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lunedì 26 settembre 2016

Specialità al sangue consigliate . E' morto ieri Hershell Gordon Lewis, e tempo fa è morto anche Al Adamson


Roberto Silvestri



In memoria di Hershell Gordon Lewis, morto oggi…..

Le piace trash? Se pensate che, al cinema, non si tratti solo di "sfruttare atti efferati per fare bei verdoni". Se vorreste immensamente leggere il saggio di Jonathan Ross (Ubu Libri). Se diffidate di chi si scandalizza con foga integralista di questa deformazione, irreversibile ma nauseabonda, delle "regole auree ed eterne del bello" - come un tempo per il camp o il kitsch - è il momento di accostarsi finalmente ai capolavori (proibiti) di due maestri Usa del "cinema gore e splatter spazzatura": Hershell Gordon Lewis, il professore d'inglese che con David Friedman coltivò, senza neanche espropiare, tutti i campi della fantasia lasciati incolti dai mega-studios e scoprì l'estasi della recitazione decostruita e della sceneggiatura tagliata con l'ascia. E Al Adamson, un superindipendente il cui assassinio efferato (fu poi sepolto nel cemento del pavimento di casa che stava facendo ristrutturare) avrebbe lasciato basito Dante Alighieri a proposito di contrappasso...Del primo non possiamo dimenticare almeno Blood feast, "Rito di sangue" ('63), ovvero sangue zampillante egizio, una satira dell'orientalismo tra Edward Said e Cronenberg; 2000 Maniacs, "2000 pazzi" ('64), ovvero (una ferita sempre aperta zoommata in primo piano): come friggere gli yankees e mangiarseli, in ricordo e in omaggio dei caduti grigi della guerra di Secessione. E del secondo: Blazing Stewardesses ('74), con Yvonne De Carlo; Blood for Ghastly Horror, work in progress dai cento titoli e rimontaggi, su una gang di rapinatori di gioielli reduci dal Vietnam e John Carradine che, in una delle versioni, fa una capatina ('72); I spit on your corpse ('74), su una gang di ragazze cattive, ma davvero. Pellicole "maledette" per antonomasia, diventate ormai capolavori dell'arte contemporanea, sensori di un diffusa e sfrontata sensibilità mutante, forme che danno i brividi ma possiedono anche "quel certo non so che...", fluido mortale dell'immaginario che presto si sarebbe incorporato nella body art necrofila delle scarnificate popolazioni punk...fino alla loro reincarnazione, Ana Lily Amirpour di The Bad Batch sulla dolcezza introvabile ma esistente del cannibalismo.

Questi magnifici 5 hanno forza "exploitation", perché sanno sfruttare magistralmente i più inconfessabili piaceri visivi e inconsci del pubblico. Ma sono anche opere insostenibili, estreme e radicali incursioni nel genere horror, nel filone splatter (lì dove i corpi si fanno orrendamente a pezzi, come in una sorta di visione apocalittica di un rimosso "mattatoio umano") e nella sensibilità gore (è il "sangue raggrumato" a diventare attore protagonista, mattatore). Opere "incredibilmente strane" anche perché sono riuscite, quando uscirono, tra movement, strage di Kent, hippies, reduci, batosta in Vietnam, Laos e Cambogia, Lumumba seviziato da Ciombé, Manson, Indonesia (mezzo milione di comunisti assassinati), a rappresentare un adeguato antidoto, un sarcastico doppione, una risposta adeguata alla normalizzazione della violenza, operata con costanza dai mass-media commerciali e non per devitalizzare le coscienze "da prima serata", altrimenti insorgenti e infuriate. Sono state sempre proibite (in Gb e Italia) o perseguitate da stampa perbene e festival perbenisti queste specialità al sangue.