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sabato 16 novembre 2013

Planes, volare a caduta libera. I giochi pericolosi di John Lasseter

Dusty. il protagonista di Planes (2013)

Pedros, in Saludos Amigos ! (1942)
Mariuccia Ciotta

Anteprima al Festival di Roma con in sala una nidiata di piccolissimi urlanti, Planes, ultimo titolo Disney in sala dall'8 novembre, diretto da Klay Hall, dà il senso dello stato creativo di Burbank. John Lasseter, l'inventore di Toy Story messo alla guida dello Studio del Topo dopo l'acquisizione della Pixar (2006), appare sempre più confuso, disposto a sperperare il patrimonio immaginario di Walt e la rivoluzione digitale della divisione Lucasfilm, acquistata da Steve Jobs nel 1986, in nome di un'ottimizzazione commerciale del prodotto. Ma come dimostrò Michael Eisner, ex ceo Disney, con la sua politica del profitto a scapito della qualità, il cinema d'animazione fatto di polvere magica si vendica di chi lo riduce a un'ombra contraffatta di fantasia.

Il declino dell'innovatore Lasseter, considerato l'erede di Walt Disney, si è già manifestato con Cars 2, sequel spento di un cartoon senza slanci emozionali, e che ora torna in pista con Planes dove il mondo è popolato da automobili, esultanti spettatori a suon di clacson di un piccolo aereo agricolo deciso a salire la scala sociale. Da “contadino” impiegato a irrorare i campi di concime, l'apparecchio punta a concorrere per la gara del giro del mondo.
Dusty, polveroso, sempre un po' maleodorante, soffre paradossalmente di vertigini, ma il suo accanimento sarà premiato. Lo prenderanno in giro e lo ostacoleranno in tutti i modi, al suo fianco, però, si staglierà la grande sagoma scura di un ex aereo militare che gli farà da istruttore. 
Mentore di Dusty, il massiccio aereo reduce della seconda mondiale, pluridecorato, ormai in disuso, dal passato oscuro, è il severo maestro di disciplina che lo allena a oltrepassare le nuvole e a battere una serie di spocchiosi velivoli da corsa: il bellimbusto inglese, la smorfosietta italiana, il focoso spagnolo, il teppista campione uscente. 

Una galleria di stereotipi umani, compreso una seduttiva e ambigua signorina alata di nazionalità indiana che calamita l'attenzione dei maschi metallici con lo sbatter di ciglia mentre le altre, rare, concorrenti, dimenano il didietro a elica su e giù per gli hangar. Dov'è finita, non dico Alice, ma Mulan? La storia disneyana è segnata da eroine combattive, eccentriche, geniali, e adesso ecco scodellato ai bambini il più melenso e reazionario paesaggio sessuato, con il “matador” che conquista la bella riottosa a forza di romantiche serenate.

Il giro del mondo è un tour da depliant turistico, monotono saettare di modellini rivali, egoisti o generosi, fatti a immagine dei piloti in carne e ossa, senza che nulla vada mai fuori mainstream, nemmeno quando Dusty s'infila in un tunnel ferroviario e per poco non fa crash con il treno. L'effetto 3D concede profondità spaziali e qualche virata ravvicinata.
Il contorno è fatto di ritagli di Cars, con Saetta McQueen, l'auto rossa da corsa, e i suoi amici un po' scassati come il carro-attrezzi Cricchetto, stessi caratteri comico minimalisti, stesse battute, e infatti Planes è uno spin-off di Cars destinato al mercato home video e poi finito sul grande schermo. Uscito in Usa il 8 agosto di quest'anno, il film d'animazione è il primo di una trilogia annunciata, il numero due si intitola Planes: Fire & Rescue e, nonostante la derivazione Pixar, è prodotto dal DisneyToon Studios, divisione destinata alla produzione dei cartoni “direct to video”, temibili parassiti dei film ad alto budget, come Aladino e La sirenetta, che infestano i canali per l'infanzia con storielle insulse e disegni tagliati con l'accetta digitale.
Planes non può neppure contare sulla memoria creativa del prototipo, a parte la tappezzeria Cars, e fugge clamorosamente dalla poetica disneyana con un finale che neppure la Dreamworks avrebbe mai concesso. Dusty finisce in divisa militare, patriotticamente affiancato ai caccia bombardieri, accolto sulla portaerei inneggiante all'ex apparecchio agricolo. Pedro si girerà nella tomba, visto che il minuscolo aereo postale cileno di Saludos amigos ('42) fa da modello a Dusty con la sua carlinga arancione e il muso bianco-giallo, ma non certo per il suo spirito intrepido di sorvolatore dell'Acongagua, la montagna altissima e minacciosa delle Ande.
Uno dei primi oggetti antropomorfi disneyani, Pedro, capostipite di tanti “giocattoli” animati Pixar, è qui tradito dalla frenesia di Lasseter, l'uomo con la camicia hawaiana passato alla livrea di businessman che in Planes mostra un gazebo per la vendita del merchandising del film stesso, una collezione di giochi e libri chiamati “cars take flight”.
Il DisneyToon Studios è stato riorganizzato e rinominato (si chiamava Disney Movietoons) sotto la direzione, oltre che di Lasseter, di Ed Catmull, veterano dell'animazione digitale, ex vicepresidente del settore di computer graphic Lucasfilm (poi Pixar), evidentemente disarmato di fronte al nuovo corso. La missione di DisneyToon sarà infatti quella di sfornare una serie di titoli sulla scia di Planes con altri mezzi di trasporto come protagonisti: navi, treni, automobili, memorabilia perfetta per i Disney Store. 

Cancellati di conseguenza tutti gli spin-off e i sequel video, anche già in produzione, del DisneyToon non collegati alla linea Disney Consumer Product: Dumbo, Cicken Little, Robinson, Gli aristogatti, che non forniscono novità per il merchandising. Per fortuna, direi, se non fosse che ci aspetta una valanga di film fatti su misura per vendere pupazzi. A meno che Planes non deluderà al botteghino mondiale (finora l'incasso è di 213 milioni di dollari contro i 560 circa di Cars2) e farà rinsavire John Lasseter.