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sabato 31 agosto 2013

Night Moves, il terrorista terrorizzato. I paesaggi interiori di Kelly Reichardt




Mariuccia Ciotta

Venezia

Jesse Eisenberg

Il paesaggio come narrazione, Kelly Reichardt non dipinge lo schermo, niente cartoline dall'Ovest nel suo Night Moves (concorso), forse inconsapevole omaggio al film omonimo (in italiano, Bersaglio di notte, '75) di Arthur Penn, ma una discesa nelle profondità delle immagini per scovarne la vita segreta. E' il landscape che ti guarda nei film della regista nata a Miami, studi d'arte, insegnante di cinema a New York, frequentazioni indie, sodalizio con Hal Hartley, lo sperimentalista di Amateur. Dalla costa Est, il viaggio l'allontana dalla civiltà in fermento e la spinge verso le terre lunari del West dove ha ambientato il suo splendido Meek's Cutoff (presentato alla Mostra di Venezia 2010), genere rivisto dagli occhi ipnotici di una giovane colona, su ispirazione del western esistenzialista di Monte Hellman Ed è ancora l'Oregon il set di questo eco-noir, che intreccia la poetica visionaria di Reichardt con le parole dello scrittore nativo dello stato americano, Jonathan Raymond, partner abituale della regista.

E' il luogo che domina i tre personaggi del film, Josh (Jesse Eisenberg, The Social Network), Dena (Dakota Fanning, La vita segreta delle api), Harmon (Peter Sarsgaard, Blue Jasmine), tre pen(s)osi attivisti verdi, irretiti dai boschi e dal fiume, catatonici irriducibili dell'ambiente. A che punto può arrivare l'estremismo politico? A bombardare l'Iraq? I tre si accontentano di far esplodere una diga idroelettrica, e come i Weather Underground, raccontati da Robert Redford, non mettono in conto i “danni collaterali”.

Josh lavora in una bio-cooperativa agricola, Dena è una “figlia di papà”, neo-Patty Hearst, e Harmon un equivoco ex marine a cui piace il suono delle esplosioni. Gruppetto male assortito, azione improvvisata. Ma Night Moves va al di là dalla fede ecologista dei tre, mossi dalla banalità di proclami anti-consumistici proiettati su un lenzuolo-schermo per pochi fans, e sprofonda in un thriller di assoluta perfezione. A cominciare dai preparativi dell'impresa, passo dopo passo, acquisto facile di un motoscafo, diecimila dollari cash, acquisto difficile di 200 chili di fertilizzante a base di nitrato d'ammonio, che fa boom, e non può essere venduto senza tessera sanitaria.

Reichardt pedina da lontano la ragazzina dietro il vetro del pickup dove i suoi complici l'attendono e lievita la tensione, come nel campo lungo del cottage in Intrigo internazionale. Che sta succedendo laggiù? Suspense vibrante tra le colonne di alberi scheletriti, sul bordo del fiume, nell'umidità della notte, dietro agli “ecoterroristi”, ombre mute, in missione per conto di Al Gore.

 
Sonnambuli, li seguiamo sul lago artificiale, a bordo della canoa fin verso la parete di cemento, il congegno del timer scandisce i fotogrammi, un'auto si ferma in panne e il cronometro batte il tempo sospeso. Dalla realtà materica del primo atto, Night Moves si avvia verso l'evanescente angoscia mentale e l'immagine si sgrana in bagliori e falsi piani. I contorni dell'azione si stingono, ed è il movimento interiore ad esplodere, Josh teme che Dena ceda al panico, un campeggiatore è scomparso dal greto del fiume invaso dall'acqua. Rivoluzione e sue conseguenze.

I “movimenti della notte” spostano il paesaggio dell'Oregon dentro l'anima dei protagonisti in un crescendo di pathos raggelato. I nemici non solo là fuori, ma qui accanto, pronti ad azzannarti alla gola, lezione di John Landis. O di Hitchcock con la fuga di Johsh verso la California e un Bates Motel che prende l'aspetto di un megastore di abbigliamento, camicie appese come corpi senza organi, e uno specchio ovale che riflette altri morti viventi.