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domenica 8 maggio 2016

Cannes 69 L'erotismo lesbico



Cannes

Mariuccia Ciotta

Il fermo immagine di Cannes 2016 non sarà il manifesto del festival, dal Disprezzo di Godard con la sua vertiginosa Villa Malaparte, ma Kristen Stewart, la Bella di Twilight con la bocca incollata a quella di SoKo, cantante pop e attrice francese, in un ribaltamento dell'erotismo divistico che quest'anno sulla Croisette lascerà la sua impronta. "Vivo nell'ambiguità del mio mestiere d'attrice ed è la cosa che amo" dichiara Stewart, che non vuole definire la sua sessualità, e vagabonda tra le stelle di ogni genere, capigliatura punk e aspetto androgino, per dire che il cinema stesso è "ambiguo".
Sono molti i film di questa 69a edizione sotto il segno della "femmina folle", a cominciare proprio dall'eccentrica coppia. SoKo recita in La danseuse (Certain regard, 13 maggio) la parte di Loie Fuller, pioniera del ballo moderno, icona della “danza serpentina”, nel suo incontro appassionato con Isadora Duncan (Lily-Rose Depp, figlia di Johnny). E ancora in Voir du Pays (Certain regard, 17) storia del ritorno traumatico di sue soldatesse dall'Afghanistan, una è ferita, l'altra ha subito un trauma psichico, insieme cercheranno di ritrovare la joi de vivre in un hotel a cinque stelle di Cipro.
Anche la protagonista della saga vampiresca è presente in due film, Café Society (fuori concorso), esordio nel mondo digitale di Woody Allen, che ha aperto l’11 maggio il festival in clima da età del jazz. E Personal Shopper (concorso, 17) di Olivier Assayas. Il rapporto feticistico tra l'"acquirente personale" e una grande attrice di Hollywood, che l'ha incaricata di acquistare abiti chic a Parigi, domina il film in un fruscio di sete e di allucinazioni sensoriali ai confini del paranormale. La fascinazione si ripete quando l'ex Biancaneve Kristen Stewart sale la montée de marche mano nella mano con Jodie Foster, maestra in tutto, con cui ha girato, bambina, Panic Room. Regista di Money Monster, (passato fuori concorso il 12) Jodie ha deciso il coming out a tempo ritardato per timore di deludere i fans mentre la giovane "allieva" è un'apripista spericolata dell'amore transgender.
Segnali di un cambiamento profondo, coltivato da Cannes dove il fascino dell'erotismo lesbico si è sprigionato con il film franco-tunisino La vie de Adèle (Palma d'oro 2013), seguito l'anno scorso da Carol, star Cate Blanchett interprete delle pagine di Patricia Highsmith.
Le drag king si declinano in diverse forme nell'attuale cartellone del festival, come in Elle (chiuderà il concorso il 21) di Paul Verhoeven, visualizzato nel corpo tormentato di Isabelle Huppert, divisa tra passioni divergenti così come l'ha disegnata lo scrittore Philippe Djion in Oh...
E, a sorpresa, Paolo Virzì, va sulle tracce di Thelma e Louise e mette in scena Valeria Bruni Tedeschi (che imita Vivian Leigh in Un tram che si chiama desiderio) e Micaela Ramazzotti (quasi un alias di Hillary Swank in Boy don’t cry) abbandonate non senza malizia una sull'altra nel poster di La pazza gioia (Quinzaine des realisateurs, 14). Il film è scritto da Francesca Archibugi e racconta la fuga delle due svitate, diversamente pericolose, da una comunità terapeutica alla scoperta del piacere fuori dalla gabbia dell'ordine mentale. Tracce di esperienze eversive - una madre che amò un'altra donna - corrono anche nell'italiano Pericle il nero di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio (Certain regard, 19). E anche in L'ultima spiaggia, documentario italo-greco (passato fuori concorso il 12) dove un muro, allusivo di altre barriere, separa uomini e donne, si fa sentire il godimento erotico liberato dalla disciplina familiare.

"Scene di sesso lesbico selvaggio" annuncia invece, senza sfumature, uno dei beniamini dei festival, Nicolas Winding Refn - danese, eletto miglior regista a Cannes 2011 - a proposito di The Neon Demon, "un horror sulla bellezza virtuosa e su quella malvagia" in gara il 20 maggio col suo tenebroso mondo di succhiasangue, metaforici ma non tanto. Modelle feroci divoratrici di potere sulla passerella losangelina (un altro leit motiv del festival, il mondo della moda), le donne "dracula" raddoppiano il desiderio con i loro canini fallici e moltiplicano il potere nel riflesso di sé. L'amore lesbo si trasforma così da spettacolo eccitante a temibile chiamata alle armi, come dimostra il manifesto di The Neon Demon dove un'elegante biondina esibisce il suo abito-divisa che sgocciola sangue.
Ancor più erotico ma sempre in forma di resistenza anti-maschile The Handmaiden (in concorso il 14) del sudcoreano Park Chan-Wook che estrae l'amore proibito dalla Londra vittoriana di Sarah Waters e dal suo romanzo Fingersmith per trasferirlo negli anni Trenta della Corea occupata dai giapponesi. Nell'ombra vellutata di un palazzo grondante ricchezza, si nasconde il viso pallido di una giovane donna reclusa dallo zio, e che vedrà nel suo doppio umiliato, l'ancella del titolo, la più dolce delle vendette. Cosa succede tra la padrona Hideko e la serva Sookee? Piccole mani guantate accarezzano, sguardi perversi toccano, la prigione diventa un luogo esclusivo per l'una e l'altra in questo lesbo-thriller del regista che prosegue l'attività di Lady Vendetta ma senza pistole e coltelli.
Intanto la giuria della Queer Palm, il premio destinato al miglior film su tematiche Lgbt, istituito a Cannes nel 2010, apre bene gli occhi in cerca del vincitore, e quest'anno sarà difficile non attribuirlo a una Lei, che dovrà assomigliare il più possibile alla principessa Elsa di Frozen (cartoon Disney), incoronata Queer e scelta per la campagna twitter pro-gay #GiverElsaAGirfriend.
Anche nel Marché spuntano titoli in sintonia con il mood della Croisette, come Below Her Mouth diretto dall'attrice-produttrice April Mullen, canadese, e distribuito dalla Elle Driver, nome del personaggio combattente di Kill Bill!.

Uno staff di sole donne, dalla regista alla camerawoman, si sono unite per questo film indie costato più di due milioni di dollari, e che "contro gli stereotipi della sessualità femminile" mette in scena due creature lunari, l'ex ballerina Natalie Krill e la svedese Erika Linder, corpo e viso cangianti, modella preferita di Tom Ford, Vogue, Marie Claire. Un ragazzo vestito da donna, o una donna vestita da ragazzo? Stessa domanda che George Cukor proponeva guardando Katherine Hepburn nel classico degli anni Trenta Il diavolo è femmina. Un "dramma disinibito" - l'ambiente, ancora una volta, è quello della moda - ovvero il weekend di fuoco di Dallas e Jasmine. L'obiettivo della Elle Driver e del suo crew femminile è anche di natura più materiale, perché oltre al nuovo "soggetto" del desiderio, in gioco ci sono i minori compensi riservati ad attrici e cineaste, che con Below Her Mouth si allineano alla protesta di Patricia Arquette sul palco degli Oscar: "E' arrivato il nostro momento di avere la parità di salario una volta per tutte, e parità di diritti per le donne degli Stati Uniti d'America".
Ed ecco che il sesso “separatista” si trasforma da pruderie a gioco di squadra, condotto da eroine come la francese Thérése Clerc, protagonista del documentario La vita di Thérèse (Quinzaine, 16 ). Una vita spericolata, che lei stessa racconta poco prima di morire, il 16 febbraio scorso. Sposata a vent'anni, casalinga, madre di quattro figli, Thérése si scopre omosessuale nei primi anni '70, divorzia e inizia la sua militanza nel Mouvement de Libération des Femmes, e a favore dei diritti gay & lesbian. E' considerata la più grande tra le paladine di Francia sul fronte della libertà sessuale.
Senza Thérèse niente Kristen Stewart, niente baci sulla Croisette.