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domenica 18 ottobre 2015

L'individualismo european style. L'aragosta di Lanthimos.



di Roberto Silvestri




Era in concorso a Cannes, e tra le teste di serie numero uno, L'aragosta di un cineasta greco in ascesa critica, Yorgos Lanthimos, adesso nelle sale italiane. La Grecia, almeno, era in lizza sulla Croisette, alla faccia di Merkel che invece restò all'asciutto. Solo il titolo dell’opera, però, ha qualche cosa in comune con l'allegoria grottesca di Sabina Guzzanti. E una certa rabbia mal compressa sullo stato del mondo... 
Però il film è stato interamente girato in Irlanda, coprodotto da Francia, Olanda, Irlanda, ed è parlato in inglese, con un cast e una troupe da occupazione militare: Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux...E’ la globalizzazione. Dovere morale raccontarsi agli altri nella lroo lingua, affinché capiscano meglio quel che succede nei pressi del Partenone.
Il film è di fantascienza, ma neanche tanto anche se il clima è da Farenheit 451. Ma invece di vietare i libri il Potere vieta l'essere single. Solo la coppia è permessa, ovviamente etero o omo. Proibita, però, come a Tehran, la bisessualità e l’imprecisione, l'oscillazione sessuale. Non solo. La Legge obbliga gli accoppiati ad essere l'uno la copia conforme dell'altro. Le anime devono essere forzatamente “gemelle”. Ti vesti solo di nero? Formerai un black bloc. Perdi sangue dal naso? Il tuo partner deve perdere sangue dal naso. Sei cinico all'ennesima potenza? Scegli il più perfido. Sei cieco? accoppiati con un orbo.
Sembra la legge partorita da un dominio completamente fuso e fuori di testa. E molto letteralista. Come se i fondamentalisti di qualunque religione avessero conquistato anche il cuore di uno stato laico. Già, ma il potere esercitato dalla Troika, non nella fantascienza ma nel mondo reale di oggi, cos'è?

Come al solito andare per la tangente. 
A proposito. Vedere (quando e se uscirà) per credere anche uno dei grandi successi della Quinzaine 2015, la lunga suite di 6 ore Le mille e una notte di un cineasta portoghese molto originale come sono sempre i portoghesi, Miguel Gomes, che ruba a Sherazade la struttura delle fiabe a ripetizione, dell'inanellamento di racconti infiniti, in questo caso fatti di cronaca reali rimessi in scena (giornalisti d’inchiesta gli sceneggiatori) per narrar senza manicheismo, verismo, sentimentalismo e pietismo, come è ridotto un paese. E chi è l'assassino.
Per toccare con mano, dando la parola a contadini e operai, disoccupati depressi e impoveriti che tutto hanno perduto tranne il senso dell'umorismo, la distruzione del Portogallo, massacrato sia dai suoi governanti Ps (centro-sinistra), Socrates in particlare, che da quelli del centro-destra - di nuovo al potere - a forza di ossequiare, complice Barroso (ex maoista), i diktat del Fondo Monetario internazionale, della Banca Centrale e della Bce. Pompieri licenziati, cantieri navali d'eccellenza chiusi, perfino i fabbricanti di miele cacciati via da sciami di vespe assassine.
Il film si avvale di un lavoro in profondità condotto da tre reporter della stampa e della tv scomodi, cacciati dai loro rispettivi editori perché troppo ficcanaso. Il trio ha spulciato tra i fatti di cronaca apparentemente disinteressanti e secondari per offrirci il ritratto impietoso del loro paese oggi visto "dal basso". Dall'apicultore abbandonato dallo stato, al bandito ricercato per mesi e mesi e che diventa un idolo delle folle perché la storia dimostra l'inefficienza di chi dovrebbe proteggerci, al proprietario di case sfrattato dalle banche fameliche a chi massacra flora e fauna per profitto e rapacità.... 

Fine della parentesi. 
Così la metafora, di facile decifrazione, di Lanthimos, che in genere vince tutti i festival a cui partecipa, coglie nel segno, anche se per tenere alta la tensione per quasi due ore, il che non è facile quando si nuota nel grottesco beckettiano, deve aumentare il tasso sarcastico e etilico del film.
Dunque chi non si attiene alle Leggi viene portato in un hotel di lusso nei pressi di una buia foresta e forzato a trovare un partner, un’anima perfettamente gemella, entre 45 giorni. Se no verrà trasformato in un animale a sua scelta (“aragosta”, chiede il protagonista di The Lobster, un baffuto e ingrassato Colin Farrel) e lasciato libero nella foresta. David, che è Colin Farrel, sceglie la libertà e fuggito nella foresta entrerà in conflitto anche con la legge dei ribelli, orgogliosamente single e integralisti dell'asessualità e fuggirà con una miope (Rachel Weisz), poi addirittura accecata per punizione.
Mentre nel fuori campo una celebre canzone greca intona un inno all'amore (da un film di Jules Dassin degli anni 50) David, e il pubblico con lui, deve risolvere un dilemma. Si ama di più accecandosi come la partner o restando integro, se non altro per anti conformismo? David fuggirà lasciando la sua adorata cieca sola e alla merce della Legge? Insomma Tsipras deve imporre un'altra legge possibile o arrendersi al fato del monetarismo militarizzato? L'umorismo irresistibilmente nero del copione ben si accoppia alla discesa negli inferi di un mondo oramai globalmente senza antitesi. O meglio un mondo in cui chi combatte il potere lo fa in nome di regole e principi altrettanto castranti e paralizzanti i corpi e le anime di quel 99% di senza potere. Non se ne esce se non con un invito alla fuga, fino ai confini dell'animalità come programma minimo. Per quanto gli accoppiamenti tra aragoste e maiali siano altamente sconsigliabili. Anche se ereticissimi.