


Sono apparsi sul Lido, vera macchina teorica per rianimare i generi perduti, oltre a Zombi di Romero e a Un lupo mannaro americano a Londra, intesi come libri di testo, due-tre nuovi bellissimi film indigesti, slasher, gore, splatter, che tagliano e segano tutto e subito, si introducono in ogni foro possibile e immaginabile, che sanguinano, irritano, fanno strepitare e... ricominciano dal medioevo. Dal secolo buio. Dove violenza regna, dentro e fuori i corpi. Indicano però quel momento indocile del medioevo in cui scatta la mutazione. Il “preferirei di no”. Il medioevo alchimista, sperimentale, neoscientifico, andaluso e sovversivo, che guarda indietro alla Grecia pagana e dionisiaca per andare avanti, contro il dogma cristiano illiberale e sessualmente repressivo, quando una parte del mondo antico, quella dei trovatori e dei filosofi islamici eretici, è pronta a saltare sul vento della modernità e a salpare verso un illuminismo (mai ben completato). Guarda caso due sono iraniani della diaspora, Monte di Amir Naderi (lì si tagliano le montagne, secondo un dotto detto maoista) e The Bad Batch di Ana Lily Amirpour (qui si tagliano le braccia e le gambe umane con la sega, secondo un desiderio irrefrenabile del cannibale, che non ha più altro da mangiare), a indicarci quel momento fatale della storia umana, che inizia con Giotto e Dante, con Averroé e Avicenna e finisce proprio con l'inferno cannibale descritto dal luterano olandese Hieronimus Bosch con immagini che rendono qualunque efferatezzo sullo schermo un gioco da ragazzi di oratorio. Dire basta all'orrore. Deviare la corso fatale. Anche Escalante e il suo cupo pamphlet sul Messico della disperazione di oggi, Una regione selvaggia, risposta tutta sessuale al cerebrale e puritano Arrival, mixa tragedia contemporanea (della disoccupazione e della sottooccupazione, dell'erotismo e del sottoerotismo), a fantascienza, e escogita la scatola orgonica reichiana adatta al sottosviluppo, per riattivare almeno i sensi perduti, costituita da una piovra orgiastica che farebbe faville in un sex shop perché multiuso e della consistenza giusta (viene dallo spazio), per distendere nel piacere le muscolature irrigidite dallo sfruttamento intensivo. Ovvio che se erotismo è accettazione della vita fin dentro la morte, molti rischi dovranno pur correrli i nostri protagonisti, emarginati nevrotici o borghesi corazzati. Non solo in Messico, e in Trumplandia. Siamo oggi tutti nel “nuovo medioevo”, visto le collezioni di carneficine che ci lasciamo alle spalle, tra Ruanda e conflitto Iran-Iraq, e il boom bellico del fanatismo religioso ovunque nel globo riacceso e scatenato grazie alla “banda Bush”. Il “genius loci” però non abita più qui. La deterritorialità ha mischiato le carte. Si tratta di cambiare paesaggio, ovunque. Set e set mentali. O nella dispora, fuggendo via da casa, ed è la strada Amirpour, che preferisce inventare nel deserto dal caldo secco (ma pieno di mosche perché putrido) nuove geogrefie emozionali o nella modifica del proprio territorio naturale, atavico, ancestrale, comunitario, come succede in Friuli-Venezia Giulia-Carnia dove è ambientato il più umido ombroso, boscoso e dark Monte. La terra non basta più a produrre i beni necessari? Non c'è luce? Scappano via tutti? I vicini credono che chi abita nel cono d'ombra sia diabolico? Stregonesco? Demoniaco? Ebbene la soluzione è sgretolare la montagna. Abbatterla. Arriverà il sole. La modernità. Il mercato. Non è più la terra degli antenati? Meglio. Ottima indicazione per uscire dal localismo e dal comunitarismo pur restando fermo...in moto. Buona ricetta per chi combatte, da dentro, oggi in Iran, Messico, Turchia, Siria e....Texas. Dove, è il film di Amirpour (che già si è occupata di vampiri in stato d'allarmo, e dopo Twilight la missione ra davvero impossibile), un cannibale padre si converte alla carne di animale non parlante grazie all'apparizione di una sorta di venere di Milo (per via del braccio e di una mezza gamba che le hanno già mangiato) in un futuro distopico che relega nel “fuori mondo” disperati&gangster o muscolosi profughi “sans papier”. I primi se la cavano con il traffico della droga gestito da un Keanu Reeves che in pochi tocchi fa meglio di Milian e di Fernando Sanchez il mostro baffuto da “cartello della droga”. I secondi sopravvivono solo mangiano i malcapitati umani del “Lotto cattivo” che deambulano nella brousse. Insomma c'è una quarta via tra capitalismo di metropoli, giro della droga e fanatismo che non guarda in faccia a nessuno? Sì, ci dice il film. Basta trovare sui nostri passi un body builder cubano che ha tatuato sul braccio la bandiera di Fidel, ed è già fuggito a Miami, ma che il socialismo in una sola famiglia se lo dovrà letteralmente reinventare.