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sabato 22 giugno 2013

Sms o l'erotismo infracellulare. Un documentario di Piergiorgio Curzi


Roberto Silvestri
Sms Save my soul di Piergiorgio Curzi, Italia, 2012, documentario, 60'
Il poeta Nicolino Pompa, protagonista di Sms Save my soul
Se vivi in un bel posto scrivi belle cose. Ma se vivi in un posto che si compiace della propria degradazione?
Se Jerry Rawlings fosse ministro italiano dell’ambiente risolverebbe in un batter d’occhio il problema della speculazione edilizia sulle coste, soprattutto laziali e calabre. Raderebbe al suolo, in una notte, tutti quegli obbrobri estetici e etici, cancellerebbe la tettonica che ha umiliato il panorama della costa attorno a Roma, Anzio, Latina, Reggio Calabria… restituendo turismo al paese, morale a Italia Nostra, una serie di architetti alle patrie galere e case non indecenti al popolo, come fece l’amico di Sankara, ad Accra, negli anni 80, con il quartiere a luci rosse (non per le prostitute, ma perché era malsano e ammorbante di suo).
Ma da noi di ministri marxisti eretici o ortodossi (oltretuttto militari, e abituati a far eseguire gli ordini celermente) neanche l’ombra. Eppure di marxisti c’è un gran bisogno. L’aria è tutta malsana. Così è interessante in modo particolare il lavoro documentaristico che da qualche anno Piergiorgio Curzi sta dedicando, con ambigua e ‘straniante’ grinta, ai marxisti dimenticati o ai comunisti ‘speciali’.
Assieme a Raffaele Brunetti, nel 2011, ha realizzato per esempio L’altra rivoluzione-Gorky e Lenin a Capri sull’università proletaria fondata nell’isola campana da Bogdanov e che, tra il 1906 e il 1912  ha ospitato esuli e sfornato socialdemocratici rossi e esperti, pronti alla rivoluzione bolscevica e ottimi giocatori di scacchi, come gli stessi Bogdanov e Lenin (che nel doc, frettolosamente, viene però accusato di quella svolta autoritaria e antiscientifica che isolando Bogdanov, e sotto gli occhi di un attonito ma timoroso Gorky, avrebbe portato alle contraddizioni dittatoriali del dopo 1930). Di scacchi Curzi tratta anche in questo nuovo lavoro, Sms, che sta girando con successo i festival nazionali specializzati in non fiction, dai Popoli di Firenze a Contest di Roma a Mix di Milano, dove è stato proiettato ieri.
Da sinistra Bogdanov, Gorky e Lenin a Capri
Sms – Save my soul è la storia, o forse è un mockumentary, di una ossessione erotico-compassionevole da epoca digitale ed è il ritratto di un poeta settantenne, poco femminista, ma vispo e vegeto, nonostante il solleone, scrittore solitario, affetto da "dongiovannismo immateriale" compulsivo, nonché padre di quattro figli (di cui uno scacchista).
E’ Nicolino Pompa, “sono solo un poeta a tempo perso”, che ruba agli annunci di lavoro di Porta Portese i numeri di cellulare delle ragazze che scrivono ‘in quel certo modo estroverso’, possibilmente minorenni ("se mi danno del lei sono vecchie"), contattandole e intrufolandosi nella loro vita infracellulare.
Nicolino si è  costruito così negli anni una fitta rete di relazioni virtuali (1500 circa, attualmente in rete circa 150) con donne anche maggiorenni, attratte e affascinate dai suoi versi industriosamente utilizzati in maniera combinatoria e scodellati ‘just in time’ da questo Casanova del ‘daje’ e dell’anti-ritrosia Tim. Rime baciate piene di passione, cinismo, tenerezza, volgarità, seduzione e furbizia (“sei nel quaderno delle persone che non dimentico” o “lontano dalla tua carne, cuore, mente, anche se mi menti lo fai adorabilmente” o “sciogliere fa rima con cogliere”).
“Non posso negare di avere iniziato questa pratica, nel 2003, con una diciassettenne, Chiara, poi così rispettata e così degradata nello stesso tempo: una storia meravigliosa e patibolare”. Insomma, l’inizio fu un po’ da porcellone, il seguito, invece, quasi ‘alla Califano’.   
Certo. C’è chi lo gela da subito o resta indifferente ai suoi sms, chi si incuriosisce, chi si sente molestata dall’insistenza di Nicolino, che ha una voce maschia e suadente, ma anche chi - commessa, impiegata, diplomata, disoccupata, ‘clandestina da 7 anni in Italia’ – abbocca alle esche d’amore, reagisce, è turbata, lo chiama e si ‘avventura’ in una corrispondenza vocale e segnica (che verrà sempre burocraticamente trascritta al computer) con uno sconosciuto che non vedrà mai, “qualunque cosa del reale sconfina sempre nel banale”, e che diventerà un angelo custode, un’alternativa sexy alla solitudine, un consigliere sensibile 24 ore su 24, una trasgressiva masturbatoria mano (virtuale) amica. “La tenerezza non sbaglia mai indirizzo”.
Nicolino Pompa è anche un padre che mantiene con i suoi quattro figli adulti (uno di loro è un regista teatrale che ha utilizzato i suoi versi per lo spettacolo Io guardo il mare; il più giovane un pankettone biondo; uno è lo scacchista timido e l’unica donna è ricoverata in brutte condizioni in una clinica) relazioni conflittuali e contradditorie, dure e franche, mai ipocrite, molto poco tradizionali, affettuose e famigliari. I suoi spazi domestici sono labirintici e oscuri, pieni di saracinesche, garage, librerie e cuniculi…l’ambiente perfetto dove William Wyler potrebbe far nascondere Samantha Eggar da Terence Stamp…
Il regista Piergiorgio Curzi
Piergiorgio Curzi ha incontrato e conosciuto Nicolino Pompa molto tempo prima di decidere di mettere in scena questa intervista di 60 minuti senza  domande, e di realizzare un documentario su come si recita la propria vita, intrecciando tacito dialogo tra amici (“vorrei che l’affetto per me sia superior all’affetto per il tuo film” dirà Nicolino a Piergiorgio) con un pianoforte romantico che ogni tanto jazzeggia, e frequentando con complicità e sensibilità versi, abitudini, ossessioni, tic, gentilezza, commozione  e la scontrosità tipicamente  ‘romana’ di un burbero benefico. Questo esempio di cinema-saggio - che non dimentica qualche escursione solitaria in auto al lago, mentre canzoni e ninne nanne danno il ritmo - sulla disperata inaffettività della vita nell’epoca dell’eccitazione riproducibile,  segue, nel patetico “fine del cammin di nostra vita”, il godimento del solo comunicare come appagamento erotico e sentimentale. Omoerotico, più che altro, come in ogni esibizione di machismo. E, a questo proposito, torniamo al comunismo. E leggiamo, dalla pubblicità di uno spettacolo teatrale interpretato da Nicolino Pompa, nel semiautobiografico ruolo di Paladino Sghembo in Come eravamo (aspettando il 68) 
“Nacqui fascista, figlio di fascisti, nipote di un gerarchetto, poeta marinettiano.
Ad anni 21, Tommy mi disse: “Quando parli tu mi sembra di sentire Marx, Engels, Lenin…ma, me fai capì perché te leggi er Messaggero?”. Diventai rosso e, con spavento, mormorai: “Mah…se vede…che sarooo…”. Poi, in un mezzo strillo: “
…DE SINISTRAAA!!!” e prorompemmo in un abbraccio a passo di danza. Feci in tempo (era la prima volta) a votare comunista, ora che avevo dichiarato la mia nuova fede, ma ero consapevole che, per tutta la vita, mi sarei portato appresso il fascista che mi viveva dentro…e mi accorsi, frequentando i Compagni, di quanto in molti di loro alloggiasse un fascista inconsapevole. Mi resi così conto che fascismo è “essere”, comunismo è “divenire”: essere comunista per me, da allora, significa “essere ogni giorno un tantino meno fascista”. Il mio cammino di artista, se artista poi sono, fu, di conseguenza, un mio frequente inciampare nelle contraddizioni di chi crede e spera che affermare di essere comunista significhi di per sé esserlo per davvero. La mia attesa e speranza di un ’68 sta in queste canzoni e in questi testi mascherati da cabaret, che furono scritti negli anni tra il ’64 e il ’68: anno in cui ebbe inizio “la Rivoluzione”, che volevamo fare…ma solo se c’era IRENE, a fare il tifo per noi!