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martedì 4 febbraio 2014

Caccia alla strega Woody

Woody Allen
Mariuccia Ciotta

Nel dubbio, è meglio non premiare Woody Allen, accusato di violenza sessuale su una bambina di 7 anni. Lo suggerisce Nicholas Kristof, commentatore del New York Times, destinatario della lettera di Dylan Farrow, figlia adottiva di Mia Farrow, che rilancia le accuse al regista, appena premiato per la carriera ai Golden Globe e candidato a tre Oscar per Blue Jasmine.
"Si tratta di questioni estremamente difficili, non sappiamo la verità. - scrive Kristof - Ma centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze ogni anno sono vittime di abusi, e meritano sostegno e sensibilità. Quando le prove sono controverse, è davvero indispensabile balzare in piedi e trattare come una celebrità un presunto molestatore?”.
I marciapiedi della Walk of Fame sono lastricati di divi accusati di ogni crimine reale e morale, da Fatty Arbuckle a Charlie Chaplin, da Roman Polanski a Walt Disney, vittime di contraffazione storica ancora oggi. I media, infatti, parlano ancora di “condanna per stupro” a carico di Roman Polanski. Non solo il cineasta non è mai stato condannato, ma le accuse dicono di “atti sessuali con minorenne” e non di violenza sessuale.
Cate Blanchett in "Blue Jasmine" di woody Allen


Adesso è il momento di Woody Allen, il piccolo “psicolabile” che ha sposato la giovane Soon-Yi Previn (dal nome del padre adottivo, il maestro d'orchestra André Previn) frequentata ai tempi della relazione con Mia Farrow (con la quale non ha quasi mai convissuto).
Woody è buono o cattivo?
La risposta l'hanno data all'epoca un mucchio di esperti - medici e psichiatri – che decretarono il non luogo a procedere in mancanza di segni di violenza fisica e psichica sulla bambina “incapace di distinguere tra realtà e fantasia”. Nel '93, Mia, all'atto della separazione, testimoniò che Woody aveva molestato Dylan, cosa mai denunciata prima, e ottenne così l'affidamento dei figli (tutti, compreso quello avuto dal regista).

Ora il caso si riapre con le furiose esternazione dell'ex-bambina (anche le bambine mentono come dimostra un altro titolo candidato all'Oscar, Il sospetto di Thomas Vinterberg) che invoca il disprezzo generale, chiede di dissociarsi ai protagonisti del film di Allen e pretende la censura morale sull'uomo che ancora oggi terrorizza i suoi sogni.
Dylan Farrow, 27enne, dice la verità o è stata suggestionata dalla madre? (Dylan non mente neanche oggi, sostiene l'avvocato di Allen, solo che i suoi ricordi sono stati manipolati dalla “madre vendicativa”). “Accuse false e vergognose” dichiara il portavoce del cineasta.
Nel dubbio, dalle colonne del New York Times (riprese dai giornali italiani, Repubblica in prima pagina) ci giunge l'esortazione, in nome delle tante vittime di abusi, a mettere al bando Woody Allen. E di conseguenza la comunità internazionale di addetti ai lavori (e non) - Michael Cieply, sempre sul New York Times, a seguito del commento di Kristof - disquisisce sull'opportunità o meno di ritirare le nominations a Blue Jasmine in quanto non si può distinguere l'artista dall'uomo, la sfera pubblica da quella privata. Per i giudici dell'Oscar si può e come: “L'Academy celebra i film, non la vita personale di cineasti e artisti”, secca risposta alle polemiche che infuriano a Hollywood tra innocentisti e colpevolisti alla vigilia della notte stellata (2 marzo).

E' un discorso che abbiamo già sentito, a casa nostra, a proposito del politico dalla vita “immorale” difeso da “libertini” contro “bigotti”. Ma che c'entra la libertà sessuale con la compravendita di esseri umani abusati? La prima non ci tocca, la seconda ci coinvolge e ci chiama a giudizio.

Lasciamo fuori il “politically correct”. E' meglio attenersi ai fatti accertati che scagionarono Woody Allen, “reo” dell'amore scandaloso per una donna di 35 anni più giovane di lui e giudicato innocente del reato di pedofilia.
L' ambiguità fattuale di cui scrive Kristof , che propone una “condanna esemplare”, è da ricondurre solo a chi la alimenta. In quanto a quella “morale”, giriamo il verdetto a Blue Jasmine, crudele e struggente ritratto di chi nega la realtà per opportunismo, si culla nell'ambiguità e si fa complice dei più orrendi misfatti.
Gli Oscar non saranno assegnati in virtù dell'extra-cinema, nonostante il conformismo di molti che seguono il “sentito dire” su questo o quel titolo, ma per quel che c'è nel film, il che comprende l'arte e la vita. 
 
Cate Jasmine e Woody Allen