Si è verificato un errore nel gadget

venerdì 30 agosto 2013

The Canyons. Il cinema si chiama Paul Schrader.Joe e La moglie del poliziotto


Lindsay Lohan
Mariuccia Ciotta

Venezia

Il cinema è tutto nel mirino di Paul Schrader, produttore, regista, critico cinematografico e nel suo Canyons (fuori concorso), lussuoso omaggio zero budget alla New Hollywood e ai quei cinema romantici con il frontespizio triangolare dove scorrevano i titoli al neon. Fotogrammi in bianco e nero di uno di questi monumenti al 35mm (“cos'è?” chiede un quindicenne nel film di Sono Sion) intercalano la storia scritta da un altro teorico del “trascendente” Bret Easton Elllis (American Psycho). Noir su noir, i due autori compiono slittamenti semantici dal “genere” anni '40, oggetto di un insuperabile saggio del regista di American Gigolo, alla morte del grande schermo per mano di quelle telecamerine invasive di cui Schrader si ricopre passeggiando per Manhattan nel suo corto per i 70 anni della Mostra. Nulla in contrario al digitale e al web, il cineasta interviene all'incontro stampa a fianco di Easton Ellis, ma certo le rivoluzioni generano caos, almeno all'inizio. Anche se da Internet e da un sito per progetti creativi e indipendenti sono arrivati i dollari per Canyons, durata delle riprese una settimana.

E dunque ecco Los Angeles perlustrata in ogni suo set leggendario, scandita dalla Sunset Plaza a Venice, da Westwood a Santa Monica, da Melrose alle colline di Hollywood con le sue gettate di ville faraoniche, meta dei turisti, visita alle dimore-mausolei dell'era d'oro del cinema. Ed ecco divi e divine ridotti a ectoplasmi, gonfi di nostalgia e di altre sostanze psicotrope come si vede dalla faccia di Lindsay Lohan, l'attrice più ricercata, dalla polizia. Le sue foto, di fronte e di profilo, infestato le riviste di gossip, ritratti della multicarcerata per violazione del codice stradale e per risse in stato di alterazione alcolica. Nessuna meglio di lei, un tributo alla Marilyn degli Spostati, dichiara Schrader, poteva interpretare il personaggio della disfatta Tara, ex aspirante attrice, finita nelle mani sporche di Christian, produttore di infimi filmetti web, interpretato dal vero campione del porno James Deen, amato dalle adolescenti che ne apprezzano i caldi virtuosismi sessuali in Rete.

Nessuno più ricorda il visetto bambino di Lindsay sdoppiato nelle gemelle di The Parent Trap (Genitori in trappola, '98), remake Disney del mitico film con Hayley Mills di David Swift (Il cowboy col velo da sposa, '61) e il seguito sempre in casa di Mickey Mouse, Herbie il super maggiolino (Herbie Fully Loades, 2005). Carriera deviata verso Scary Movie 5 e lo schedario della Lapd. Schrader la vuole icona del suo poema nero sul cinema in disfacimento in mezzo a una trama incrociata di gelosia e vendetta con lei ridotta a dar spettacolo erotico per voyeur solitari, carne in mostra per l'onanismo da tablet. Perché l'alternativa al gioco domestico del suo “produttore” amante con piscina, possessivo e compulsivo smanettattore hi-phone, sarebbe la sua precedente vita accanto a un ragazzetto disneyano, anche lui, però, irretito dalla voglia di successo, all'oscuro della fine del cinema e pronto a prostituirsi per una particina.

Schrader omaggia Brian De Palma, come lui espulso dalla macchina blockbuster e costretto a finanziamenti esili (ed europei) per l'ultimo, bellissimo Possession, riflessione matematica sul cinema perduto attraverso un'altra storia nero-erotica. E mima Vestito per uccidere con il suo James Dean-Deen che indossa tuta e guanti neri per trucidare una bionda. Nella magnifica fotografia di John DeFazio a colori pop, la città degli angeli dispiega la sua malinconia bellezza, e segue la videocamera ubbidiente alle traiettorie del regista che sogna quella sala buia con le insegne a luce intermittente.

Philip Groning, autore tedesco di Il grande silenzio, documentario estenuante (162') sulla vita in convento, tenta ancora un “film estremo”, quasi tre ore, con La moglie del poliziotto (concorso) diviso in capitoli di due o tre minuti l'uno, una specie di corsa ad ostacoli per l'occhio dello spettatore, costretto a un lavoro di montaggio in diretta al seguito della vita domestica di una giovane coppia con bambina nella religiosa provincia bavarese. Ogni frammento è chiuso dalla scritta “fine del capitolo 1” e dal seguente “inizio del capitolo 2” in un lento susseguirsi di moduli narrativi che, dice il regista, fanno da avvertimento a chi guarda: attenzione all'anima delle cose, soprattutto della bambina minacciata dal crescendo di violenza del dolce papà afflitto da un'impotenza sentimentale. La “preghiera” di Groning si articola in tanti fioretti, bimba che impara a far germogliare le piante, metafore della vita interiore, bimba che impara ad apprezzare perfino il padre cattivo, picchiatore della moglie, alla quale urla : “Sei tu la base della mia logistica”.

Lo stile rigoroso e “spirituale” di Groning rischia l'autoritarismo dello sguardo. E viene in mente, purtroppo, Jerome K. Jerome in Tre uomini a zonzo, viaggio in bicicletta nel paese di Groning, quando descrive i tedeschi, ciecamente perfezionisti , tutti in fila, dalla fine del primo capitolo all'inizio del secondo. Molto “logicistici”. Molto devoti. Era il 1900, e Jerome spaventosamente prevedeva l'attitudine teutonica all'ordine del '33.

Sorprendente Joe del 38enne David Gordon Green (vincitore del Torino film festival 2000 con il debutto George Washington) che entra in gara con una istantanea sul Texas, dove è cresciuto. La sorpresa è nel giro a vuoto di un film emozionalmente ambizioso che si disgrega fotogramma dopo fotogramma dopo un affondo sul degrado di un postaccio ai confini del nulla con un Nicholas Cage come sempre allibito. Impariamo però che i commercianti di legname abbattono illegalmente gli alberi dopo averli avvelenati, e ripiantano alberelli più robusti per più pingui incassi, evento che costituisce l'happy end del film, dove si susseguono scene di repertorio del genere, alcolizzati, bruti, cani cattivi, puttane, mogli e fidanzate oppresse. E dove il macho sfida l'altro macho fino alla resa dei conti. C'è qualcosa di marcio nel Texas.