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martedì 26 novembre 2013

La ragazza di fuoco non è umana. The Hunger Games, capitolo secondo

The Hunger Games: Catching Fire

Roberto Silvestri


I gladiatori del XXI secolo sono scolaretti imberbi e scolarette sexy, tra i 12 e i 18 anni, collari elettronici al collo, che si massacrano all'arma bianca senza potersi liberare. Il più grande spettacolo televisivo del mondo è un mega-gioco annuale che dura tre giorni come una partita di cricket, e prevede il combattimento all'ultimo sangue in un'isola sperduta, di teenager raggruppati per arma, a chi il forcone a chi la spada a chi l'arco a chi il coltellaccio... Il vincitore o la vincitrice sarà l'unico sopravissuto. 


Battle Royale il film di Kenji Fukasaku

O meglio il vero vincitore sarà il dittatore di questa società anti-utopica del futuro, di questa distopìa, senza problemi di concorrenza sugli indici d'ascolto perché la tv è a canali obbligatori (perfezionamento del sistema Sky). E mentre il 99% lavora supersfruttato in stato di schiavitù e l'1% se la gode un mondo, l'unico divertimento concesso ai miserabili è questa merda, vedere massacrarsi i propri figli, cocktail indigesto di L'isola dei famosi e Truman show, più un pizzico di pedofilia macabra, di snuff pleasures (la goduria di vedere uccidere in diretta esseri umani) e di paesaggio esotico. Chi vince è un/a liceale super star. Ma l'anno dopo il campione uscente sarà ancora della partita. Però qualcosa non va secondo i piani e i vincitori saranno due, ribelli e in fuga...
BR (Battle Royale) di Kenji Fukasaku

E' il primo pezzo del dittico Battle Royale, per tutti i fan BR, produzione di megastudio (Toie), l'ultimo capolavoro di Kinji Fukasaku firmato nel 2000, per salutare il nuovo secolo, un istant movie dagli intenti metaforici fin troppo espliciti, tratto da un romanzo di Koushun Takami del 1999. Il film, che scatenò la furia dei conservatori nipponici che lo considerarono un film porta jella, dagli apocalittici retrogusti, altamente diseducativo per i giovani, come L'arancia meccanica, fu proibito ai minori di 15 anni e bandito per molti anni in molti stati, Stati Uniti e Canada compresi, in Italia credo solo per colpa del titolo, tutti ancora sotto shock per gli avvenimenti di Columbine. 

Anche perché non si può far vedere ai ragazzi con tanta crudezza l'essenza stessa del neo liberismo, l'uomo che è lupo per l'altro uomo, e fin da cucciolo, e neppure la riuscita opera di devitalizzazione da ogni reazione emotiva umana provocata dalle news televisive che annichiliscono ora dopo ora, nello show ripetitivo e tambureggiante, qualunque differenza tra rappresentazione e tragedia cruenta autentica. E figuriamoci se non sia diseducativo incattivirli ancora di più rendendoli protagonisti, come se avessero in mano un joystick, della rivolta contro tutto questo (come accade nel finale del primo episodio). Piace all'estrema sinistra come ai libertarians.



BR è diventato in Giappone e ovunque un super successo ineguagliato tra i kids. E poi l'horror ha vinto il primo premio a Sitges e a San Sebastian e molti riconoscimenti ufficiali giapponesi. Uno dei suoi super fan è Quentin Tarantino.
BR, Battle Royale

Morto per un cancro alla prostata nel 2003, il sequel del cult movie, Battle Royale II: Requiem  (sempre con Takeshi Kitano tra i protagonisti, nel ruolo del professore-addestratore di mostri da combattimento)  fu realizzato dal figlio Kenta Fukasaku nel 2003, bissandone il successo.  Un duetto che ha a poco a poco influenzato profondamente la cultura pop mondiale, dai fumetti Marvel (Avengers Arena, Reptil...), ai manga, dai videogames alle anime e, naturalmente al cinema, perché è lunga la sequenza delle citazioni e degli omaggi filmici a BR. Gogo Yubari, un personaggio di Kill Bill interpretato da Chiaki Kuriyama assomiglia molto al personaggio intepretato da Takako Chigusa in BR, super citato nella commedia zombie Shaun of the Dead, nelle clip della band rock The Flaming Lips, in Thank you for Smoking e Juno di Jason Reitman e nei telefilm Lost e Community. E ancora più esplicitamente in un genere ormai consolidato, la commedia crudele liceale apocalittica più o meno satirica: Kaiji e The incite Mill di Hideo Nakata, The Condemned (2007), The Most Dangerous Game, Smokin' Aces (2008), Kill Theory, The Tournament, The Kick Ass e, naturalmente, più clonante di tutti, The Hunger Games, come hanno riconosciuto tutti i critici del mondo. E non so se anche i tribunali che decidono sui furti e sui plagi dei film. Avranno ben analizzato il romanzo di Suzanne Collins e il primo The Hunger Games di Gary Ross? O il racconto The Lottery di Shirley Jackson? Perché solo Sergio Leone ha pagato par aver rubato molto di Per un pugno di dollari ai giapponesi? 
The Hunger Games: Catching Fire di Francis Lawrence

Adesso The Hunger Games è arrivato al secondo capitolo della trilogia, Catching Fire, La ragazza di fuoco (nella brutta e imbarazzata traduzione italiana che trasforma il personaggio di Jennifer Lawrence in una specie di super eroe Marvel, dunque in una dea, in una Diana cacciatrice della mitologia, perché se no come fa a sbaragliare tanti muscolosi ragazzotti?) e ha portato al Festival di Roma in occasione dell'anteprima mondiale delle magnifiche orde selvagge di fan della protagonista,  premio Oscar 2012 per Silver Linings Playbook, Jennifer Lawrence, cioé Katniss Everdeen, che non ha proprio niente della dea greca della caccia, semmai dell' olimpionica di tiro con l'arco, infatti è la vincitrice eretica del 74° torneo del mondo postapocalittico di Panem, che, come nell'originale giapponese non è terminato secondo regolamento. Anche se i due vincitori sovversivi dei Giochi - c'è anche l'amico Peeta Mellark (Josh Hutcherson) - straordinariamente risparmiati per machiavellica cattiveria nonostante la beffa al regolamento, si devono sottoporre a un tour promozionale in treno per la 75esima edizione (The Quarter Quell), abbandonando famiglia e amici e tuffandosi nel glam depravato di Distopìa. Durante il tour della vittoria Katniss (che naturalmente ha accettato di partecipare al gioco suicida solo per salvare dalla morte certa la sorellina) si rende conto che la ribellione, covata segretamente dal popolo superschiavizzato e impoverito, sta per trasformarsi in Rivoluzione, anche se la capitale, Capitol City (scene in realtà girate al Marriot Marquis Hotel di Atlanta) è ancora strettamente protetta dalle truppe dello psicopatico presidente Coriolanus Snow, Donald Sutherland che imita alla perfezione Peter Ustinov nell'intepretazione del più eccentrico degli imperatori romani dopo Eliogabalo. Ma Katniss e Peeta staranno al copione che gli hanno imposto. Fingeranno di essere una coppia innamorata pronta al matrimonio e a diretti verso il gioco di massacro, tomba sicura dell'amore. Katniss sta qui amleticamente e atleticamente perplessa, come nel magnifico Twilight, indecisa  se essere o non essere, tra avere il vampiro o il lupo mannaro, in questo caso tra l'uomo che ama (che ha lasciato a casa) e il compagno di combattimento o tra il diventare la leader della rivoluzione o far parte, come super star, invece dell'1% di privilegiati di Panem.



Il poster del film 
The Hunger Games, giochi prevedibili nel finale di fuoco, almeno come risultato (come uno Juve-Chievo) serviranno per preparare il sollevamento generale, anche se i migliori effetti speciali e i più arzigogolati 'effetti semplici' di un necrothriller d'azione ad alto budget (l'isola rotante, l'attacco degli uccelli assassini, la nube di gas tossico...) avranno il solo compito di stupire, indorare la pillola,  rendere più sopportabile e quasi invisibile la sostanza putrida dell'immondo spettacolo (anche se uccidere per non essere uccisi è previsto dal codice penale quando diventa un gioco oltretutto molto truccato perché Snow vuole a tutti i costi la morte di Katniss...). Come in The Truman Show si scoprirà che il set è uno studio tv e non la spiaggia e giungla hawaiiana che avevamo sperato. Come in Duello nel Pacifico assisteremo all'ingegnosa preparazione di ciascun combattimento.  
Come in Final Fantasy tutti gli attori sembrano virtuali e sono truccati per apparire tali. 
Jennifer Lawrence

Gli analisti hanno interpretato l'entusiasmo speciale per questo film avventuroso di fantascienza - ormai devitalizzato di tutta la sua parte horror e più scabrosa - puntando sull'identificazione delle ragazze con la prima supereroina donna armata (di arco e frecce) che sappia tenere testa a uomini altrettanto armati, e bellocci come Josh Hutcherson. Come se non avessero già visto la stessa cosa in un recente cartone animato Disney come The Brave, capelli ricci e folti a parte. Se è vero che i primi 200 blockbuster per incassi della storia sono tutti dominati da star maschili non è detto che sia tutto merito del pubblico adolescenziale maschile omosessuale o che quegli eroi (penso a Clint Eastwood o John Travolta o Johnny Depp) non avesse dentro di se tutte tutte le caratteristiche maschili dolci di Jennifer Lawrence e tutte quelle femmminili toste di Jennifer Lawrence (che forse qualche anno in più di una teenager, visto che ha 23 anni, lo esibisce sfrontatamente).  
E poi. Come se queste coriste dell'erotismo adolescenziale urlante non avessero ben altro in testa che alienarsi in un modello di cinema così conformista nel linguaggio e nella struttura (nonostante lo sfoggio di talenti performativi mozzafiato, da Stanley Tucci, presentatore del programma tv a Woody Harrelson, cervello ideologico alcolizzato del regime e del gioco, ma anche traditore super cool, dal cinico pianificatore ludico Philip Saymour Hoffman alla stilista eccentrica Elizabeth Banks, vestita in realtà da Alexander McQueen, e alla stessa Jennifer Lawrence, già premiata dai critici di New York come migliore attrice del 2012) e in un modello di adolescente altrettanto protesa verso la fatale normalità a venire, famiglia, fidanzato, prossimo matrimonio, buoni sentimenti, cristianesimo subliminale (in tutti quegli atti di carità e nei martiri dispiegati), presa del potere, etc. nonostante il dopo apocalisse i dodici distretti, di cui uno infernalmente minerario, i tributi, i Giorni Neri, il fatto di sentirsi telecomandati da burattinai invincibili (apparentemente)... 
Jennifer Lawrence

No, credo che ci sia altro. Certo, i 7 milioni e mezzo di dvd venduti nel 2012 dal capitolo uno (migliore performance dell'anno) sono cifra sorprendente. E' bello questo film proprio come vedere in tv i propri figli morire in Iraq e in Afghanistan, o saltare in aria per gloria di Allah ovunque nel mondo. Ma è altrettanto eccitante immaginarsi un mondo salvato dai ragazzini. Doppia morale da oratorio e rivoluzionari di questo dittico bel confezionato e impacchettato che deve al design delle olimpiadi moderne militarizzate, alla cultura Mtv di Francis Lawrence (il regista clippettaro) e al reparto dei trucchi digitali una parte della sua forza ipnotica e della qualità suggestiva.  
Però il mondo salvato dai ragazzini è anche quello della generazione svitata e fuori di testa di Spring Breakers e Palo Alto e soprattutto di quella razionacinante e saggia di Occupy Wall Street, è proprio lo sguardo biforcuto e obliquo rispetto al film, questo inventare un fuori campo appassionante e percorribile, pieno di speranza, che è il sorpendente effetto virale che neanche i manager dell'operazione Lions Gate (da cui si è defilato all'ultimo secondo Danny Elfman, ovvero l'universo sonoro di Tim Burton) si aspettavano. Quello che ha portato a Roma migliaia di ragazzi autoconvocati dai social network e che hanno messo in difficoltà polizia e inservienti dell'Auditorium Parco della Musica più dei collettivi dei senza casa. Solo i ragazzi riescono a immaginare il film come deve essere proiettato, nel superbo Imax (come è infatti proiettato ovunque). Uno schermo che solo in Italia non esiste, perché se no Berlusconi non faceva i soldi stipando tutti in casa,  ma che i ragazzini esultanti e anti domestici sanno immaginare. E vedono le immagini di Jo Willems molto più belle di quanto non siano. E ritrovano lo spirito del cinema bis dentro una saga politicamente inebriante, da George Lucas. Questa forza in più che, un po' a fatica, un po' trombonescamente, come nel remake di I, a legend (rispetto al capolavoro di Matheson) dello stesso Francis Lawrence (niente a che vedere con Jennifer) chi ha occhi non inquinati sa trovare. 
Jennifer Larwrence e Josh Hutcherson, sposi per finta