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lunedì 4 novembre 2013

Miss Violence 2013 è greca. Esce nelle sale il balletto macabro di Alexandros Avranas

Roberto Silvestri 

Kalliopi Zontanou
Una tragedia greca sui e con i crimini di una famiglia senza emozioni, storpiata, degenerata, ipnotizzata e innaturalmente immorale. Insomma una metafora soffocante della Grecia patriarcale e fascistoide di oggi. Infatti. Leonard Cohen appoggia alla seguenza danzante di apertura la sua ballata - che si riferisce allo sterminio nazista degli ebrei - “Dance Me to the End of Love”. Perché questa Grecia  risponde come il cane di Pavlov agli ordini che vengono dalla società dello spettacolo, dall'immagine-fase-suprema-del-Capitale. Arricchitevi con ogni mezzo necessario.  E non ha più rapporti, se non violenti e repressivi, con la parte più giovane e consapevole della nazione. Come in Tunisia, Egitto e Siria....

Eleni Roussinou
I figli, i nipoti, infatti, nascono dopo. Dunque sono geneticamente più vecchi ed esperti dei loro genitori e dei loro nonni. Hanno accumulato più strati di umanità. Sono ricchi, emotivamente, sono potenti, sensualmente, sono belli, interiormente, e sembrano giovani e misteriosi: diventano così o i rivoluzionari in piazza o le vittime predestinate e sacrificali di un mondo cariato (sono rapiti, sono organi da trapiantare, sono costretti al suicidio perché 'anormali', sono materiale ostico ma eccitante da plasmare, oggetto di molestia e libidine, domestica soprattutto...) insensatamente ingiusto e violento, nonostante o proprio perché sono un'approssimazione a venire verso l'eternità, quasi divinità di ultima generazione. 

La famiglia (quasi) al completo
Che invidia ne aveva il poco rivoluzionario Alfred Hitchcock. Che rabbia gli facevano e come li trattava male.... Chi nasce oggi, non parte con alle spalle ben 2013 anni? Chi ha mai iniziato con così tante lune alle spalle? E la saggezza dei figli registi fa sì che dedichino al padre i loro film migliori, che non vuol dire certo i più affettuosi (si veda l'ultimo Luchetti). 

Per fortuna che c'è Halloween, la festa della vendetta giovanile davvero radicata nella nostra cultura europea precristiana (celtica), ma che infastidisce (chissà perché con tanto livore) tutti coloro che, avendo una certa età, non hanno neppure con il Natale (precristiano) un rapporto troppo sano. Quelli che pensano che Babbo Natale non esista, perché glielo ha detto il sacrestano. Invece. Ci sono i regali obbligatoriamente da fare, per placare la rabbia assassina dei figli, dei nipoti, dei bambini morti che ritornato a vendicarsi, spettri delle malefatte passate. Dolcetto o scherzetto? Ma dire scherzetto. Potrebbero appiopparti un'Alba Dorata.
Chloe Bolota, Angelikii

Da vedere e da discutere (ma il film vagheggia il ritorno del padre e di una famiglia sana, visto che questa è piuttosto insana, come corrispettivo premio del pagamento del debito? si chiede giustamente Luca Romano su Uzak) ora che esce nelle sale italiane e greche (dopo essere stato premiato alla Mostra di Venezia con il secondo posto in classifica, Leone d'Argento per la regia e coppa Volpi per l'interpretazione maschile), questo film greco glaciale, ma non indifferente a quel che sta accandendo ed è accaduto di orribile nel paese (le luci anti-olimpioniche, sarcastiche e ironiche, da sepolcro, sono di Olympia Mytilinaiou). I padri e soprattutto i nonni se lo sono venduto pezzo a pezzo, lo hanno distrutto nell'anima, dai dittatori colonnelli, e nella finanza, dopo le razzie olimpiche coordinate da vecchi partiti, conservatori e socialisti. E hanno lasciato alle nuove generazioni, e soprattutto alle teenagers, nulla, il ferro vecchio di un paese fallito, totalmente dissanguato e dissossato. Non solo dalla Merkel.

Miss Violence è un'opera radicale, costruita a puzzle, per piccoli pezzi contigui da incastrare (lo stile della nuova strana onda greca degli Yorgos Lanthimos o Carolos Zonars, ellittico ed estroverso, a comunicazione da rompicapo), ma non rigorosa formalmente, perché piena di errori, buchi e brandelli di vita. 

Eleni Roussinou
E' un mosaico impazzito, con le sue tante smagliature e distrazioni, ma ossessionata dal desiderio di farsi affascinare dalle vecchie immagini e anche dalle vecchie idee, che torna alla tradizione del buon cinema antico che raffigura i bambini e le bambine come persone più mature, saggie, etiche, profonde dei loro genitori e antenati (eredi sia di Ladri di biciclette che della svolta, dalla parte delle bambine, di Jane Campion). Ma qui le giovanissime non hanno più aiuto, né sponde. Sono sole. Anche le nonne sono ormai impazzite, perdute, affette da demenza senile... I nonni orchi.
Eleni Roussinou

 E' un interno di famiglia, sventrato fino a tirar fuori le budella, il soggetto del film, fotografato morbosamente di bianco e di azzurro crociato (i colori della bandiera) e quasi esclusivamente imprigionato dalle pareti domestiche (della Atene middle class di oggi), come universo concentrazionario, produttore, a livello industriale, di paranoia, liberatrice o celibe o mortifera. 

Reni Pittaki, la nonna
La piccola Angeliki (Chloe Bolota) e il suo misterioso salto nel vuoto dal quarto piano che produrrà l'unico piano sequenza 'a ombrello' del film, un virtuosismo estetizzante che trasforma l'operatore in un trapezista che si dondola sul vuoto,  verrà analizzato per 98 minuti: gli assistenti sociali sentono puzza di bruciato, ma la famiglia compatta - il nonno patriarca (Themis Panou), la nonna (severa e distaccata, Reni Pittaki), la psycho-mamma  Eleni (Eleni Roussinou), i tre figli/nipoti rimasti, la piccola Alkmini (Kalliopi Zontanou), l'unico maschietto Filippos (Konstantinos Athanasiades) e Myrto (Sissy Toumasi) che spiegherà per filo e per segno - tutto è detto in questo film senza pieghe o tessere mancanti, quel che sta accadendo - afferma compatta (o terrorizzata): incidente. Va salvaguardata l'economia domestica. Comunque la si fondi, qualunque corpo efebico e anoressico la sorregga.

Kalliopi Zontanou
Dunque se le nostre società continueranno ad essere basate sulla Famiglia - nel senso di sacra, alla Casini o mafiosa - siamo fritti. La famiglia in sé è una macchina della follia oltre che una istituzione insopportabile. Rileggiamogi Cooper e Laing, rivalutiamo la paranoia, come ottima macchina protettiva istintiva. Le pratiche incestuose sono strategicamente fallimentari (pensiamo alla Pretoria apartheid e afrikaner). In Grecia, sembra, hanno rubato anche la paranoia. E c'è stato (l'arte di arrangarsi nella crisi) uno scivolemento della famiglia mononucleare verso altro, verso una introversione ancora più sciaguratamente da Klan....


Il regista Alexandros Avranas
Miss Violencediretto dal greco Alexandros Avranas, all'opera seconda dopo Without, cosceneggiatore Kostas Peroulis,  è l'apologia sarcastica fino all'indignazione più tragica di una famiglia paranormale, identica a quella normalissima, e la prima scena la vede, festeggiare in festa, il compleanno della pargola undicenne con i festoni, le candeline, i palloncini, i cappellini di cartone e la torta. Poi via via, dopo il volo dell'angelo, si sprofonda in un allucinato mondo alla Ionesco, nella materia viscida dei sentimenti naturali affettati, fino a spuntare nella banalità del mostruoso e al finale splatter. 

L'interno piccolo borghese si svela a poco a poco come  esplicita macchina patriarcale della tortura mentale e materiale, della molestia come programma minimo, degli abusi ripetuti e continuati, dello sfruttamento della prostituzione soprattutto minorile, dell'incesto come stile di trasmissione di un comando, rito obbligatorio di iniziazione. Il tutto coperto dal perbenismo e dai riti ipocriti che conosciamo grazie alle chiese, cattoliche e cristiane più sessuofobiche (la chiesa russa e quella greco ortodossa), che ne hanno generosamente esibito e evidenziato abbondantemente questa qualità negli ultimi decenni. 

Themis Panou e Sissy Toumasi
Andiamoceli a cercare in casa, i mostri che sbriciolano le antiche civiltà. Non prendiamocela, dunque, con gli altri, gli estranei, i diversi gli extracomunitari, i rom, gli islamici o i tedeschi... Sono 'gli stessi', gli identici, i consanguinei, non gli alieni, gli sconosciuti, i diversi, i veri pericoli pubblici numero uno. E stilisticamente? Siamo più verso l'aggressività iconica di Haneke o Seidl, insostenibili, implacabili nel loro prussiano avanzare giocoso, innestato, a lampi, piuttosto che vicini al 'levare immagine dall'immagine' di Robert Bresson. Già, e anche l'intreccio è molto poco rigoroso. Estetizzante poi la cinepresa statica, quasi immobile, come una statua dorica di Avranas.

Angeliki, a sinistra, Sissy Toumasi (a destra),  Themis Panou al centro in alto e Kalliopi Zontanou
Torniamo alla storia. Tutto inizia dalla festa di compleanno di Angeliki. Spente le candeline l'adolescente va al balcone e si butta giù ridendo perché non ne può più di quel che lascia ai piedi del Partonene. Perché? Cosa succede in quella casa? Agli assistenti sociali (Maria Skoula e Kostas Antalopoulos) la famiglia ripeterà un omertoso: misterioso gesto incomprensibile o incidente, puro incidente. Invece... La metafora allude alla Grecia massacrata, violentata da tutte le parti, brutalizzata dal dittatore della Casa Europa (l'attore Themis Panou che lo interpreta sembra la copia carbone di Martin Schultz, il deputato Spd tedesco che battibeccò con Berlusconi al Parlamento Europeo e per il quale si preannunciò un radioso futuro nel cinema, e che adesso è presidente del parlamento europeo). 

La Coppa Volpi di Venezia a Themis Panou
O c'è altro? La sorella poco più grande commenta. Avrei dovuto farlo anche io. La mamma e la nonna hanno sguardi assenti, occhi che non vedono più. Siate paranoici da giovani, ripetiamo il consiglio di Laing, l'antipsichiatra, solo così resisterete al fascismo della famiglia borghese. Chi non riesce a fare il salto verso la paranoia, farà il salto del balcone.