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domenica 26 febbraio 2017

Notte da Oscar. Cinema d'animazione al Kubo

Mariuccia Ciotta

L'Oscar 2017 per il miglior film d'animazione è conteso da Zootropolis (Disney), Oceania (Disney), La tartaruga rossa (Francia, Belgio Giappone), La mia vita da Zucchina (Svizzera, Francia). E da Kubo e la spada magica (Usa), che, nello scarso interesse del box-office, ha già vinto due statuette d'oro “alternative”. Kubo è stato premiato, infatti, dal National Board of Review, l'Oscar di New York, e dalla British Academy Film, l'Oscar britannico, mentre concorre per l'Annie Award, l'Oscar del cinema d'animazione Usa, con tre nomination.
Opera di grande bellezza visiva e spirituale per la ricetta fusion nippo-americana, Kubo fa dell'antica stop-motion una tecnica futuribile in un'altra fusione sinestetica con il digitale dal risultato clamoroso, il movimento fluido dei“burattini”, fotografati qui 145.000 volte.
La metamorfosi prende forme iperboliche organico-inorganico-macchina in un trionfo di ali, pellicce, piume, uccelli di carta e mostri dell'immaginario vicino a Miyazaki.
Kubo e la spada magica, titolo storpiato dall'originale Kubo and the Two Strings, le due corde dello shamisen, strumento musicale giapponese, una specie di liuto che accompagna il teatro Kabuki, è una fantasmagoria di origami viventi, un viaggio verso le tenebre e ritorno di un bambino giapponese accompagnato da un padre-scarabeo e da una madre-scimmia.
Il piccolo samurai-musicista incontrerà nel percorso verso la mutazione e la paura, il pericolo e la vittoria, due zie mascherate da ombre e uno zio-drago sedotto dall'immortalità. Un'originale famiglia assassina, il Giappone avido di ultrapoteri, disposto a sacrificare la generazione dei giovani artisti sognatori.
A bordo di una nave costruita con le foglie (altro che lego) rosso cangiante e le sue vele dispiegate dentro la narrativa fiabesca del Far East, Kubo è un haiku di 101'. Un film che vanta il più grande personaggio animato a passo uno, uno scheletro gigante costruito in 19 mesi di lavoro pezzo per pezzo, più grande del gigante del fantasma del Natale presente di Dickens/Disney e del teschio di cristallo di Spielberg.
Un film imparagonabile ai modesti, arretrati titoli d'ultimo cinema d'animazione - compresi quelli candidati all'Oscar - e impossibile da concepire per una major (troppo alto il rapporto tempo-costo), confrontabile solo con la fabbrica disneyana delle origini quando, tavola dopo tavola, una schiera di disegnatori, animatori e inchiostratori plasmava storie e personaggi. Infatti, a produrre Kubo è la Laika Entertainment di Travis Knight (figlio del boss della Nike) studio specializzato in stop-motion e arrivato al suo quarto film, dopo Coraline (2009), ParaNorman (2012) e Boxtrolls (2014).