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venerdì 2 settembre 2016

VENEZIA 73. "American Anarchist" di Charlie Siskel. La lotta armata negli Stati Uniti per fermare l'aggressione in Vietnam.



Roberto Silvestri

VENEZIA
Siccome un numero crescenti di neonazi o fuori di testa, e non solo a partire da Colombine, entrano nelle scuole e sparano ai compagni di classe e ai prof (perfino a quelli che non se lo meritano) e siccome altrettanti ragazzi e ragazze di origine araba o cultura islamica sono attirati in numero crescente dalla guerra santa rivoluzionaria e dall'Isis, molti si chiedono se non vada capovolto lo stato (politico-economico-sociale) delle cose nel mondo. Se l'1% controlla il mondo in maniera piuttosto autoritaria, c'è puzza di Isis e di neonazi proprio in quell'1%. Occupy Wall Street e Sanders, per esempio, lo sospettano. E vorrebbero una globalizzazione, ma dal basso. Però c'è ancora qualche eccentrico che parte alla ricerca di un "cattivo maestro" che abbia ispirato, aiutato e plagiato la piccola grande  criminalità diffusa di oggi. E che dunque si deve pentire dei suoi peccati. Un tempo era Stephen King. Poi i videogiochi soprattutto disumani cioé giapponesi. Poi i classici del marxismo, forieri di gangsterismo planetario e Toni Negri e magari Chomsky, Assange e Snowden. Adesso è il giorno di un professore (morto a 65 anni l'anno scorso, poco dopo la realizzazione diquesto film che gli hanno dedicato) che si è occupato per tutta la vita di studenti disabili insegnando in Tanzania, Asia e America, e poi è andato a vivere in un piccolo paese della Francia per nascondersi al mondo. Il suo peccato era aver scritto in gioventù un libro sulfureo. Di aver compiuto, come Lord Jim un gesto che indirettamente aveva messo a rischio la vita di molti uomini (ma non più della Bibbia e diqualunque altro volume). E di averci guadagnato sopra pure dei soldi, anche se non più di 60 mila dollari, nonostante quel suo libro sia ancora un bestseller. Ma partiamo dal regista che ha raccontato la vita e le opere di questo "cattivo mestro".
Ex avvocato, autore di documentari e di commedie per la televisione, celebre per Finding Vivian Maier, sulla fotografa sconosciuta, consacrata solo dopo la sua morte, e amico e produttore di Michael Moore, Charlie Siskel vive a Los Angeles e viene da Chicago dove è nato nel 1969. Troppo tardi per vivere sulla sua pelle, ma non per accedere alla "sostanza conoscitiva" del suo nuovo film, e cioé studiare, cosa è sucesso in America nei cinque anni precedenti, dalla rivolta di Berleley del 1964 a My Lai e alla nascita del Movement, dei Weathermen e del Poter Nero, dall'eccidio di Kent, con gli studenti che manifestano pacificamente e vengono fucilati della guardia nazionale, all'esecuzione misteriosa dei due Kennedy, di Martin Luther King, di Malcolm X e perfino, proprio nella sua città, di Fred Hampton, freddato dalla polizia perché nascondeva, per conto del Black Panther Party, "sicuramente" armi di distruzione di massa....
una pagina del libro famigerato 
Sarcasmo a parte, Siskel non ha approfondito molto bene quel decennio di aggressioni a freddo dentro e fuori il paese, o fa finta di dimenticarsene, a giudicare dalla prima parte, quella dell'inquadramento storico, troppo sommaria e superficiale, del suo documentario, presentato a Venezia fuori concorso American Anarchist, sorta di processo, un po' da inquisizione un po' da maccartista, a un ex militante bianco radicale, William Powell, allora diciannovenne, figlio di un diplomatico dell'Onu, autore di un libro che ha venduto (parola che dovrebbe essere già di per se' sacra per ogni cittadino nordamericano) oltre 2 milioni di copie.
Un anno dopo la nascita di Siskel, infatti, quando il presidente repubblicano Richard Nixon sta per dichiare una guerra segreta alla Cambogia, senza autorizzazione del Congresso e del Senato, bombardandola per 5 anni di seguito e tutta, tranne la capitale Phnon Penh, uccidendo centinia di migliaia di civili tra l'indifferenza dell'occidente e mandando ai pazzi i khmer rossi, poi troppo vendicativi, nel 1970, Wiliam Powell pubblica un libro-manifesto che incita gli americani a ribellarsi al proprio governo, e dà il suo piccolo contributo alla lotta di popolo. The Anarchist Cookbook è un volume interno al Movimento e che polemizza contro i pacifisti del Movimento, spiega che la rivoluzione, come dice il presidente Mao, "non è un pranzo di gala" ma è introdotto da una celebre fase di Lincoln, che incita gli americani alla rivolta anche armata contro il proprio governo, nel caso si dimostrasse indegno della propria  Costituzione. Un pamphlet che oggi può farci sorridere per alcune frasi roboanti, retoriche e avventuriste, tipiche di quel momento (il mondo che reagiva agli anni di piombo, finalmente) ma che è accurato e ricco di illustrazioni e "ricette" su come fabbricarsi in casa le armi di autodifesa. E che, in quasi tutto il mondo, sarebbe stato censurato, proibito e perseguitato. Ma non negli Stati Uniti, fieri di un emendamento alla Costituzione che garantisce il possesso domestico e l'uso (se necessario) delle armi, anche da guerra, a ogni cittadino. Il paradosso dei militanti del Black Panthers Party che sfoggiavano legalmente in California i propri fucili per le strade, si spiega proprio in base a questo alto principio costituzionale. Il volume ebbe normale distribuzione nelle librerie (mentre venivano sequestrati a iosa giornali sovversivi, opuscoli marxisti-leninisti e fumetti underground profondamente antipuritani) ed è tuttora in commercio, e non solo su internet. Powell insegnava come trasformare i fucili in bazooka, come mettere alle pistole il silenziatore, come fare molotov efficienti e bombe carta, o a basso e alto potenziale. un capitolo era dedicato anche all'lsd e a come sintetizzarlo comodamente sulla propria poltrona. Forse bastava che Siskel quantificasse il numero degli attentati compiuti tra il 1969 e il 1975 in tutto il mondo occidentale, in Usa, Gran Bretagna, Germania, Italia, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia... contro le basi militari americane e le ambasciate. E si sarebbe capito tutto. Fu il contributo del mondo civile (e senza morti, al primo morto, il proprio, i Weathermen si sciolsero) agli orrori dell'aggressione nel sud est asiatico. L'unica vittoria del movimento sessantottino planetario. Poi infarcito di servizi segreti... Se quel libro si toglie da quel contesto lo si può incolpare di qualunque misfatto. Invece il successo immediato del volume derivava proprio dal contesto politico del momento. Non è paradossale dunque che The Anarchist Cookbook subì un solo processo, vinto dall'autore e dall'editore, nel 1974, ma non per istigazione alla lotta armata, ma per aride questioni di copyright. Il libro, che Powell aveva completato in biblioteca, studiando la stampa ufficiale dell'esercito Usa, veniva processato per plagio, dall'autore di un opuscolo simile (che aspirava a un pezzetto di torta). Già. In quegli anni ovunque nel mondo veniva pubblicato il celebre manuale della guerriglia di Che Guevara. E perfino in Italia, direttore responsabile Lucio Colletti, un numero della rivista "La Sinistra" andò a ruba perché spiegava come costruirsi le molotov e come lanciarle nel modo più efficace contro i celerini. Peccato che Colletti, poi passato a Berlusconi, non sia vivo. Una chiacchierata con Siskel sarebbe stata piuttosto divertente, oggi.