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domenica 25 ottobre 2015

Festa di Roma. Carol, questioni di sesso e di classe






Mariuccia Ciotta

Carol e Il piccolo principe, provenienti dalla Croisette, si sono riflessi sugli schermi della Festa di Roma, punte alte della stagione 2015, anche se, purtroppo, usciranno solo l'anno prossimo distribuiti dalla Lucky Red. Il piccolo principe il primo gennaio e Carol l'undici febbraio.
Il film di Todd Haynes dà seguito a Lontano dal Paradiso, splendido melodramma nell'eco di Douglas Sirk, e torna agli anni '50, al clima repressivo del dopoguerra, inizio della presidenza Eisenhower. Otto anni dopo il suo ultimo film (e quattro dalla stupenda miniserie Mildred Pierce), Haynes volge lo sguardo alle sequenze oniriche di Un posto al sole (George Stevens) e alla luce accecante anni '70 di Sugarland Express (Spielberg) con le sue fughe on the road.
Di quell'epoca si percepisce appena il terrore maccartista, tranne che per una battuta colta per le strade di Manhattan - “Vi sentite più liberi con il comitato per le attività anti-americane?” - perché le “streghe” non sono i rossi ma due donne, Carol (Cate Blanchett) e Therese (Rooney Mara), protagoniste del romanzo The Price of Salt di Claire Morgan poi ripubblicato nel 1990 a Londra senza lo pseudonimo, e dunque firmato correttamente Patricia Highsmith, che applica il genere giallo alla relazione “immorale”.

Che quella relazione lesbica sia ancora giudicata un po' criminale lo provano i ben 12 anni passati dalla dalla scrittura del copione al film, prodotto principalmente, e non senza difficoltà e passaggi di mano, dal duetto britannico Film 4 -Numer 9 Films e dalla newyokese super indipendente Killer Film di Christine Vachon e Pamela Koffler.


 Al di là delle intenzioni di Haynes, per la seconda volta in duetto con Cate Blanchett (Io non sono qui), Carol ci riporta a un altro dopoguerra, quello degli anni Venti, e al silent-movie It con Clara Bow nella parte di una commessa dei grandi magazzini, proprio come Therese, ventenne addetta al reparto giocattoli, attratta alla vigilia di Natale da una lady quarantenne in pelliccia, Carol, sostituita qui al ricco proprietario per cui spasimava Clara Bow: “Caro Babbo Natale - pregava – fammi lui come regalo”. Lui era il latin lover Antonio Moreno, Lei è la languida Cate Blanchett che entra nel luccicante reparto natalizio come il dono perfetto.
In campo ancora, al pari di It, la differenza di classe. Solo che la “It-girl” era una maschietta smaliziata, tutto pepe, intraprendente e pronta a sbeffeggiare l'aristocrazia vittoriana, mentre la Therese di Todd Haynes è soggiogata dal rossetto brillante e dal profumo inebriante della signora, composta in una rigida etichetta. E qui i ruoli si capovolgono, è Carol la ricca a voler conquistare la commessa dal visetto appuntito, vestita sempre con abiti a quadretti (tipico delle ingenue del muto), spinta dal desiderio di disertare le noiose cene mondane a base di ostriche e champagne. Ancora repertorio da cinema muto dove la signorina vittoriana è stanca di trine e merletti, e invidia l'intraprendenza della funny girl, la proletaria lavoratrice, la maschietta. 
 
La scintilla tra le due, insomma, sembra guizzare dalla voglia di invertire le parti (accadrà) più che da un impulso sensuale, affidato invece alla macchina da presa, carezzevole nella luce calda (la fotografia, ispirata alle istantanee di Vivian Maier, è di Ed Lachman, lo stesso di Lontano dal paradiso) sui volti e nei movimenti fluidi alla ricerca di dettagli, una tazza di tè, una spazzola, un guanto (i costumi sono di Sandy Powell, Lontano dal Paradiso, Hugo Cabret)) .
Sussurri, sguardi, sorrisi, Carol invita Therese in ristoranti di lusso di Manhattan, e la commessa non sa cosa ordinare, e non sa neppure se vuole sposarsi con il pretendente e partire con lui per un viaggio in Europa o con lei per l'avventura erotica, Carol invece è decisa a lasciare il marito, un bel tipo vigoroso e innamorato, che ha come unico difetto una famiglia pomposa e borghese, e che si infuria al rifiuto della moglie di passare il Natale insieme, per il bene, se non altro, della figlia bambina. E come dargli torto?
Todd Haynes sa come trattare le donne e anche le queer (Velvet Goldmine), ma qui la sceneggiatura di Phyllis Nagy leviga troppo i caratteri, aiutata dalla musica al miele dell'americano Carter Burwell (Twilight, Fargo, Big Lebowsky ed Essere John Makovich).

Eppure l'avvolgente e aspra carezza di Haynes prevale su tutto, estenuante protagonista che viola la pretesa di perfezione, così nel film s'insinua il detour, l'immagine se ne va per vie traverse... i vetri appannati della macchina argentata, le fotografie scattate da Therese, principiante e futura fotoreporter per il New York Times con Cate Blanchett spettrale, i capelli biondissimi stinti nel bianco e nero, la suspense in attesa della scena clou, il sesso. Quasi una madre che porge il seno alla figlia, la ragazzina che si concede ai baci in un letto di motel.
Quelle fotografie sono firmate, e non dalla commessa dei grandi magazzini, ma idealmente da Vivian Maier, una Mary Poppins di grande talento rimasta sconosciuta fino a pochi anni fa e alla quale è dedicato il bellissimo documentario Alla ricerca di Vivian Maier di John Maloof, colui che la scoprì, e Charlie Siskel, (2014). Todd Haynes sovrappone la sua Therese all'artista-bambinaia, mentre nel romanzo autobiografico di Highsmith l'”altra” è un'apprendista scenografa, impiegata provvisoriamente ai grandi magazzini.
Il film prende più di una strada verso Chicago, obiettivo delle due donne estasiate e sospese nel tempo, perseguitate da un detective privato che registra la notte di sesso. Colpa, punizione, espiazione. Ma l'indecifrabile legame tra le due donne finalmente deflagra quando nella bellissima sequenza finale Therese avanza nel décor prezioso del salone, gli occhi fissi sulla signora dell'alta società, circondata da damerini e calici di cristallo, e la pretende con un solo sguardo.
A Cannes, oltre al premio per la miglior attrice (Rooney Mara), Carol ha vinto la Queer Palm, che segnala le opere particolarmente sensibili alle tematiche omosessuali.