martedì 19 settembre 2017

Il signor Rotpeter. Lezioni di umanità dalla scimmia di Kafka


Marina Confalone
Venezia a Roma: il film di Antonietta De Lillo è in programma il 19 settembre al cinema Eden, ore 22,30

Mariuccia Ciotta *

Chi è Rotpeter, fronte bassa, corpo peloso, abiti da professore, essere in divenire che sembra il frutto di un'evoluzione a metà tra Darwin e Bergson? Kafka dà un cervello pensante alla creatura mostruosa ma questa volta non la nasconde, ributtante, sotto il letto, anzi la fa salite in cattedra nel racconto Una relazione per un'Accademia pubblicato nel 1917, e che ha ispirato il mediometraggio di Antonietta De Lillo, Il signor Rotpeter, ideato dall'autrice di Il resto di niente insieme allo scrittore-regista Marcello Garofalo.
Il testo praghese si trasferisce a Napoli materializzato nel corpo prismatico di Marina Confalone che muta a ogni istante in una performance stupefacente, lo sguardo e i gesti in bilico tra natura selvaggia e coscienza di sé, tutto nell'avvincente monologo orchestrato tra un'intervista con voce off e lezione universitaria.
Il signor Rotpeter racconta di come passò dallo stato di scimmia a quella di essere umano, senza troppa soddisfazione. Persiste in lui la nostalgia di una vita libera, lasciata solo per trovare “una via d'uscita” quando lo schiusero in gabbia e fu costretto a imitare smorfie e tic dei suoi carcerieri, villain ubriaconi. Nozioni elementari, degrado necessario. Qualche anno dopo, 1963, Pierre Boulle riprese l'idea della scimmia filosofa e della regressione umana, conseguenza di egoismo, sopraffazione del più debole, avidità.
De Lillo compone quadri carichi di fascino, il lungomare napoletano che scorre sullo sfondo mentre il signor Rotpeter passeggia tra bancarelle e turisti, quasi un mister Hyde in pieno sole, personaggio già sperimentato da Marina Confalone sul palcoscenico. Facile per lei che viene dal teatro delle maschere, eppure incantevole per chi guarda il passaggio dall'interno di una casa dall'arredo esotico all'aula dell'università Federico II dove l'attrice napoletana si dondola con il suo gilè a righe, grugnisce e declama parole alate sul mondo tutto da rifare, e che offre ai “nuovi nati” lo zoo, ovvero il “posto fisso”, o il Varietà, luogo a rischio dove si finge d'essere qualcun altro. Ma il signor Rotpeter sospira e sogna di trovare una “via d'uscita” dalla civiltà degli uomini.

* da Alfabeta.2