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martedì 28 gennaio 2014

Libri d'affezione. Nell'arca di Noé dei cineasti più perturbanti del mondo. 50 interviste di Donatello Fumarola e Alberto Momo


atlante cinematografico

di Roberto Silvestri


Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian
Cos’è il cinema? È morto il cinema? Perché filmi? Sei nostalgico della pellicola e della sua trasparenza analogica o attratto dall’immagine opaca e digitale? Il cinema può o non può mostrare come stanno veramente le cose? E il video? È come un microscopio fatto per le cose piccole? Quali sono i cineasti preferiti? Quando giri lasci una finestra aperta alla vita e al caso? Rossellini non ha forse insegnato a diffidare dei professionisti del cinema, di chi riempie di parole d’ordine o di immagini preconfezionate o di sceneggiatura di ferro un budget che ministeri e mercanti hanno già artatamente rigonfiato?

Donatello Fumarola (a destra) con Fulvio Baglivi
Se le risposte vi interessano, queste sono le domande chiave, le ossessioni principali che Donatello Fumarola (giornalista e autore tv) e Alberto Momo (architetto/cineasta) e la loro band di amici e colleghi mai settaria (nonostante il gran guru adorato di riferimento, Enrico Ghezzi) pongono a 50 registi contemporanei oggetti d’affezione, che provengono da ogni angolo del pianeta e insieme compongono questo «talismano della felicità cinefila».

Alberto Momo
«Faccio cinema per necessità. Per scoprire, trasformare, pensare contro me stesso», sintetizza per tutti il marginalista carioca Julio Bressane, e continua: «Il cinema attraversa, è un organismo intellettuale con una sensibilità eccessiva che trapassa tutte le arti, le scienze e la vita». Ora che il cinema entra nei musei e nelle gallerie d’arte e che sono i filosofi (Rancière, Nancy, Badiou…) a prendere il posto dei critici, vediamo qual è il Pantheon di questi «strangolatori di mondo». 

Lisandro Alonso
Geni intesi alla Carmelo Bene, che fanno quel che possono: il contrario dei registi di talento, «che fanno quel che vogliono». Si mettono insieme Corman e Bela Tarr, Tarantino e Straub, Hellman e Naomi Kawase, Lav Diaz e Tsukamoto, Naderi e Sokurov… Ma aspettiamo i prossimi volumi (sono 200 le interviste realizzate), o magari che Cameron, Carpenter, Eastwood, Elia Suleiman e Kim Ki-duk si rendano disponibili.

Tonino De Bernardi e Enrico Ghezzi
Interfaccia tra il pubblico ribelle e non riconciliato e il cineasta amateur che crea mondi o è il dissolutore di questo, Fumarola e Momo, appassionati e affiatati, attivi e vagabondi, vanno a cercare «dove ribolle ancora qualcosa di incandescente», nei generi codificati o postmodernizzati o al di là. Inseguono, esplorano, ibridano, raggruppano, collezionano così gli autori senza A maiuscola (chi per lo più scrive, dirige e monta il suo film) che lavorano tra ciò che sanno e ciò che ignorano, tra la leggerezza dell’equilibrista e l’inesorabile legge di Gravity. Cadere nel sovrumano e librarsi nel subumano.

Roger Corman
La mappa non registra le foreste della semplificazione sociologica e le valli dell’ineffabilità artistica. E a chi rimprovera la noia insopportabile di molto cinema di ricerca (Bela Tarr, Alonso, Sokurov) ricordano che, «se il cinema vuole mostrare le cose, deve suggerirle. E la cosa viene dopo, come un regalo del caso. Una montagna non si vede, ma dopo mesi, anni di osservazione, si scopre» (J.M. Straub). Se no, ve li meritate i blockbuster. Costruiti da affaristi che non sanno niente di piacere schermico. Anzi che, come diceva Bob Aldrich, «sanno esattamente tutto quello che vuole il pubblico. E non glielo danno mai».

Alberto Grifi
Sono circa 37 i tesori da scoprire in questo libro-mappa. «I cineastiche reggono sulle loro spalle il cinema», di peso. Se volete catturarli, nell’ultimo capitolo del libro Enrico Ghezzi vi condurrà alla meta con l’abilità e la velocità di un campione di videogame. Un programma tv, Fuori orario, è infatti spesso il mandante esplicito di queste interviste. Ma anche l’amour fou, la cinefilia, dotata di logica cinefollia. Da tutte le capitali del cinema altro arrivano, telepatici come zombie, questi scienziati di ciò che accade nell’aria, occhi che vedono ciò che gli altri non avvertono e invece di approfittarne sadicamente sanno come rivitalizzare le nostre intossicate papille ottiche.

Kira Muratova
Sconosciuti ai più, «leggende viventi» come Ujica, Wiseman, Alonso, Raya Martin, Zilnik, Wai Ka-Fai, vivi in un mondo morente, amano la camera digitale hd che li immortalerà. Eccoli nelle hall degli alberghi di lusso dove sono ospiti dei festival del cinema, di ricerca o meno, complici di quel «crimine» che è l’intervista (come diceva Fuller), così simile all’interrogatorio di polizia. Il metodo è quello di Warhol, inebriarsi di star. Imprinting non sempre possibile: Victor Erice («non siete all’altezza») o Michael Cimino (schifato dalla contiguità con Lynch, Ferrara, Tarantino, Brakhage) si negano.

Lee Kang-sheng
Militante è la copertina del libro: con il cineocchio di Vertov a scrutarci, come se fosse l’occhio della Luna liberato dal missile di Méliès, apertura ambiziosa a un fantascientifico campo/con trocampo cosmico. Militante anche l’anima segreta di questa grande carte du tendre, geografia emozionale dell’immaginario che mira alla costituzione clandestina di un partito internazionalista, ma immateriale, di «cineasti amatori» (un tempo li si definiva liberi, underground, solitari, indipendenti, autonomi…).

Paulo Rocha
Evoluzione new global delle «Brigate Rossellini» che non aspira, come Glenda Jackson o Beppe Grillo, ai seggi in Parlamento. Ognuno potrà scegliere l’itinerario che vuole viaggiando tra aneddoti e rivelazioni, massime filosofiche o segreti professionali svelati dai cineasti e delle cineaste (poche) di tutto il mondo (Africa no) preferiti.

Monte Hellman
Questi total filmaker sperimentali o hollywoodiani, entristi nell’industria o programmaticamente «fuori», quasi tutti autori, nessun attore, sono delle superstar estremamente speciali. Per sapere cosa succede in Iran o nelle Filippine meglio parlare con Makhmalbaf o Lav Diaz che con i leader politici. Parafrasando il drammaturgo e regista teatrale Andre Gregory, «businessmen e politici dovrebbero ascoltare con molta attenzione i cineasti, non usarli». E se avvenisse, finalmente, il contrario?

Julio Bressane


Donatello Fumarola-Alberto Momo Atlante sentimentale del cinema per il XXI secolo
Incontri con cinquanta registi contemporanei
DeriveApprodi, 2013, pp. 475
€ 25,00
Dal nuovo numero di alfabeta2 in edicola e in libreria in questi giorni


Manoel de Oliviera