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venerdì 5 maggio 2017

Sole, cuore, amore di Daniele Vicari. Isabella Ragonese, mattatrice



Isabella Ragonese sulla linea A della metropolitana romana

Roberto Silvestri



Cinecittà, Piazza dei Consoli, “vicino a una chiesa enorme”. Un quartiere popoloso (transculturale, da decenni, e pulsante) dentro la metropoli. Il frutto delle speculazioni edilizie legate all’altra Olimpiade. Gli architetti peggiori riuniti in sabba, tutti a Roma sud est un quel lontano 1960.

Vittorio Gassman, in Questi fantasmi di Pietrangeli, nella parte di un pittore barocco che vive come spettro in una torre medievale miracolosamente salvata dal Sacco Dc, indica col dito un palazzo grigio-azzurro al numero 50 della piazza, appena edificato, ed emette uno schifato e condivisibile giudizio critico sull’Istituto Case Popolari. Se ciò che ti circonda è brutto sei istigato a diventare una cattiva persona, mminva Nancy. Per questo i moderati della sovversione hanno dipinto di graffiti l’orrore.

Daniele Vicari
Ma in un bar di quella piazza dei Consoli, oggi, proprio nella zona dalla quale prese il volo la grande statua di Cristo all’inizio della Dolce vita (e più recentemente un altro elicottero ha festeggiato lì una eminenza mafiosa defunta) pulsa la vita agra dei proletari, sottoproletari e piccoli borghesi impoveriti dalla crisi. E avviene il piccolo miracolo.

Eli, una bionda barista trentenne, infatti, più che lavorare, danza, volteggia leggiadra, tra espressi macchiati, cappuccini e cornetti, un sorriso per tutti e la saggia bontà di qualche battuta di spirito. Più un geniale sistema, da bingo biodinamico, per ingrassare le sparute mance. E arriva sempre in leggero ritardo, come succedeva a Marilyn. L’eterno ritorno (obbligato) come creazione continua, sovvertimento del presente.  Cosa trasforma la notte in luce? Il cinema. Dove trovarlo oggi più che in quel bar di Cinecittà?

Eva Grieco, la ballerina
Donna unica, una rarità, soprattutto nella Capitale dotata di una alta concentrazione di commessi insolenti professionisti in menefreghismo esattamente come i loro datori di lavoro e i beneficiari delle loro preferenze politiche (e non solo a Roma, se sono veri i sondaggi che danno Trump al 40% dei gradimenti italiani). Perfino la collega maghrebina di Eli ha già copiato, per opportunismo le cattive abitudini del posto. Dunque, tutti i clienti ai suoi piedi, a far Trilussa de’ noantri, a parte gli stronzi e i padroncini, come sempre. Non è colpa loro. E’ questione del dna del piccolo risparmiatore/piccolo azionista.

Così tutte le mattine Eli prende l’autobus da Nettuno, poi la metropolitana A, fino alla fermata Lucio Sesto. Tutte le sere il viaggio di ritorno, immaginate il divertimento, immaginate i pullman rotti, le metro in sciopero, i treni scassati, la luce che trasforma tutti in spettri, e cancella il sorriso dai volti distrutti dalla stanchezza… Con un marito disoccupato in perenne ricerca di lavoro e tante figlie piccole da mantenere che aspettano Eli, una Isabella Ragonese in forma strepitosa, la forza della natura del Quadraro, e oltre. Lei danza, abbiamo detto, tranne a letto perché è sfinita e finisce tutte le sere come in Tre sul divano Jerry Lewis, primo esempio di corpo flessibile costretto a tre lavori contemporaneamente… mentre l’amica del cuore di Eli, la coetanea Vale, single, che tiene le sue bambine nel pomeriggio e le aiuta nei compiti, fa new dance professionistica di coppia davvero, e fino alle ore piccole, anche se, più che nei centri sociali e nelle gallerie d’arte, in localacci e discoteche di infima categoria, dove la sua adorata partner litiga con il manager-amante e non le dispiace farsi fare qualche occhio nero ogni tanto. Il masochismo deve essere provocato da qualcosina diluita nell’acqua, visto che nessuno ormai più si ribella.

La musica del sole... Francesco Montanari e Isabella Ragonese
Sole cuore amore, come le parole della canzone di Valeria Rossi, prodotto da Domenico Procacci, è il titolo che Daniele Vicari ha scelto per questa tragedia della normalità (tratta da un vero fatto di cronaca), complicando la melodia di una canzone sentimentale alla Eros Ramazzotti (divinità locale) con le armonie free ed ellittiche di una partitura di jazz (Stefano Di Battista e Valerio Faggiani) sofisticata e necessaria. Sincopata la musica visiva del film,  di cui si occupano Benni Atria e Gherardo Gossi in un "montaggio verticale" che ha compe punctum, baricentro dell'inqudratura, il cappotto rosso di Isabella Ragonese. D’altronde le protagoniste non si ricordano più di chiamarsi Elisabetta e Valentina. Non sono nomi che abbiamo il più il tempo di scandire. Eli, Vale.  
Più che rifarsi a Citto Maselli, cantore di una periferia dove sparatorie, tossicodipendenze, violenze e degrado sono nel fuori campo, sembra che Vicari voglia più capovolgere, nei costumi e nelle scenografie  (di Francesca e Roberta Vecchi e di Beatrice Scarpato) Ricche e famose di George Cukor.

Eva Grieco
Un Povere e sconosciute, nel senso che anche qui il regista cattura l’ambiente perfettamente, lo sente e ci fa ascoltare la luce, ci fa udire il ronzio e la musica del sole, fa un monologo intrecciato sull’amore e sull’amicizia di due donne, sulla vita e sulle illusioni della vita. Altro che populismo.

Due amiche che non riusciranno proprio a vedere mai l’utopia non dico del reddito di cittadinanza (visualizzato nella metafora dalla performatività senza utilità della danzatrice, che è l’attrice Eva Grieco) ma neppure della comunità antisistema, perché, anche se sono malatissime all’ultimo stadio (nel cuore entrambe, ma diversamente) il permesso  per andare dal medico lo negano, alla prima: “sai quante persone sono in fila per fregarti il tuo posto di lavoro 6 giorni e mezzo alla settimana”? L’altra sembra invece ossessionata da Baudelaire: “Quasi tutti i nostri malanni ci vengono dal non aver saputo restare nella nostra stanza". L’ozio è il padre della danza, se ci si deve sbattere per raccattare quattro soldi....

La coppia danzante
Vicari non indaga il mistero dell’animo femminile, è già questo animo. Come scriveva il critico Giuseppe Turroni di quel Cukor: “egli accarezza da lontano il mistero dell’animo maschile”. Francesco Montanari che fa il marito sfigato che sogna di fare il custode è già il custode di un tesoro. Ma come si dice barman quando si è donna? Bara?