Si è verificato un errore nel gadget

sabato 20 giugno 2015

Kirk Kerkorian a Hollywood. E’ morto l’imprenditore volante, il re della new Mgm



Kirk Kerkorian

di Roberto Silvestri 

Acquistare, vendere, riacquistare, rivendere. Societarizzare, segmentare, “snellire” l’azienda, licenziare, sbarazzarsi dei rami secchi, avere una visione planetaria del business… Il segreto del mercato non è solo acquistare a poco, riassestare e poi rivendere a moltissimo, come direbbe Catalano. E’ capire che i tempi stanno cambiando, ascoltando bene la canzone di Bob Dylan. E poi bisogna saper collegare il proprio nome a qualcosa di alto, a un marchio leggendario dell’immaginario, a un simbolo volante di “azione, audacia, bellezza e fantasia”, quel che unifica Mago di Oz a 2001 Odissea nello spazio, i musical di Minnelli a Tarzan, Via col vento a George Cukor, Tom & Jerry al ciclo Rocky

E’ stato proprio questo il colpo da maestro, da “pokerista nato”, del 344° uomo più ricco del mondo (31° nel 2006, secondo Fortune), un magnate americano venuto dal nulla che ha vinto giocando e bluffando contemporaneamente su vari tavoli perché era un imprenditore speciale, e puntava a diventare “il padrone dei sogni”. Come sappiamo molti dopo di lui lo hanno, malamente, sciaguratamente, imitato. Ma saranno al massimo burattini nelle mani di un’anonima e incontrollabile, e spesso malavitosa, forza finanziaria tipo Spectre. Lui invece è stato forse l’ultimo dei burattinai “indipendenti”.



Dalle stalle alle stelle
E’ scomparso qualche giorno infatti fa l’uomo, ex pugile, ex installatore di caldaie, ex pilota d’aereo spregiudicato e innovativo che ha anche cambiato la storia del cinema contemporaneo quando, attorno al 1968, è stato tra i fondatori finanziari della cosiddetta rivoluzione creativa “New Hollywood". I ghetti e le università bruciano? Usiamo quella forza atomica per cambiare tutto nel business tranne la propensione al profitto. Un capitalista trasformista che, nell’epoca della globalizzazione, ben maneggiando merci materiali e merci immateriali, culture millenarie e tecnica del just in time, ha modernizzato Hollywood e Las Vegas così come ha trasformato il sistema del trasporto aereo (durante la seconda guerra mondiale ha imposto per il trasporto tra gli Usa e l’Europa la rotta polare più breve e pericolosa, quella che passa per l’Islanda, evitando la sosta in Canada e accorciando il tragitto di 600 miglia) e l’intero mercato immobiliare, cui ha dato per primo obiettivi transazionali. Una biografia che, oltretutto, ci interessa particolarmente, intrecciata com’è sia a quella dei cineasti volanti (James Stewart, il suo "presidente" alla Mgm James Thomas Aubrey...) come il più misterioso produttore di Hollywood, Howard Hughes, che a quella di Giorgio Marchionne, il dirigente d’azienda che nel 2009 lo ha sconfitto nella scalata alla Chrysler. Già, chissà se il padrone italo-canadese della FCA e della Ferrari tenterà mai una ascesa a Hollywood….

Sopravvissuto al genocidio armeno, prova vivente che neanche ai turchi è riuscita la soluzione finale, l’odiato e amato Kirk Kerkorian, morto il 15 giugno scorso nella sua villa di Beverly Hills, è stato, a un tratto, l’uomo più ricco di Los Angeles. Supermiliardario, per molti anni ha controllato la Mgm - il leggendario Studio del leone ruggente fondato il 24 maggio 1924 da Samuel Golwyn e poi diretto a lungo dal mogul Louis B. Meyer – che lui ha acquistata per ben tre volte. Strappandola a Edgar Bronfman Sr. della Seagram dei whiskey canadesi nel 1969. Riprendendola – library fino al 1986 esclusa - a Ted Turner nel 1986. Rivendendola a Parretti nel 1990. E poi gestendola di nuovo dal 1996 al 2005. Una lunga, intensa storia di amore complicata da burrascosi divorzi. 


Tutto cominciò con l'acquisto di un aereo Cessna
Certo, secondo molti analisti, Kerkorian ha sadicamente sventrato e maltrattato di continuo, per trarne profitti sempre maggiori, indifferente al lignaggio, quel marchio reale, simbolo di “eccellenza creativa”. Ma è anche vero che la Mgm - nel “nostro firmamento più stelle che in tutto l’universo” -  è stata nel periodo classico, tra gli anni trenta e sessanta, la più conservatrice, conformista e accademica delle major (e anche la più scatenata e fanatica durante la caccia alle “streghe comuniste” degli anni 50).  Fu anche la prima a credere nel kolossal (fin dalla silent era, La grande parata, Ben Hur…) e nello star system come additivo chimico, a investire e a lanciare divi capaci di scatenare fanatismi isterici e goduriose crisi di astinenza, a cominciare da Ramon Novarro, Lillian Gish, Greta Garbo, Clark Gable… A strappare con l’astuzia e con la frode i grandi talenti alle major rivali (il produttore Irving Thalberg, per esempio, soffiato all’Universal), a sabotare certi artisti diventati troppo scomodi, costosi o irriverenti (da Eric von Stroheim ai fratelli Marx). Kerkorian dunque non era proprio “fuori schema”. Proseguiva una lunga e non sempre meravigliosa tradizione capitalistica.


Kirk Kerkorian con Cary Grant, la più sessantottina delle star di Hollywood 
Infatti chi conquista la Mgm diventa il Padrone del cinema: nel 1949 la Metro Goldwyn Mayer possedeva 31 teatri di posa, 3500 impiegati e 76 vedette (che nel 1976 vedremo tutte nel film collage sui grandi musical dello studio, C’era una volta Hollywood).  E’ il 1951 quando Mayer si ritira e lascia il suo posto a Dore Schary. Nel 1954 è stata l’ultima major a cedere le sue sale (dopo la famosa sentenza anti trust) e a concludere accordi con i network televisivi, inaugurando la produzione di film per la tv. Nel 1965 la Mgm torna ai vertici del box office con Il dottor Zivago, quinto incasso da sempre, con 48 milioni di dollari. Due anni dopo la Mgm di sdoppia, la società di distribuzione viene risucchiata dal conglomerato Loew (sigarette Kent, hotel, banche…) mentre il ramo produttivo va al colosso editoriale Time-Life, associato a Fortune e alle cartiere Eastex. 

La New Hollywood
Dopo molti avvicendamenti al vertice finalmente nel 1969 arriva Kirk Kerkorian che con 77 milioni di dollari compra il 35% della società in grave crisi. Socio di maggioranza piazza alla testa della compagnia il 21 ottobre 1969 (una terza scelta, dopo due rifiuti, consigliatagli dal comune avvocato Bautzer) James Thomas Aubrey jr., detto Jim o il Cobra che ride, ex capo del network Cbs. Tra i suoi più stretti collaboratori gli executive Herb Solow (sarà il responsabile dell’operazione seduci-giovani Fragole e sangue) e Doug Netter. Era il manager creativo e fuori schema che tutti volevano. Un'altra major smaniosa di riforme lo aveva già richiesto, la Columbia Pictures. Aubrey aveva conquistato il pubblico giovane della Cbs a forza di programmi dissacranti e demenziali come Beverly Hillbillies la perfetta concretizzazione della sua formula produttiva: broads, bosoms and fun, ampie vedute, tette e divertimento. Prende 4 mila dollari a settimana ma è senza contratto: "Se non funziono mi cacci".  Aubrey vuole cancellare dalla Mgm l'aura di old fashion che la paralizza. Kerkorian l'asseconda. E pur senza capirne molto di cinema nell'epoca del suo asservimento alla televisione, Kerkorian, da allora, ha contato più di tutti a Hollywood per circa mezzo secolo. 
La prima cosa che fa alla Mgm è sbarazzarsi – sacrilegio - del vintage, vendere all’asta, dal 3 al 20 maggio 1970, oggetti, scene e costumi cult, i preziosi pezzi unici, uno stock di materiale mitologico che rappresentava 45 anni di successi “made in Culver City”. Il sindaco di Los Angeles cerca invano di far diventare quei materiali patrimonio della comunità. Saranno invece proprietà privata dei ricchi cinefili feticisti (e perfino dell'avvocato difensore di Manson) indumenti di Spencer Tracy, le scarpette di Dorothy (Il Mago di Oz), i costumi degli Ammutinati del Bounty e di Tarzan, gli specchi, i candelabri e il letto di Marilyn Monroe in Come sposare un milionario, le scale sontuose e rotanti di The Great Ziegfeld, un carro armato Sherman, le scene da old town di Meet me in St.Louis, mille fucili, locomotive da western, armature medievali dei Cavalieri della tavola rotonda, il trono di Yul Brinner in Anna e il re del Siam… Non solo. Il bulldozer entra in azione per fare un po’ di spazio e vengono distrutte le piscine a cuore di Esther Williams, la villa coloniale di  Via col vento, la giungla di John Weissmuller, la magione di Philadelphia’s Story… André Previn, nelle sue memorie hollywoodiane, ha descritto il "cobra ridens" come se fosse un barbaro selvaggio e blasfemo capace di gettare nel cestino le più preziose partiture musicali del patrimonio Mgm. Roba da Isis…. 


Kerkorian, inizia il dopo Howard Hughes
Ristrutturazione feroce 
Ma il peggio verrà dopo. Il mercato è mercato. I costi vanno tagliati. La qualità non interessa al neoliberismo finanziario. Il 40% del personale è licenziato. 48 acri di terreno vengono venduti alle società immobiliari; si riducono i laboratori per il sonoro (da 28 a 15). Si vendono le copie della library e l’archivio dei nastri del dipartimento musicale, i soundtrack dei film (li comprerà la United Artists, con riedizioni – di successo - delle colonne sonore, a partire dal 1973), si trasformano alcuni studi in parchi a tema e centri di attrazione turistica, si chiudono gli uffici esteri e si trovano nuovi partner (come la Emi in Gran Bretagna) per distribuire i film in Europa. Si fermano i progetti troppo costosi, e assolutamente old fashion, come La Condizione umana da Malraux, che Fred Zinnemann sta preparando da tre anni con un budget allora stratosferico di 11 milioni di dollari. E saltano un’altra dozzina di film considerati troppo costosi, come due musical demodé con Julie Andrews,  Rosencrantz e  Guilderstein di John Boorman (il che permette a Antonioni di girare Zabrinskie Point, ma il film andrà male al box office, anche per il budget di 6 milioni di dollari, il doppio del previsto). 

Jim Aubrey, il bel rottamatore, viene criticato e nel 1986 si difenderà: "dovevamo interrompere l'emorragia continua di dollari, e le scarpette rosse di Judy Garland per me non avevano più alcun valore "intrinseco". Si può discutere, ma certo ha ragione da vendere quando dichiara, per giustificare la svolta calviniana d'autore (leggerezza contro pesantezza), film veloci e sotto il milione di budget: “Nell’epoca di Nixon e della sua maggioranza silenziosa, la tv narcotizza lo spettatore e se sono i giovani a tornare al cinema e dicono basta al mondo di plastica si tratta di fiancheggiare i desideri di questi ragazzi, colti e audaci, che detestano i poster sul prossimo film con Burt Lancaster & Deborah Kerr”, secondo una citazione che si trova in “Le cinéma américain d’aujourd’hui” (Cinema 2000/Seghers Paris 1975) di Théodore Louis e Jean Pigeon. Shaft infatti costa un milione di dollari e ne incassa 12. Sugli affari è uno squalo. "preferirei andare a letto con lui che negoziare con lui" confessa l'agente Sue Menger. Solo che gli autori andrebbero rispettati un po' di più. Aubrey invece è implacabile nel final cut. Controlla tutto spietatamente. Tanto che il regista Paul Magwood ritira il nome dai credit di Chandler: "Adesso è un film di Aubrey, ha perfino fatto rigirare alcune scene" dichiara alla stampa. The Wild Rivers di Blake Edwards viene tagliato pesantemente. "Tagli? - commenta il regista infuriato -  Ha estirpato il cuore del film perché ne sa di cinema quanto uno studentello al primo anno di regia". Il regista Herbert B. Leonard parla di stupro a proposito degli sforbiciamenti di Aubrey su Going Home, con Bob Mitchum. Famosa la litigata con un tipetto suo simile, Peckinpah, per Pat Garret e Billy Kid,  a cui taglia improvvisamente il budget, impedendogli di girare scene aggiunte e, secondo l'allora montatore Roger Spottiswoode, "elimina dal film proprio quei venti minuti a cui Sam teneva di più". L'allora presidente del sindacato registi Robert Aldrich cerca di opporsi a questi metodi, inutilmente. 
Queste riforme, questi tagli da Jack lo squartatore e questo “cambiamento” permettono comunque di tamponare una emorragia di profitti gravissima: le perdite nel 1969 erano state di 35 milioni di dollari, saranno solo di 8 milioni nel 1970. E dal 1971 torneranno i profitti: 16 milioni di dollari.    



Il filantropo 
La biografia di Kerkorian, imprenditore polivalente (aerei, gioco d’azzardo, mercato immobiliare, cinema, automobili…), è davvero interessante (compresa l’obbligatoria, per ogni Mito, infanzia poverissima da dropout) e per molti versi intrecciata all’Italia degli emigranti ingegnosi e coraggiosi. Non tanto per il celebre aneddoto di quando, boss della Mgm, non sapeva chi fosse Gina Lollobrigida, che pure era una diva della sua scuderia. Piuttosto per lo scontro industriale sia con l'avventuriero Giancarlo Parretti, per il controllo della Mgm, che quello, indiretto, con il collega Giorgio Marchionne per quello della Chrysler…. 

Anche se la sua generosità rimarrà leggendaria. “Al ristorante, anche con un conto da 10 dollari, 100 dollari erano una mancia sicura per il cameriere” ricorda al Los Angeles Times Jay Rakow, ex dirigente legale MGM che gestiva l'organizzazione filantropica di Kerkorian, la Fondazione Lincy, nata nel 1989, dopo un devastante terremoto in Armenia, per aiutare le vittime del disastro (la fondazione, come la società di investimento di Kerkorian, Tracinda Corp., prende il nome delle sue figlie, Linda e Tracy, adottate con la seconda delle sue tre moglie, la ballerina Jean Maree Hardy). Nel corso degli anni, la fondazione ha fatto donazioni che ammontano a $ 1 miliardo, tra cui più di $ 200 milioni per il settore ricerca medica dell’UCLA. Donazioni che si sono intensificate durante e dopo la grande recessione del 2008 e che avevano come condizione unica e inusuale quella dell’anonimato, nulla doveva essere dedicato al suo nome. La fondazione, chiusa nel 2012, ha finanziato scuole pubbliche, anche nella zona african-american di Watts a Los Angeles e le comunità povere di Las Vegas. E ha aiutato programmi di servizi sociali e rifugi per donne maltrattate. Secondo la leggenda Kirk Kerkorian  regalò all'ex campione mondiale dei pesi massimi di boxe Sonny Liston, il 29 marzo 1966, la villa con piscina e in mezzo ai prati nella quale il 5 gennaio 1971 Liston fu trovato morto. L’edificio, del valore di 64.000 dollari, si trova nell'esclusiva area di Paradise Township, al numero 2058 di Ottawa Drive .


Viva Viva Las Vegas
Ma andiamo con ordine.  Kirk Kerkorian, morto a 98 anni era nato a Fresno il 26 ottobre 1917 (o il 6 giugno del 1917 come scrive Hollywood Reporter?) da una famiglia della diaspora armena sfuggita al genocidio del 1915-16. Entra negli affari acquistando nel 1946 per 5000 dollari un aereo Cessna e lavorare come pilota civile privato. Poi nel 1947, per 60 mila dollari, acquista una compagnia di aerei charter, la Los Angeles Air Service, poi rinominata Trans International Airlines. Vende e ricompra tutto nel 1964. Pilota professionista guida i Dc3 con classe e perizia, molti anni prima di Sydney Pollack e John Travolta. Nel 1968 anche lui ha un momento di gloria, proprio come gli studenti e i Black Panthers che diventano padroni dei campus universitari. Infatti rivende Transamerica per 104 milioni di dollari e acquista il 30% della mega compagnia Western Airlines.

Nel 1962 aveva comprato 80 acri di terreno su quella parte poco sfruttata di Las Vegas che sarebbe invece diventata la celeberrima Strip, quella illuminata a giorno di Ocean’s Eleven. Mai 960 mila dollari sono stati spesi con tanto acume e lucidità imprenditoriale, visto che proprio su quel terreono  sorgerà il Caesar Palace di Jay Sarno che, per averlo, pagherà ben 9 milioni di dollari. Nel 1969 Kerkorian compra, attraverso la sua società immobiliare, International Leisure Corp., il resort Flamingo e fa costruire a Martin Stern jr. il più grande albergo del mondo, l’International Hotel (il primo casinò di successo fuori dallo Strip, il viale diventato il principale della città, grazie a ospiti d’eccezione come Elvis Presley che fa il pienone e Barbra Streisand).

Dello stesso anno, 1969, è il primo acquisto della Mgm, e degli studi di Culver City. Litiga con la Mpaa, ed esce dalla associazione, sia sulla struttura e sui giudizi dei ratings, che applicano il codice di autocensura, sia per le quote associative troppo alte. Nel 1973, dopo aver venduto i suoi due hotel nel Nevada al gruppo Hilton, realizza la sua cera magnifica ossessione: costruire il megahotel numero 1 al mondo, ancora più gigantesco e sontuoso dell’International,  l’Mgm Grand Hotel (che verrà distrutto da un incendio nel 1980). Intanto a Hollywood Kerkorian cambia passo, o volta pagina come piace dire a Renzi.
Ha deciso, su consiglio di Aubrey, di ridurre la produzione annua a una ventina di film a budget ridotto (da 2 a 4 milioni di dollari). Qualcuno va bene (La figlia di Ryan di David Lean, ma non mancano feroci scontri tra Aubrey e Lean per il budget gigantesco) qualche altro è un fiasco (Fragole e sangue, di Stuart Hagman, nonostante la tematica giovanilistica alla moda, ma fa immagine). Il colpo di genio è l'invenzione della black exploitation. Il pubblico nero è aumentato infatti in maniera considerevole e i due Shaft di Gordon Parks, o Black Caesar di Larry Chen conquistano subito quel 6% di mercato tutto african-american. Del 1972 sarà realizzato anche Sky Jacked (Il pilota dell’aria) di John Gullermin con Charton Heston pilota pazzo che dopo aver bombardato il Vietnam chiede asilo politico in Urss. E poi Distretto 13 le brigate della morte di John Carpenter, Telefon di Don Siegel, Convoy di Peckinpah, Halloween, Hardcore di Schrader, Fog, Il grande uno rosso di Fuller, California Dolls di Aldrich, Ricche e Famose di Cukor, Il serpente alato di Cohen, I predatori dell’Arca perduta e Il colore viola di Spielbergper capire meglio la linea politico-editoriale, radicalissima, durante il suo primo decennio hollywoodiano.  



Le cose si complicano nei rapporti tra Aubrey e Kerkorian dopo 4 anni per il progetto elefantiaco dell’Mgm Grand Hotel, un edificio da 2000 camere a Las Vegas, e per la produzione di un costoso megaspettacolo alla Ziegfeld, “Hollywood Hollywood”, cosa che costringe “il cobra che ride” a sbarazzarsi della società di distribuzione (solo nel 1981 acquistando la UA riprenderà in mano la distribuzione) e a tagliare il numero dei film prodotti annualmente da 20 a 8, a aumentare la quantità di tv-movies, oltre che accentuare le coproduzini con il Regno unito (il meraviglioso In viaggio con la zia di Cukor, Lady Caroline Lamb di Robert Bolt, 1972) o con altri partner europei (Il serpente del francese Henry Verneuil, 1973). A quel punto però Aubrey lascia, torna ad essere produttore indipendente e sparisce nel dimenticatoio prima di morire negli anni 90. Solo Sherry Lansing, la prima donna che ha diretto un megastudio, la 20th Century Fox,  gli è restata amica fedele e ha dichiarato nel 1986 al Los Angeles Times:
Jim è diverso. Fa il lavoro sporco. Jim è uno dei pochi capaci di dire: "il tuo film non mi piace". Questa franchezza è disarmante per chi è abituato all'ipocrisia zuccherosa che circonda chi ha bisogno di approvazione e vede qualcuno che non lo fa. Miti e leggende cominciano a circondare quel tipo di persona.

James T. Aubrey, il presidente della Mgm di Kerkorian per 4 anni 

Verso la Chrysler  
Ma torniamo al super capo.
Nel 1976, dopo aver rivenduto alla Western Airlines il 17% delle sue azioni per 30,6 milioni di dollari, tenta, senza successo, la scalata alla Columbia Pictures. Nell’81 prova a comprare sia la United Artists (e ci riesce sborsando 380 milioni di dollari) che la 20th Century Fox, ma quest’ultima diventà proprietà di Marvin Davis. Nel 1982 fonda la Mgm/UA affidandola al produttore Alan Ladd jr.  che diventa un colosso anche nel mercato homevideo. Il suo pallino è quello di trasformare Eddie Murphy nel nuovo James Bond. Sogno irrealizzato. Nell’84 tenta la scalata alla Walt Disney Company (ma intervengono perfino Spielberg e Katzemberg per impedirglielo). Nel 1986 Ted Turner acquista per un miliardo e mezzo di dollari la Mgm, ma a causa dei debiti pregressi manterrà il controllo degli Studios solo per 76 giorni e alla fine riuscirà a conservare solo l’archivio di film Mgm (circa 3000 film realizzati prima del 1986, e tra questi anche Via col vento,  indispensabili per rifornire la sua tv cavo) ma non il logo, i centri di produzione, i teatri di posa e la distribuzione. Gli analisti dissero che si trattò dell’ennesimo affare perfetto per Kerkorian.
Nel 1987 Kerkorian fonda una compagnia aerea, la Mgm Grand Air e decide di comprare il Desert Inn e il Sands Hotel a Las Vegas.  Nel 1990 l’uomo d’affari italiano Giancarlo Parretti assieme a Florio Fiorini, a capo di una cordata piuttosto misteriosa, acquista la Mgm per 1,3 miliardi di dollari (uno dei peggiori investimenti della storia hollywoodiana) ma in meno di un anno la banca francese Credit Lyonesse subentrerà a Parretti perché insolvente (Dustin Hoffman si vede rifiutato un suo assegno perché scoperto…) e anche peggio (e dovrà coprire un passivo di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, che ripianerà poco a poco producendo tra l'altro film come Get Shorty di Barry Sonnnefeld, 1995 e The birdcage di Mike Nichols, 1996). Nel 1990 Kerkorian intanto, già presente sul mercato dell’auto con una quota nella General Motors che nel 2005 è del 7,2%) ha comprato il 9,8% di Chrysler Corp. Quota che passerà al 10,2 nel dicembre del 1994. Nell’aprile del 1995 la Chrysler rifiuta una proposta di acquisto (22,8 miliardi di dollari) di Kerkorian e dell’ex presidente del consiglio di amministrazione Lee Iacocca. Nel 1996 il magnate armeno-americano compra per la terza volta la Mgm per 1.3 miliardi di dollari, assieme al broadcaster australiano Seven Networks. La gestione francese aveva rimesso in sesto gli studi e della rinascita creativa del marchio approfittò Kerkorian che comprò all’asta gli studi, cercò anche di acquistare per 11 miliardi di dollari la Universal che però andranno prima alla francese Vivendi e poi alla Nbc), per poi rivenderli nell’aprile del 2005 a un consorzio guidato da Sony Corp. Il gruppo, che ha pagato circa $ 4,9 miliardi, incluso il debito, era interessato a produrre il nuovo film di James Bond. A quel tempo, il Los Angeles Times ha calcolato che Kerkorian con quella vendita ha fatto un profitto di 3,5 miliardi dollari. E nel 2010 la Mgm Sony ha presentato istanza di fallimento...Nel 1998, mai domo, Kerkorian aveva acquistato l’archivio cinematografico della PolyGram. Ma già nel 2002 la Mgm è in vendita. Continuano gli investimenti in megaresort a Las Vegas (Mirage Resorts, nel 2000, Mandalay Resort Group nel 2004) e diventa assieme a Sheldon Adelson il secondo padrone della città e il re del gioco d’azzardo. Dal 1998 inizia lo scontro con la Daimler-Benz per l’acquisto di Chrysler, portata in tribunale da Kerkorian per frode. Nell’aprile del 2005 una corte federale dà ragione alla società tedesca (confermando la sentenza in appello nel 2007).