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mercoledì 20 novembre 2013

Te la do io la Yakuza. Miike Takashi e il poliziotto Reiji











 Roberto Silvestri

"Non bisognerebbe mai fare film sulla Yakuza. Se ne compiacciono sempre troppo, quei miserabili delinquenti". Parola di Koji Wakamatsu, il cineasta della sinistra nipponica rivoluzionaria, che gironzolò attorno alla malavita di Tokyo in gioventù e ne conosce molto bene la radiante, vanesia, seduzione esiziale. 

Takashi Okamura
Ma le mafie, nelle società capitalistiche, non hanno forse il compito di spiegare anche ai cittadini più distratti e pigri - vivendo come in una sovrimpressione priva di ipocrisia, le stesse eccitazioni e passioni degli imprendotori normali - qual è l'essenza segreta dell'accumulazione, cos'è lo spirito autentico e criminale (annichilire i più deboli, massificare il profitto con ogni mezzo necessario) del liberalismo assoluto, cioé privo di remore morali e sciolto dasi vincoli di uno stato controllore e repressore?


Toma Ikuta
Il problema è che le organizzazioni criminali, Yakuza, Mafia, Triade, N'drangheta, Sacra Corona Unita, Camorra non vanno descritte. Vanno parafrasate, dadaizzate, egemonizzate, proscritte e annichilite (proprio come i loro alias, i loro doppioni perbene). E' la vena giugulare cinematica che bisogna prendere di mira e affrontare per far saltare in aria, con i film, la Full Metal Yakuza... Ci vogliono per questo registi istintivi, spontanei senza artifici, che abbiamo la passione della scoperta di come stanno veramente le cose....Ce ne sono pochi di questi registi, ma ci sono. Uno di questi lo abbiamo ritrovato a Roma, in lento ma inarrestabile miglioramente artistico-scientifico, dopo i primi cento film realizzati. 
 
Takayuki Yamada, il traditore
Il cineasta di culto e maestro del cinema fuorilegge giapponese, il più camaleontico filmaker del mondo, Miike Takashi, 53 anni, origini proletarie, vera passione il calcio e il motociclismo, e qui si vede, che nel 2007 ha firmato Sukiyaki Western Django (molto prima di Tarantino),  così, ha dedicato ai 'prodi romani', che adora da sempre come produttori ed esperti massimi di western alla matriciana, e che lo hanno invitato per la seconda volta di seguito al Riff, sia il surreale pastiche dell’assurdo Blue Planet Brothers sia, in concorso, questa commedia demenziale, Mogura no uta (The Mole Song – Undercover Agent Reiji, ovvero  Poliziotto in incognito Reiji), un divertissment geometrico, tenero e saggio, ma tutto 'urla e budella' - i romani adorano la pajata con quello che c'è dentro - imperniato sì sulle gesta di un giovane poliziotto eccentrico, l'imbiondito e punk di capelli Reiji Kikukawa (l'attore jerrylewisiano Toma Ikuta), dalla voce piuttosto acuta e sovratono, ma che attinge per circa due ore al solito patrimonio iconografico della malavita più scenografica e glamour del mondo. 

Toma Ikuta
Il piedipiatti di quartiere Reiji, il poliziotto arruolato con il punteggio più basso della storia, viene licenziato dopo pochi mesi per comportamento disonorevole e licenzioso. Fidanzato fedele di una ragazzina incredibilmente strana, pronta a tutto pur di seguirne i movimenti, è in realtà costretto dal capo della polizia Sakami a infiltrarsi in una organizzazione criminale per arrestarne il boss del quartiere di Kanto, il potente Shuho Todoroki, abilissimo nel non lasciar prove dei suoi crimini. 

Ebbene Reiji, sorprendendo i bookmakers, riesce a intrufolarsi nella Yakuza, e quasi senza sforzo. La sua dinoccolata unicità, la sua surreale imprevedibilità, lo sfrontato anarchismo e la spontanea gestualità che si fa beffe di qualunque gerarchia, anche mentale, considerata inopportuno per un servile cameriere dell'Ordine e della Legge, insomma tutti questi vizi capitali vengono infatti giudicati dalla nuova comunità, così uguale per mentalità militaresca - ma così diversa per scala dei valori, anche perché così ostile alla proprietà privata (altrui) - come le virtù di un comportamento antisociale perfettamente consonante allo spirito autentico - arcaico, aristocratico, con quella punta di zen ormai dimenticata - della Yakuza. Toma Ikuta rischia di diventare così un vero personaggio eccentrico seriale, alla Jerryssimo.

(Inciso: E siccome il militarismo mentale del nuovo pericoloso presidente del Giappone Abe ci inquieta tutti, questo film e questo anti eroe Reiji sono già una doppia arma di combattimento politico, che ci tranquillizza. Il Giappone migliore reagisce al revanscismo montante al potere. Come Jerry nell'epoca Eisenhower-Johnson. e non dimentichiamo che il terremoto del Kanto, 1023, con 100 mila morti e le aree di Tokyo e Yokohama completamente distrutte, furono il germe dell'espansionismo fascista). 

Lo sceneggiatore Kankuro Kudo ha infatti a disposizione la solita tastiera per delineare con pochi ficcanti tratti lo sviluppo dei personaggi di questa storia, ma la maneggia da virtuoso sovversivo, esperto in fumetti, cartoon e videogames, avendo in mente, per determinarne la validità, la quantità di gioia di vita e non di odio che stipa nelle varie sequenze (è il metodo di un altro fine umorista, John Landis). E così penetriamo nel solito mondo (nella regione del Kantō sono ambientate le vicende di anime, manga e videogiochi come Death Note, Ikki Tōsen, Eyeshield 21, Pokémon) fatto di: violenti riti di iniziazione con sacre, ma disgustose, libagioni; complicate codificazione d'onore; cruenti scontri tra bande e sotto bande rivali (in questo caso tra la moralista Sukiya-kai, slogan no alla droga, e l'immorale Hachinosu-kai) con micidiale abuso di piombo;  lunghe automobili di lusso nere con vetri antiproiettile ; inseguimenti al cardipalma; controllo del gioco d'azzardo, dei night club e della prostituzione; moda e accessoristica varia stravagante, vistosa e costosa (come la dentatura a triangoli, vezzosamente adornati di diamanti di un sotto boss particolarmente ostile a Reiji, e nervosetto)...; spazi oblunghi verticali o orizzontali (vie, corridoi, piazze, ampi saloni, specchi d'acqua portuali) perfetti per improvvise incursioni esterne; tradimenti e opportunismi, amicizie impreviste e improbabili, irruzione improvvisa di cani-corrieri della droga; situazioni al limite della follia e del divertimento bambinesco (alla Yattaman), amori struggenti ma sottili, ironia debordante, sacrifici estremi anche al di là della semplice passione rimossa omosessuale, combattimenti a mani nude, in interni e in esterni, che non fanno della 'trovata' il perno della sequenza ma si preoccupano di dispiegare in bella grafica uno spettro di emozioni ben bilanciato.

Takashi ha il solo compito di levare espressività e emozione dal fuori campo, astenersi dalle emozioni di regia. La scuola Imamura qui si sente. All'artista l'astinenza espressiva, al pubblico il finish fisico, risate paura dolore eccitazione...Missione compiuta.         

Riisa Naka
Siccome Miike Takashi è convinto infatti che estro e talento sono cose che andrebbero dispiegate in campi ben più impegnativi del cinema, come il motociclismo professionistico ("tutti sanno fare film, basta trovare un produttore, ma per il motociclismo ci vuole più forza, più energia, più genio...") sono proprio le scene motociclistiche quelle più riuscite dell'opera. Reiji riesce a conquistarsi, uno dopo l'altro, alcuni nemici del cuore (e uno, ferocissimo, è proprio un centauro fuori di testa) che ne apprezzano la stravagante comicità di fraseggio. Lui è spontaneo senza affettazione. Perfino Shuho Todoroki (il feroce boss che però proibisce il traffico di droga perché, nazionalista assoluto, non vuole nuocere alla gioventù nipponica sterminandola) ne è affascinato. 

Yusuke Kamiji, il motociclista
E Misaya Hiura, il capo della banda Alogi, alleata della Sukiya-kai, diventato suo fratello di sangue e di più ancora, si farà mitragliare gli arti inferiori, a costo di usare protesi per il resto della vita, pur di salvare la vita a Reiji, sollevandolo in aria per non farlo ferire. Sono gli improvvisi capovolgimento di fronte emotivo e agonistico, così come le budella che diventano farfalle di budella, che fanno grande, originale e bizzarro questo yakuza-movie.