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giovedì 8 settembre 2016

VENEZIA 73. Jackie, lacrime di coccodrillo



Mariuccia Ciotta

Jacqueline vestita rosa e rosso Chanel, decorativa first lady che apre le porte della Casa Bianca alle tv, resuscitata in un falso reportage in bianco e nero da Pablo Larrain, regista del magnifico Post Mortem sull'assassinio di Allende, e che qui, in Jackie (concorso) commuove i festivalieri, irretiti dalla superba performance di Natalie Portman che da leziosa, elegante donnina si trasforma in un'implacabile vedova capace di allestire funerali spettacolari in mondovisione.
John Fitzgerald Kennedy in Jackie è un mito di cartapesta, viveur, tombeur de femme, l'uomo con cui Jackie “non dorme più da tempo”. E' lui al centro del film, nascosto dietro la donna-schermo che ne imbelletta il ricordo fino a imbrattarlo davanti al taccuino di un giornalista, che come Larrain vuole mondanità e colore, lacrime e cronaca di quel cervello schizzato sul cofano dell'auto per le vie di Dallas il 22 novembre 1963.
Il regista cileno al suo primo film americano è inebriato dalla contraffazione storica espressa da una così dolce bocca, l'altra parte della coppia patinata, la più bella, la più amata, un duetto davvero hollywoodiano, Jacqueline, che ha la stoffa pregiata dell'alta moda, gli abiti d'oro, di raso, di pizzo che prova in vista della cerimonia funebre.
Larrain vede l'America del nord dal Cile, e per tre volte definisce John F. Kennedy un cacciatore di comunisti. E impunemente fa dire al fratello Bob, ucciso cinque anni dopo, che la dinastia Kennedy, e il presidente in attesa di essere tumulato, nulla ha fatto riguardo a diritti civili e guerra in Vietnam, di cui il “merito” sarà tutto di Johnson, e che l'unico pasticcio risolto l'ha combinato proprio lui, John. Parole a margine della scena, visivamente lussuosa e vertiginosa tra le pareti dello studio ovale, lungo prospettive alterate, quasi un 3D dentro spazi oscillanti tra pop e suggestioni pittoriche. Una scena riempita dalla sofferente Jackie che neppure sarà informata dell'uccisione di Lee Oswald, il comunistello. “Questi servizi segreti così inefficienti”, si lamenterà dopo.
Il “pasticcio” è l'assalto alla Baia dei Porci, il tentativo di invadere Cuba da parte di forze anti-castriste con il sopporto della Cia durante l'amministrazione Eisenhower, 1961. Come si sa, John F. Kennedy, appena arrivato alla presidenza, si rifiutò di appoggiarlo. E per questo, probabilmente, fu ucciso. La soluzione del “pasticcio” è il no di Kennedy ai bombardamenti delle navi russe durante la crisi dei missili di Cuba, atto che impedì lo scoppio della terza guerra mondiale. In quanto agli “agenti segreti inefficienti”, è forte il sospetto che furono loro ad armare la mano di Jack Ruby il quale sparò a Oswald per impedirgli di parlare. Vietnam? Il Bob di Larrain non sa che fu Lyndon B. Johnson a scatenare l'inferno e che Kennedy, parola di Robert McNamara, segretario della Difesa, cercò di frenarla?
Il celebre filmino di Zapruder, poi, viene ricostruito dal regista con angolazioni diverse, sempre in ossequio alla Commissione Warren (“una sola pallottola, un solo killer”). E così in controluce passa la versione di Pablo Larrain dell'America kennedyana, con lo sguardo calamitato sul completino rosa macchiato di sangue, che tanto fa scena, peccato che le tv di allora erano in bianco e nero.
Non è un film su John, ma su Jacqueline? Sull'elaborazione del lutto? Già, per dare sostanza al marito fatuo, Jackie lo imbottisce di Lincoln, non prima, però, ignorantella, di aver letto qualche libro sul presidente che abolì la schiavitù. Jacqueline, come si sa, era stata giornalista, era laureata, veniva dall'alta borghesia, ma secondo il film non sapeva bene chi fosse quel Lincoln che troneggiava nella sua camera da letto su un leggio. E neppure chi fosse John. Il presidente democratico che aveva ricucito il filo spezzato dell'America di Franklin D. Roosevelt, quello che aveva dato una speranza alla generazione uscita dal maccartismo e dalla “caccia ai rossi”.

La stucchevole Jackie avvolta nella carta stagnola fa piangere per un presidente che, secondo Larrain, era solo immagine? Commuove di più la Jackie di Andy Warhol che catturò il suo viso prima con le labbra rosse e gli occhi bistrati, poi sotto il velo nero, senza orpelli, così com'era, ombra sfocata di fronte a una bara.