Si è verificato un errore nel gadget

lunedì 13 gennaio 2014

Sempre più nero e marxista. Sulla comparsa e sulla scomparsa di Amiri Baraka.

Amina e Amiri Baraka


di Roberto Silvestri






Newark, New Jersey. Non è solo un aeroporto, piuttosto conosciuto dai turisti. E' la città della grande cantante di jazz Sarah Vaugham. Amiri Baraka allo Skippers Pub di Newark le aveva dedicato 4 anni fa un suo poema, The Lullabye of Avon Avenue. Adesso qualcuno dovrà dedicare un poema a lui. A questo grande cittadino di Newark, scomparso qualche giorno fa. Importante capire bene dove nacque. Intanto godiamoci il video di quella serata, lo ha diretto Noah K. Murray. Si intitola The Star-Ledger.


Perché Newark fu una capitale incandescente, una base rossa occidentale nella geografia emozionale della mia generazione sessantottina. Quella rivolta transetnica, irreversibile, del 1967 contribuì a smantellare il sistema razzista e fascista dell'apartheid negli Usa. E le anime belle di quella città dettero il loro alto contributo più che situazionista. Scoprimmo che erano per la maggior parte anime belle e nere. E che il ruolo dell'artista black, avremmo poi letto nel 1966, nella raccolta di saggi Home: Social Essays, era proprio quello di "aiutare la distruzione dell'America così come la conosciamo". Quell'uomo bianco e suprematista andava spazzato via dalla storia. 

Jones, le Roi. Chi aveva scritto quelle parole era tra gli insorti del 1967, Jones, le Roi, un artista minuto di statura, di pelle scura, voce incendiaria, occhi grandi grandi, una energia e ambizione smisurata... Oggi è riconosciuto come una delle otto figure chiave della letteratura african-american di sempre, assieme a Phyllis Wheatley, Frederick Douglass, Paul Laurence Dunbar, Langston Hughes, Zora Neale Hurston, Richard Wright e Ralph Ellison, secondo la classifica di Arnold Rampersad sull'American Book Review. 


Amiri Baraka con la foto di Paul Robeson alle spalle
Teoria e pratica. Musica e fatti. Però credo che Leroi Jones-Amiri Baraka abbia più degli altri contribuito ad alcuni cambiamenti concreti. Per esempio. Senza il suo appoggio e attivismo, anche nella comunità ispanica e delle altre minoranze etniche, nel 1970 non sarebbe mai stato eletto il primo sindaco nero di Newwark,  Kenneth Gibson, primo african-american a guidare una metropoli Usa. 

America 1958. Ma se non riusciamo a far capire il sapore dell'epoca ai giovani di oggi, che neanche le comiche di Charlot e i muti di Oscar Micheaux hanno mai visto in primetime tv, e con difficoltà mettono in ordine le memorie del passato, ricordiamo che si viveva in un mondo che considerava normale, quasi un atto dovuto, supersfruttare chiunque non avesse che il proprio corpo da vendere; dividere i gabinetti per bianchi da quelli per 'colored'; linciare o impiccare i nigger più impertinenti; ammirare sui quotidiani le foto dei marines spedite alle mogli, che li immortalavano, sorridenti, con le teste mozze dei vietcong in mano.

E siccome il New Yorker se la cava, oggi, per raccontare la vita e le opere di Leroi Jones o meglio Amiri Baraka, focalizzandosi soprattutto sulla sua epoca hipster e beat, e prediligendo il privato, attraverso le memorie della sua prima moglie (dal 1960 al 1965), culturalmente a la page, ma politicamente meno appassionata, perché oggi i tempi sono cambiati, l'ideologia della non ideologia trionfa, vorremmo contribuire con questo ricordo a un nuovo cambiamento dei tempi. Oltre che parlare di cinema.


Amiri il rosso. Non si può rendere omaggio a Baraka senza parlare della sua militanza politica avveniristica, del suo glocal-maxismo, o senza nominare il Congress of African People (o dimezzandolo, ricordando solo la sua anima gemella culturale, il Black Arts Movement) come se non fosse quella la sezione aurea del suo intervento artistico-culturale. E i suoi sette figli, tutti politicamente impegnati e attivisti artistici, che il padre ha sempre fiancheggiato e aizzato. E i suoi drammi esistenziali: il diabete, che lo affliggerà sempre. La morte violenta di una delle tre figlie, Shani, nel 2003. L'assassinio della sorella Kimako, attrice, danzatrice e coreografa, nel 1983. L'accusa di essere troppo violento nel suo fraseggio (sempre). E quello di essere antisemita, a causa di una poesia, scritta dopo l'11 settembre, Somebody blew up America, nella quale utilizzava come materiale poetico la leggenda metropolitana del gruppo di ebrei che, avvertito del probabile attentato, non andò a lavorare alle Twin Towers quella fatale mattina. Una poesia che lui mai rinnegò di aver composto ma che gli costò - immaginiamo il suo dolore - la perdita simbolica del titolo di 'poeta laureato' dello stato del New Jersey. Ma torniamo indietro nel tempo.  





Il ghetto di Newark saltò in aria - per iniziativa autonoma proletaria -  il 12 luglio del 1967 (26 morti) nel corso di uno dei tanti riots neri (San Francisco, Detroit, dove i morti furono 43, centinaia i feriti, migliaia gli arresti: ma ben 329 rivolte scoppiarono in 257 città, durante tutti gli anni sessanta) che misero con le spalle al muro il sistema riformista, poliziesco e inguaribilmente segregazionista Usa; il consenso popolare alla "lotta alla povertà" del presidente democratico Lyndon Johnson; il metodo pacifista di lotta african-american di Martin Luther King (che infatti cambio passo e fu subito assassinato) e l'aggressione anticomunista scatenata in Vietnam e nel sud-est asiatico. La democrazia ogni tanto si inceppa. Bisogna dargli qualche botta in testa per farla ripartire... Ma non sempre riparte.

Cointelpro for ever. Tutto questo, infatti, in un crescendo tipico di quel decennio (ne sappiamo qualcosa in Italia) di orrori e terrori militari, esteri e interni: il programma nuovo di zecca dell'Fbi "Cointelpro", per esempio, ovvero la lotta senza quartiere diretta dall'Fbi (scatenando provocazioni, inventandosi trappole, seminando zizzania, producendo macchina di fango e 'sbatti mostri in prima pagina' a gogò) contro i neri ribelli, indocili e sovversivi, e le loro organizzazioni politiche, fu applicato scrupolosamente per incarcerare senza prove (Angela Davis) ed eliminare moralmente o fisicamente, e senza troppe seccature, molti proletari drasticamente critici: le "quattro bambine di Birmingham", Medgar Evers, Martin Luther King, Malcolm X, Bobby Hutton, Fred Hampton, Mark Clark, John Huggins, Alprentiche "Buntchy" Carter, Jimi Hendrix (altro che eroina!), i fratelli Soledad, l'intera struttura del Black Panthers Party, etc... Dunque quando sentite alla tv che si spediscono pallottole o bombe nelle case dei politici, chessò, filo Tav, per prima cosa chiedetevi. Come mai il giornalista non va prima in questura a indagare se per caso non siano stati magari loro a spedirle per primi? Un tribunale di riconciliazione in Italia cosa si aspetta a creare?


Spionaggio totale. Richard Nixon seppe approfittarne politicamente, del trambusto che aveva così ingegnosamente creato, per diventare poi presidente (1969-1973) e peggiorare le cose. Per esempio, Cambogia a parte, creando una rete interna foltissima formata da 7000 agenti informatori-provocatori-pusher nei ghetti che spiavano diffondevano falsità ed eroina o fabbricando una ingegnosa legge anti riot che permetteva l'arresto arbitrario (e federale) di chiunque fosse fermato per assembramento sedizioso (in tre o più) nel caso avesse precedentemente fatto solo telefonate interrurbane o spedito lettere fuori del proprio stato...)...   

The Black Power Party. Ma tutto questo sanguinoso ribollire sociale ci fece conoscere, anche in Europa, 'nero è bello', la grandezza dell'arte, della cultura e della cultura politica degli african-american, che da schiavi erano diventato cittadini americani, di più avanzata generazione (come vedremo poi anche alle olimpiadi, a Miss Mondo e sui campi di basket e d'atletica). L'affermative action si vede perché fa tanta paura ai reazionari. Perdono la testa, delirano, lo chiamano razzismo alla rovescia. Per questo Lincoln di Spielberg è il più grande film del decennio. Come si dice in Fai la cosa giusta. Dagli anni 80 in poi qualunque ragazzino al mondo ha desiderato consciamente o inconsciamente essere Michael Jackson. 


Black is beautiful. Scoprimmo chi erano e che erano così vicini alle nostre lotte e sensibilità scrittori, musicisti, leader politici, organizzazioni, modelle e moltitudini insorte nei e coi capelli crespi: Rap Brown, Jim Brown, l'Sncc, il Core (Congress of Racial Equity), Antonio Fargas, Stokely Carmichael, Tamara Dobson, Watts messa a fuoco nel 1965, il detective ammazzacattivi Shaft, la Motown, Jim Kelly, il free jazz, Huey Newton, la Lega degli operai neri di Detroit, Martin Glaberman, Pam Grier, C.L.R. James e il suo iper-comunismo antillano post-trotziska, Mumia Abu-Jamal e... Leroi Jones.

Imam Amiri Baraka. Fu arrestato infatti proprio nel corso di quella rivolta di Newark, e poi condannato a due anni e mezzo di carcere (ne scontò molto meno), il poeta, drammaturgo, saggista intellettuale, militante nazionalista nero, musicista, pittore e rivoluzionario internazionalista, allora trentatreenne, Everett LeRoi Jones, laurea alla Howard University (e in quel campus gettò via quell'Everett), studi alla Columbia, tre anni di servizio militare in aviazione (espulso per letture comuniste non consentite), morto qualche giorno fa a 79 anni e che proprio a Newark era nato durante la grande depressione il 7 ottobre del 1934. I genitori gli insegnarono a lottare per il proprio popolo e ad amare la musica. Il papà era postino. La mamma assistente sociale. Leroi suona il piano, la tromba e la batteria.
Come in un film di Spike Lee.

Cresce, artisticamente, al Greenwich Village di Manhattan, vivendo la boheme del Lower East Side, ascoltando be-bop al Blue Note e al Village Vanguard, o come si chiamavano allora i club di punta in quegli anni, fondando Yugen, una rivista letteraria assieme alla sua ragazza bianca, colta ed eccentrica, Hettie (autrice dell'autobiografia How I Became Hettie Jones), frequentando il pittore Bob Thompson e gli scrittori white e ribelli Charles Olson, Frank O'Hara e Gilbert Sorrentino, pubblicando con le sue case editrici, la Totem Press e la Floating Bear (in coproprietà con Diane Di Prima) i poeti della beat generation, trasferendosi poi nella più protetta Harlem, dopo l'assassinio di Malcolm X (1965). A casa sua per un certo tempo vive Nina Simona. John Coltrane è uno degli amici più stretti, assieme a quel nero alto e dagli occhi azzurri che viene da Trinidad e che sa tutto di Shakespeare, Marx, cricket e The Mighty Sparrow. Una testa rinascimentale che gli farà da maestro rivoluzionario, Cyril Lionel Robert, C.L.R. James.


I tre mondi alla riscossa. Infatti, intanto, politicamente, si entusiasmava per la grande stagione del terzo mondo insorgente, dalla vittoria maoista del 1949 alla liberazione cubana dalla dittatura Batista di 10 anni dopo, dai movimenti indipendentisti africani (non solo algerini) al progetto socialista di Nkumah in Ghana. 



Le sue letture? Oltre a Burroughs, Corso e Kerouac, Aimé Césaire, Ngugi Wa Thiong’o, Amilcare Cabral, Agostino Neto, Nelson Mandela, Nyerere, Sekou Touré, W.E.B. DuBois e George Padmore, i mille volumi dell'amico C.R.L. James e Frantz Fanon (e in particolare Pelle nera, maschera bianca e I dannati della terra che, come si sa, restano tuttora i libri d'afffezione di Bossi, Maroni e Calderoli). 

Sposata poi l'ebrea americana Hettie Cohen, due anni dopo aver scritto il suo primo dramma d'amore, A Good Girl Is Hard to Find (1958), e nate òe figlie Kellie (poi storica dell'arte) e Lisa (scrittrice e sceneggiatrice), a 26 anni Leroi Jones pubblica, al suo ritorno dall'Avana, il saggio appassionato Cuba Libre, e l'Fbi di Hoover da allora cominciò a mettere sotto più stretto controllo quel traditore castrista già arrestato nel 1961 durante una manifestazione alle Nazioni Unite in solidarietà con Patrice Lumumba, il presidente del Congo democraticamente eletto ma poi indocile e dunque assassinato per volontà e ordine delle potenze occidentali. A 27 anni uscirono i suoi potenti libri di poesia Preface to a Twenty Volume Suicide Note e Dead Lectures, ammirati per le sonorità blues, la provocatoria fantasie, il feroce e sferzante umorismo. E poi un libro di racconti (Tales), i drammi politicamente inquieti The slave, The toilet (1962), The Dutchman (1964), che vince il prestigioso Obie Award assegnato dalla rivista Village Voice, e che, con il successivo Four Black Revolutionary Plays (1969), metteranno alle corde l'off off Braodway imponendo una nuova ipotesi di azione scenica, tra realismo e surrealismo, viscerale e metaforico nello stesso tempo, come fondendo insieme grafica Living Theatre e fonica Carmelo Bene. Del 1965 è il primo romanzo, The System of Dante's HellInfine pubblica una raccolta di saggi politici e sociali che Feltrinelli tradusse con il titolo Sempre più nero. Nel 1967 si converte all'islam.  Entra nell'organizzazione dei musulmani neri di nome Kawaida. Divorzia e sposa la poetessa nera Sylvia Robinson che cambia il nome in Amina.

Già, Leroi Jones intanto si era sbarazzato di ogni sapore anglofono, africanizzandosi in Imam (o Imamu) Amiri Baraka, e stava diventando il più grande scrittore poeta saggista e drammaturgo free del Potere Nero (l'idea forza coniata da Carmichael nel giugno 1966: "Black Power"). Poi, allontanatosi dall'islam e avvicinatosi al marxismo e al panafricanismo, viene eletto segretario generale nel 1972 di una organizzazione politica panafricanista rivoluzionaria, non dogmatica e innovativa, nata qualche anno prima, il Congress of African People (Cap), che coordinava proprio le sezioni, operative in 15 città, del Black Power Party e del Black Arts Movement ed era piuttosto vicino al Black Panther Party. Scompare anche 'Imam(u)' dal suo nome. La cosa non gli impedirà di diventare il meno accademico dei professori, insegnando storia e cultura african-american all'università di New York/Stony Bronx dal 1985 fino alla pensione, nel 2000.
 


Gli infiltrati e le provocazioni. Però, a causa del programma rivoluzionario e di classe, più che nazionalista nero (e dal 1974 sempre meno collegato alla ortodossia maoista), il Cap aveva subito le costanti provocazione poliziesche e del gruppo africanista-folklorista Us di Ron Karenga, proprio come la Lega degli operai neri di Detroit aveva dovuto combattere le infiltrazioni dei fascisti travestiti da vestali dell'iperviolenza rivoluzionaria (studiare bene il gruppo Breakthorugh, Sfondamento, per riconoscere un black block da un altro black blok). La novità di questo partito Cap, rispetto per esempio a organizzazioni molto vicine teoricamente e altrettanto combattute (il New Jewel di Bishop a Grenada o Potere Operaio in Italia) era che il comando politico e la pratica territoriale veniva assunto direttamente più dai poeti, dagli artisti, dai musicisi e dai cineasti che non dai politici di professione o da scienziati e filosofi. Come se Mario Schifano o Aberto Grifi o Massimo Urbani, invece di Toni Negri o Franco Piperno; o Franco Fortini, Straub-Huillet e Piero Vivarelli, invece di Luciana Castellina e Lucio Magri, avessero non solo finanziato o aiutato dall'esterno il 'partito dell'insurrezione' oppure il manifesto/pdup, ma contribuito in prima persona al suo design strategico attraverso una rete fitta e laboriosa di gallerie d'arte, librerie, sale concerti e cineclub. Sarà il sogno infranto del cinephile Thomas Sankara, 5 anni presidente del Burkina Faso. E' la cultura che sviluppa, non lo sviluppo che permette la cultura...di un soggetto politico.  Black Spring è il film del 1968 che Amiri Baraka girò come regista per raccontare proprio questa nuova, vitalissima, ribollente, militante scena artistica rinascimentale black e l'intreccio tra vecchio e nuovo nazionalismo nero. 

Però anche il Cap fu progressivamente distrutto non tanto dalle lotte intestine e dal cambiamento di scenario internazionale (divisione tra filocinesi e filosovietici in Africa) ma dalla repressione in casa. Che negli Usa diventa particolarmente più violenta quando sorge minacciosa all'orizzonte una organizzazione proletaria che si pone come antitesi al mondo unico, alla religione unica, del 'capitalismo reale' (era successo alla fine dell'800, a ridosso della rivoluzione sovietica, durante il rooseveltismo e nel 1945-1948). 

Assata Shakur, Walter Rodney in Guyana, e poi Allende, Bishop e Sankara, furono tra le prime vittime di quel ventennio nero (1970-1980) di controrivoluzione che porterà alla rivincita neoliberista. Ma anche (vitalità degli anni 80) abbiamo assistito alla insorgenza della musica rastafari e world, del rap e dell'hip hop, alla emergenza di trascinanti talenti letterari, pittorici e cinematografici neri, alla liberazione dal fascismo in Grecia e Portogallo, alla indipendenza delle colonie portoghesi, alla vittoria irreversibile in Vietnam, alla fine dell'aggressione in sud est asiatico, a Solidarnosc, e poi via via al Sudafrica senza apartheid, all'America Latina sganciata da Wall Street, al primo presidente african-american a Washington...


Fu soprattutto a livello artistico che il Cap (che dal 1976 divenne Lega dei comunisti rivoluzionari) continua infatti a esistere e operare fino ai giorni nostri, soprattutto dopo il fallimento del sesto congresso panafricano di Dar el Salaam (1974) quando nonstante la mediazione di Nyerere, il presidente della Tanzania, lo scontro tra i 500 delegati in rappresentanza di 52 delegazioni non finì con la costituzione di una Quinta Internazionale Nera che guidasse e collegasse le lotte del terzo mondo con la diaspora african-american e con il marxismo attivo in occidente e Cina, ma con una replica degli attriti nazionalisti tipici del movimento socialista mondiale, una prima deriva protoreligiosa e una spaccatura geopolitica, tra Anc e Pac, Olp e islamisti, Frelimo & Mpla e Unita, David Rodney (assassinato poi nel 1980 in Guyana), Amiri Baraka, Jesse Jackson, Randal Robinson e la destra panafricana. The Black Arts Movement riuscì comunque a rendere irreversibile, e ricchezza stabile per le comunità tutte, la costituizione di ben 800 teatri neri e ispanici, locali musicali e centri culturali attivi in tutta l'unione, compreso l'Harlem Black Arts Repertory Theatre/School (Barts) che Amiri aveva fondato abbandonando gli ozi del Greenwich. Baraka fondò anche una serie di teatri e scuoile di recitazione e musica, e lo Spirit House a Newark; Ed Bullins, Marvin X, Hilary Broadus e Eldridge Cleaver il Black Arts West in San Francisco; Kalamu ya Salaam il Free Southern Theater a New Orleans; Dudley Randall il Concept East Theater e la casa editrice Broadsides publishers a Detroit; Barbara Ann Teer e Richard Wesley il National Black Theater and New Lafayette a New York; Gwendolyn Brooks e Haki Madhubuti l'Afro-Arts Theater, la Organization of Black American Culture e la casa editrice Third World Press a Chicago...E così via. Intanto finalmente nel 1988 finalmente gli Stati Uniti impongono sanzioni contro il Sudafrica. E Mandela viene liberato. E' vero che Bish nel 1991 riapre i rapporti economici, ma l'apartheid ha i giorni contati.
 

Black Arts Movement

Inoltre il Black Arts Movement ispirava il gigantesco murales di Chicago Wall of Respect, omaggio alle grandi figure del panafricanismo e ai leader dei tre mondi (che influenzò viralmente la produzione di murales african-american ovunque). Per non parlare dei prestigiosi giornali e delle riviste black che formarono i nuovi artisti e intellettuali del popolo nero: Umbra, Liberator, Negro Digest/Black World, Freedomways, Black Scholar, Cricket, Journal of Black Poetry, Black Dialogue, Black America e Soulbook. Da notare Cricket. Il fatto è che gli inglesi cominciavano a prenderle di santa ragione da West Indies, Pakistan, India... La vendetta dei subalterni.

Larru Neal e Amiri Baraka
Larry Neal e Amiri Baraka che hanno editato Black Fire, un poderoso volume antologico sulla nuova poesia, drammaturgia e critica letteraria e artistica african-american, provano ed esibiscono la qualità di questi lavori. L'influenza del rinascimento artistico nero si riflette nelle opere non solo di Amiri Baraka ma anche di (per fare solo alcuni nomi) Lorraine Hansberry, James Baldwin, Ed Bullins, Charles Fuller, Ntozake Shange, Woodie King, Adrienne Kennedy e Richard Wesley; nei quadri di Vincent Smith; nelle fotografie di Gordon Park sr. e Billy Abernathy; nelle architetture di Majenzi Earl Coombs; nei documentari di William Greaves, Michelle Parkerson e St. Clair Bourne; nei romanzi di Toni Cade Bambara, John A. Williams, Alice Walker, Ishmael Reed, Margaret Walker, William Melvin Kelley, Paule Marshall, Nathan Heard, John O. Killens, Rosa Guy e Toni Morrison; nei film di Melvin Van Peebles, Larry Clark, Charles Burnett, Gordon Parks sr. e jr., Billy Woodberry, Alile Sharon Larkin, Kathleen Collins, Julie Dash, Ayoka Chenzira, Ossie Davis, Michael Schulz, Spike Lee; nella qualità performativa di attori innovativi come Samuel Jackson e Denzel Washington, Barbara Ann Teer, Yusef Iman, Danny Glover, Lou Gossett e Al Freeman; nella musica di Nina Simone, Milford Graves, Marion Brown, Sonny Murray, Abbey Lincoln, Archie Shepp e centinaia di altri; nei versi di Amiri Baraka, Sonia Sanchez, Mari Evans, Haki Madhubuti, Jayne Cortez, Askia Muhammad Touré, Etheridge Knight, Keorapetse Kgositsile, Nikki Giovanni, Gil Scott-Heron, The Last Poets (Umar Bin Hassan e Abiodun Oyewole)...
 


Già, la poesia. Tutti lo ricordiamo a Casteporziano, nel 1979, invitato da Renato Nicolini, e immortalato nel film di Andrea Anderman, quando sul palco, con pochi beat micidiali e musicali, pre-rap, calma immediatamente il tumultuoso mugugno nevrotico dei proletari romani che non capiscono una parola ma si riconoscono subito nella poesia come danza e lotta all'ultimo sangue. E qualcuno lo ricorda, il 28 ottobre 2013, all'Auditorium Parco della musica di Roma, nel "match" tra la sua voce e quella del sax contralto René McLean... Urla lucide e esclamazioni diseccitanti che imitano le sonorità implacabili di Sonny Rollins o il flusso black magic di Ornette Coleman. Non l'accordo, la rima conta, ma conquistare una tonalità come area totale libera entro cui improvvisare ritmi, altezze, timbri e melodie... Come udire l'arrivo di un tifone che si avvicina con le onde delle West Indies e farsi tsunami... 


C.L.R.James, a destra
La lingua inglese classica e moderna, il lessico e il ritmo degli slang proletari della metropoli e della poesia blues rurale, le interferenze dei linguaggi e delle polifonie africane vengono esaltati, arrangiati, sformati, riformati, deformati nei versi di  Leroi Jones-Amiri Baraka secondo complesse architetture libere che si innervano in assoli o ritmiche jazz o vi si sostituiscono con autonoma matericità. Come Coltrane esaltava ogni accordo e ogni nota, Amiri Baraka aggredisce ogni morfema e sembra quasi che voglia scinderne ogni fonema, scarnificarlo in unità ancora più separate, come a spremerne anche il più minuto potenziale musicale. Sono due i testi che Amiri Baraka ha dedicato alla 'musica libera' oltre al famoso Il popolo del blues del 1963. Black Music (1968) e The music: Reflections on Jazz and Blues (1987). E la scena musicale della nuova grande musica nera del XXI secolo non poteva tanto facilmente fare a meno della presenza di questa storica voce recitante, insinuante e combattente. Molti lo ricorderanno live e su vinile anche, nel secolo scorso, al fianco di Sonny Murray (Sonny's Time Now, 1965), David Murray e Steve McCall (New music ... new poetry, 1981) e nei bellissimi manifesti della nuova creatività a canone nero: Beautiful Black Woman/Soul Madness (1966), It's nation time (Motown, 1972) e Black Dada Nihilissimus (New York, Esp 1965). 


Grida,  rabbia, crescente, mutante, tellurica, libera, che resiste nei decenni.  Ma. Più estremo ancora di Allen Ginsberg. Più violento di Lenny Bruce. Contro il razzismo, contro l'aggressione in Vietnam (trappola perfettamente congegnata contro il proletariato black) gli anni sessanta segnano da Berkeley in poi, un crescendo di insurrezioni nei ghetti e insorgenze transartistiche african-american che Amiri Baraka ha seguito con chirurgica attenzione.

The Dutchman
Musica, moda, poesia, make-up, cinema, fotografia, danza, letteratura, riot, teatro, happening, pittura... sono un tutt'uno. Motown e Van Peebles, Supremes e Pam Grier, Gordon Parks (di cui continua una mostra magnifica fotocinematografica alla libreria Fandango di Roma) e l'etichetta musicalpoetica radice Black Forum, Ossie Davis e Otis Redding, smantellarono l'apartheid lavorando ai fianchi almeno quanto gli uppercut e i ganci al volto delle marce di Luther King e delle arringhe sempre più marxiste di Malcolm X.

The Dutchman
L'equivalente vocale forte, vibrante, aggressivo, politicamente egemone dei suoi versi, formula extra strong rispetto al fraseggio più morbido e light di Langston Hughes o Margaret Danner, forse si trovano solo negli slogan estremi di Rap Brown e Stokely Carmichael, o negli assolo, separatisti, quasi indipendentisti, di Archie Shepp, Albert Ayler, Marion Brown, l'Art Ensemble of Chicago e Ornette Coleman. O nelle sovrapposizioni bebop, dalla triplice potenza di fuoco, di Charlie Parker, Max Raoch e Dizzie Gillespie, che non costruivano arabeschi cool come i contrappuntisti vellutati Gerry Mulligan-Chet Baker, ma soggettività antagonista priva di orpelli e bellurie. 


Marcus Gurvey? Yes. Anche. Mai più vittime, mai più subalternità, mai più umiliazioni, rivendicazione di diritti, richiesta di giustizia... Però, scappare in Liberia mai! Gli african-american inventarono, tra Newark, Chicago e Manhattan tattiche e strategie politiche e culturali inusuali, sfoderarono abilità e forza collettiva inedite, e crearono quasi in ologramma ante litterma un'utopica 'nazione nera' antagonista (certo, spesso anche caricaturale e ambigua, pensiamo a Ron Karenga), ma non in Africa, proprio lì, l'incubo dei tea party... Basta jazz embedded in formulette logore. Ma. Free music, free words, free poems. E. Cambiare nome continuamente, come a Hollywood, non per guadagnare più soldi, però, ma per farci più nemici. Il cristiano Cassius Clay? No. Il musulmano Muhammad Alì. Che si fa tanti mesi di carcere e perde tutto. Oro e carriera. Ma non la dignità. E il cristiano Leroi Jones? Non più. Il musulmano. Poi l'animista, il preislamico Amiri Baraka.


L'America bianca wasp e suprematista, ma anche quella liberal in limousine non tollera antitesi, come annotava Italo Calvino al ritorno dal suo viaggio nel nuovo mondo. Il capitale, da Theodor Roosevelt in poi, ha assorbito tutto, la sinistra sarà solo sinistra democratica interna allo schieramento capitalistico. Movimento operaio europeo è, o meglio era, al contrario, marxismo + partito, era conquista 'militare', per lunghi decenni, della 'sinistra democratica', secondo la nota sintesi di Mario Tronti. Ma la sinistra americana, concedendo più dollari e diritti, resisterà alla conquista politica del movimento operaio. Nonostante Malcolm X, i Black Panther e la Lega degli operai neri di Detroit (e gli Iww, e i grandi scioperi che scandirono tutti i decenni dal 1890 in poi e gli anarco-sindacalisti) e Leroi Jones-Amiri Baraka... L'urlo, la rabbia, la contestazione radicale e rivoluzionaria sarà sempre solo affidata all'arte. Quasi una valvola di sfogo. Quasi una arma segreta più potente della bomba atomica. La pop art e i poeti beat sono davvero le cose che hanno sgretolato l'Urss... Riunificare i due ambiti, la politica non è tutto, ma tutto è politico non tutto è politica, è stata la grande scommessa vinta dall'artista-attivista Amiri Baraka. E adesso dai suoi figli, l'astro nascente democratico Amiri jr., e Ras (che è anche un esperto hip-hopper), etc...

Ah, dimenticavamo il cinema. "Noi vogliamo poemi che uccidono...", sottintendendo: i vecchi uomini e che ne creino di nuovi, scriveva Amiri Baraka in un suo celebre poema-manifesto antropofagico, Black Art. Baraka spiega come ha dato forma alla sua materia "crudele" in un documentario sulla sua attività politico-poetica del 1983, In Motion di St.Clair Bournema anche nel suo breve cameo in Bulworth di Warren Beatty (1998), satira dei politici liberal e radical bianchi presi in giro dal suo personaggio, un homeless nero che non la manda a dire. Più importante ancora.


The Dutchman
The Dutchman, il dramma del 1964, che divenne film, diretto nel 1967 dall'inglese Anthony Harvey. Racconta l'incontro fatale in metropolitana tra Clay, un giovane nero della middle class, colto e educato, che cerca disperatamente di incorporarsi nel modello del 'perfettamente integrato' preteso dai suoi superiori bianchi, un vestito che gli sta molto stretto, figuriamoci la cravatta, e Lula, una trentenne bionda e wasp, microvestito e occhiali scuri, rockettara di fuori bigotta e peggio di dentro,  che è capace di farlo uscire fuori di sé. Finché lei non lo ammazza, tra l'indifferenza degli altri passeggeri che lo butteranno fuori dal vagone. Alle loro spalle, nel vagone, un' immagine pubblicitaria rappresenta un pellegrino olandese del seicento, un puritano di quelli di nero vestito che fondarono non solo la colonia ma anche la morale calvinista e puritana del lavoro biblicamente inteso, che non ammetteva eresie, gioia, piacere e promiscuità. L'apartheid sancito da dio. 


Sicuramente il cineasta iraniano di New York Amir Naderi deve esserselo studiato ben bene prima di realizzare il suo omaggio alla subway di Manhattan, ambientando anche lui il suo lungometraggio su un gioco di massacro (mentale questa volta) tutto sottoterra. Dutchman è uno psico-thriller in bianco e nero 'da camera' che scatena gli impulsi assassini più repressi, dentro e fuori lo schermo, una scatola orgonica sul razzismo americano (e non solo) di forza emozionale inusuale perché si insinua, attraverso simbolismi, metafore e ironia, dentro, negli interstizi dark della ricezione. Un'avventura dello sguardo e del pensiero. Pericolosa. Infatti il film chi l'ha mai visto in tv in prima serata?      

E infine.

BIBLIOGRAFIA



Scritti pubblicati

From LeRoi Jones to Amiri Baraka by T. Hudson (1973); The Renegade and the Mask by K.B. Benston (1976); Amiri Baraka / LeRoi Jones - The Question for a ´Populist Modernism´ by W. Sollors (1978); Imamu Amiri Baraka (LeRoi Jones: A Collection of Critical Essays, ed. by K. Benston (1978); The Poetry and Politics of Amiri Baraka - The Jazz Aesthetic by W.J. Harris (1985); How I Became Hetti Jones by Hetti Jones (1990); Amiri Baraka / LeRoi Jones by Bob Bernotas et al (1991); Conversations With Amiri Baraka, ed. by Charlie Reilly et al. (1994); Contemporary African American Theater by Nilgun Anadolu-Okur (1997); Amiri Baraka by David Bakish (1999, in Encyclopedia of World Literature in the 20th Century, ed. by Steven R. Serafin); A Nation Within a Nation - Amiri Baraka (LeRoi Jones) and Black Power Politics by Komozi Woodard (1999)

Novels


Published Written

The System of Dante´s Hell (1965) Tales (1967) Three Books by Imamu Amiri Baraka (Leroi Jones) (1975)

Plays

Published Written
A GOOD GIRL IS HARD TO FIND (1958); DANTE (1961); THE BAPTISM (1964); DUTCHMAN (1964); THE SLAVE (1964); THE TOILET (1964); EXPERIMENTAL DEATH UNIT no. 1 (1965); A BLACK MASS (1966); GREAT GOODNESS OF LIFE (1967); MADHEART (1967); JELLO (1965); ARM YRSELF OR HARM YRSELF (1967); BLACK SPRING (1967); SLAVE SHIP (1967); HOME ON THE RANGE (1968); POLICE (1968); ROCKGROUP (1969) THE DEATH OF MALCOLM X (1969); FOUR BLACK REVOLUTIONARY PLAYS (1969); INSURRECTION (1969); All Praises to the Black Man (1969) DLOODRITES AND JUNIIES ARE FULL OF (SHHH...) (1970); A FABLE (1971); BA-RA-KA (1972); Black Power Chant (1972) COLUMBIA, THE GEM OF THE OCEAN (1973); A RECENT KILLING (1973); THE NEW ARK´S MOVERIN (1974); THE SIDNEE POET HEROICAL (1975); S-I (1976); THE MOTION OF HISTORY (1977); WHAT WAS THE RELATIONSHIP OF THE LONE RANGER TO THE MEANS OF PRODUCTION? (1979); The Sidney Poet Heroical, in 29 Scenes (1979) AT THE DIM´CRACK CONVENTION (1980); BOY AND TARZAN APPEAR IN CLEARING (1981); WEIMAR 2 (1981); MONEY (1982, with G. Gruntz); PRIMITIVE WORLD (1984, with D. Murray); GENERAL HAG´S SKEEZAG, 1992

Non-fiction

Published Written
CUBA LIBRE (1961); BLUES PEOPLE (1963); HOME - SOCIAL ESSAYS (1966); BLACK MUSIC (1968); TRIPPIN´ - A NEED FOR CHANGE (1969, with L. Neal and A.B. Spellman); A BLACK VALUE SYSTEM (1970); RAISE RACE RAYS RAZE - Essays Since 1965 (1971); STRATEGY AND TACTICS OF A PAN AFRICAN NATIONALIST PARTY (1971); BEGINNING OF NATIONAL MOVEMENT (1972); KAWAIDA STUDIES - THE NEW NATIONALISM (1972); AFRICAN FREE SCHOOL (1974); CRISIS IN BOSTON!!!! (1974); NATIONAL LIBERATION AND POLITICS (1974); TOWARD IDEOLOGICAL CLARITY (1974); THE CREATION OF THE NEW ARK (1975); SPRING SONG (1979); DAGGERS AND JAVELINS - Essays, 1974-1979 (1984); THE AUTOBIOGRAPHY OF LEROI JONES/AMIRI BARAKA (1984); THE ARTIST AND SOCIAL RESPONSIBILITY (1986); THE MUSIC: REFLECTIONS ON JAZZ AND BLUES (1987); A RACE DIVIDED (1991); CONVERSATIONS WITH AMIRI BARAKA, ed. by Charlie Reilly and Maya Angelou (1994); Jesse Jackson & Black People (1996) THE AUTOBIOGRAPHY OF LEROI JONES (1997, rev. edition of The Autobiography of LeRoi Jones, 1984); HOME - SOCIAL ESSAYS (1998, paperback), DIGGING - AFRO AMERICAN BE/AT AMERICAN CLASSICAL MUSIC (1999) The Essence of Reparations (2003)

Poetry collections

Published Written
SPRING AND SOFORTH (1960); PREFACE TO A TWENTY VOLUME SUICIDE NOTE (1961); THE DEAD LECTURER (1964); BLACK ART (1966); A POEM FOR BLACK HEARTS (1967); BLACK MAGIC (1969); IN OUR TERRIBLENESS (1970); IT´S NATION TIME (1970); SPIRIT REACH (1972); AFRICAN REVOLUTION (1973); HARD FACTS (1976); AM/TRAK (1979); SELECTED POETRY (1979); REGGAE OR NOT! (1982); THOUGHTS FOR YOU! (1984); THE LEROI JONES/AMIRI BARAKA READER (1993); Wise Why´s Y´s - The Griot´s Tale (1995) TRANSBLUESENCY - THE SELECTED POEMS OF AMIRI BARAKA / LEROI JONES 1961-1995 (1995); EULOGIES (1996); FUNK LORE - NEW POEMS 1984-1995 (1996)  


Appendice sullo schiavismo e sulla necessità di fermare con ogni mezzo necessario, perfino legale, i leghisti razzisti.

Ricordiamo infatti a questo punto il passo di Jean Paul Sartre quando distingue l'oppressione del terzo mondo dallo sfruttamento nei primi due...."Quanto all'oppressione essa consiste piuttosto nel trattare l'altro come un animale. I sudisti, in nome del loro rispetto dell'animalità, stigmatizzavano gli industriali del nord che trattavano i lavoratori come matieriale; e infatti proprio l'animale, non il materiale, viene forzato al lavoro mediante addestramento, botte, minacce. Eppure l'animalità viene allo schiavo da parte del padrone, dopo il riconoscimento della sua umanità. E' noto che i piantatori americani, nel secolo XVII, si rifiutavano di allevare i bambini negri nella religione cristiana per conservare il diritto di trattarli come sottouomini. Era già riconoscere implicitamente che erano uomini: prova ne sia che differivano dal padrone solo per una fede religiosa, di cui si confessava che erano capaci di acquistarla, proprio con cla cura che si aveva di rifiutarla loro. In realtà bisogna pure che l'ordine più insultante sia impartito da uomo a uomo; bisogna pure che il padrone riponga fiducia nell'uomo, nella persona dei suoi schiavi; è nota la contriddizzione del razzismo, del colonialismo, di ogni forma ditirannia; per trattare un uomo come un cane, bisogna averlo anzitutto riconosciuto come uomo. Il disagio segreto del padrone sta nel fatto che è continuamente costretto a prendere in considerazione la realtà umana dei suoi schiavi...pur rifiutando loro lo statuto economico e politico che definisce in quel tempo gli esseri umani"..... (Critica della ragione dialettica Il Saggiatore 1963, pag. 235-236).