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mercoledì 5 febbraio 2014

Robocop 3, l'inquietante dramma supercyborg trasformato da gioco liberatorio a gioco da oratorio



Robocop 2014. Il drone in azione di polizia a...Tehran

Roberto Silvestri

Congegnato per la proiezione Imax in tutto il mondo (tranne in Italia, visto che non c'è una sola sala!) e pensato, in un primo momento dai fratelli Weinstein e dalla Mgm, per ibridare fantascienza e action movie, filippica morale contro il capitalismo militar-globale, coi suoi crimini anche mediatici (cosa non si fa per vendere eroina schermica), e pulsione grafica da videogiocatore da tele-eccitare in circa due ore fino all'orgasmo, il tutto nello splendore del 3d, il colossale progetto si deve essere via via normalizzato. 

Questa è una statua costruita a Detroit per rendere omaggio al suo cittadino illustre, Robocop 1987
Quel che resta, come high concept, rivestito di orpelli digitali specialissimi, è un videogioco che conosciamo: l'eroe onesto e buono, infallibile nella lotta contro l'ingiustizia contro il cattivo avido, cinico e spietato. Sembra che il nostro abbia la peggio, invece poi ce la fa. Ma l'eroe ha una stoffa inusuale. E' di una pasta estremamente 'strana'. Quasi non ha più ombra. Né gambe, torso, braccia....

Joel Kinneman
Alex Murpy (l'attore svedese Joel Kinnaman cui resta solo la faccia, e ci fa molto, ma quest'anno è la regola massacrare i maschi protagonisti e renderli mostruosi tramite parrucche o scheletrendone il corpo o semplificandone l'espressione a una sola: 'quasi roccia') è l'incorruttibile 'cop' robotico che lotta contro il crimine e la corruzione, 'salvato' e telecomandato sulle prime (ma poi si ribella) dalla OmniCorp, la multinazionale che produce droni e robot da guerra per tenere in pugno il mondo, ma che non riesce a venderli sul mercato più succulento, quello nordamericano, per colpa dei politici, come al solito 'ideologici', 'passatisti', 'comunisti', 'conservatori', 'figli di puttana', secondo le note fraseologie dei telepredicatori religiosi suprematisti e dei loro imitatori nostrani neoliberisti. Frenano la fluidità del mercato, con i loro legacci anacronistici.  Il capo della OmniCorp è Raymond Sellars, Michael Keaton (già, ex Batman), capace di inventare un villain senza spigoli aguzzi anzi morbidamente grassoccio, così finalmente anche i più distratti capiranno che la banalità del male non vuol dire affatto essere adepti di un Male minore e che il Male è lì dove meno te lo aspetti, nel tuo vicino di casa, dentro di te....

Nostalgico di Batman
Il piano di Sellars è basato sui profitti da massimizzare. Sarebbero perfetti per le pattuglie negli slums più pericolosi, i robot. Più veloci nello sparare, più abili nello scannerizzare le informazioni, bloccherebbero i brutti ceffi, appesantiti da emozioni ancora umane, senza far correre più alcun pericolo agli agenti vivi. Non è un caso che in Giappone  due politici di destra, i liberaldemocratici Tadamori Oshima e Bunmei Ibuki (Ldp) sostengono che il paese dovrebbe presto dotarsi di Gundam, i giganteschi robot antropomorfi da combattimento...Basta non programmarli perché scoprimo le loro magagne, i loro crimini...

Tornando al film, la colpa è della 'legge Dreyfus', dal nome di un maledetto senatore radical democratico che non permette, neppure in nome della sicurezza nazionale, che negli Usa l'ordine venga tutelato da macchine ammazzacattivi, prive di coscienza, di 'anima', e perciò efficienti al 100%. Che si usino pure in Afghanistan, in Siria, in Iraq, per ammazzare bambini donne e vecchi 'sospetti', magari perché trovatoi con un coltello da cucina in mano. Va bene. Ma nel paese di dio è vietato. Quelli lì sono non uomini, ma aliens, proprio come i droni. Qui invece siamo uomini e cristiani, niente droni. 

Per fortuna un programma televisivo supersponsorizzato dalla OmniCorp e guidato con tecniche demagogiche sopraffine dal Beppe Grillo locale (per il fastidioso birignao emotivo-acustico), Pat Novack (un Samul L. Jackson sfigurato da una parrucca untuosoa come quella alla Wolfowitz), capovolgerà questa opinione passatista. Farà abrogare la legge. Come? 

Magnificando le gesta urbane di un gelido agente-robot in motocicletta degradato a dolce, ibrido umanoide con barlume di coscienza ed emozioni. La Omnicorp ha raccattato infatti il pezzo sopravvissuto del corpo di un agente bruciato da una bomba in un attentato (proprio quel che resta di Alex Murphy)  e lo ha innestato in un robot, glielo ha praticamente ficcato dentro. Al luminare della biochirurgia per replicanti, il dottor Dennett Norton (Gary Oldman) il compito di collegare carne sangue e acciaio, e di ottimizzarne le performance militari, di stipargli nel cervello un computer 'quantistico' e di attenuare quelle emozioni (paura, angoscia, pausa di riflessione, tensione...) da homo sapiens, nocive in caso di scontro armato con droni e robot 'puri'. Ma, come i replicanti di Blade runners, anche il nostro semi-robot riuscirà a ritrovare un equilibrio non macchinico, perfezione nel combattimento e gerarchie etiche non imposte da altri, fossero pure il Presidente.

L' eroe - nel copione definitivo di Joshua Zetumer - è un poliziotto onesto, sposato con figlio di dieci anni, moglie bionda come si usava negli anni 50,  a caccia di criminali e di mele marce annidate nei piani alti del dipartimento di polizia. Previste: 1. la sequenza immancabile, da format, in cui sgomina una pericolosa banda di trafficanti di droga, guidata da un ciccione brutto come un ispanico. 2. una panoramica anticinese sullo sfruttamento bestiale del lavoro nelle fabbiche ad alta tecnologia; 3. il traffico clandestino di armi da guerra che coinvolge gli altissimi papaveri (sempre intermedi, però); 4. l'attentato quasi fatale (che sembra Il grande caldo di Fritz Lang, ma rovesciato, è lui che quasi muore e la moglie-casalinga che sopravvive); 5. la ricomposizione biotecnologica del corpo sopravvissuto (tutto sintetico, tranne polmone cuore e cervello) questa volta in una corazza dal fastidioso rumore pneumatico a scatti, e tutta tutta nera come Batman. Non metalizzata, come quella del suo antenato 1987. 6. la parte finale, lo scontro definitivo, dominato dalla song dei Clash, "Lotta contro la legge". 7. Frank Sinatra e il concerto di Aranjuez di Joaquim Rodrigo, per darvi un'idea del soundtrack. 8. tutto quello che tra una sequenza e un'altra adorereste anticipare in fatto di gioco di sguardi, intenzionalità, schema di combattimento. 9. L'addetto alla pubblicità che cerca di creare una immagine 'umana' del mostro...E' lo stereotipo, bellezza! 

Gary Oldamn e il suo uomo metallizzato e digitalizzato
Di visionario (c'è Mike Medavoy nel pacchetto produttivo ombra, un pioniere della mitica Orion) rimane solo una scena quasi horror al centro (quella di Kinnaman che chiede di vedersi allo specchio senza protesi e non è un bel vedere), una cavalcata di drone imbizzarrito come se fossime in una scena di Urban cowboy  e un accenno, all'inizio, di psicosi d'immaginario: il miraggio di tenere l'Iran degli ayatollah sotto il tallone delle stelle e delle strisce. Quasi citando Rambo di Cosmatos e l'ebrezza di trasformare la Storia patria in fiaba: "c'era una volta in Vietnam conquistato dagli Stati Uniti...".

Lo staff intermedio della OmniCorp
La Sony Columbia, casa di distribuzione che ha risparmiato molto sul budget, girando tra Toronto e Vancouver una storia ambientata nel 2028 a Detroit (digitalizzarla e renderla sontuosa costerebbe quanto l'intero tesoro degli Emirati Arabi), l' ha allontanata dalla sua matrice perturbante e orwelliana. Di davvero perturbante solo un accenno ai Red Wings, la gloriosa squadra di hockey su ghiaccio di Detroit (solo Toronto ha vinto più scudetti), oggi infarcita di giocatori svedesi, cechi e russi: la maschera di un suo celebre portiere campione resterà nella storia dell'horror film perché è proprio quella di Jason, il protagonista della saga Venerdì 13.

Il poliziotto beniamino della città onesta
Il vero Robocop fu realizzato infatti nel 1987 da Paul Verhoeven, proprio in pieno clima 1984. E quel profetico prototipo (qui siamo al remake digitale) è entrato nella mitologia, perché fu tra i primi film da supereroi a elogiare il giustiziere ibrido, metà uomo-metà macchina, innesto tecnologico di pelle e metallo.

Era stato un omaggio subliminale e metaforico proprio a Detroit, la metropoli industriale, la capitale dell'auto e della Motown, che il capitale finanziario voleva punire, forse assassinare (e ci sono riusciti) per vendicarsi della lega degli operai neri e bianchi di una città che, come a Torino o a Flint, avevano guidato pericolose e sovversive lotte di fabbrica, domate a fatica dai padroni negli anni 70, con la desertificazione totale dell'assetto urbano e sociale e la riconversione postmoderna dei soli suburbi ricchi.  

Samuel L. Jackson, il presentatore tv corrotto
Così via Darrel Aronovski, troppo potente, e dentro José Padilha (un suo direttore della fotografia e un montatore fidati). Il primo, dark e inquietante, non era controllabile. Il secondo, più light e manovrabile, è stato capace di tradurre il dramma in cartoon senza debordare in tragedia, ha rispettato le regole di ingaggio. Era grato ai suoi boss, visto che è stato cooptato a corte, nel Tempio di Hollywood, dopo l'uno-due sul mercato brasiliano (Tropa de elite 1 e 2) che lo ha consacrato public relation numero uno al mondo nella promozione dei poliziotti che sanno come ripulire le strade dal marciume criminale: non hanno paura di essere come il Giustiziere della notte: più violenti, spietati, cinici e sadici di qualunque gangster. E sul marciume sanno solo quel che devono sapere. Ai registi di oggi non è consentito usare un computer 'quantistico'. E se lo fanno c'è sempre un dottor Dennett Norton capace di operare sul cervello, a calotta aperta per modificare alcuni collegamenti mentali estremamente pericolosi. La lobotomia, nel 2028, è l'arte della guerra interna, come la guerra è l'arte di tenere il mondo sotto lo stretto controllo armato degli Stati Uniti d'America, grazie a droni e robot addestrati ad annientare tutto quello che è archiviato come terrorista, ovunque, Tehran compreso.

Il cinema politico radicale, fin da 007, non racconta che scienza, tecnologia, fantascienza (Total recall, Starship Troopers dello stesso Verhoeven hanno indicato bene la strada). Ha assistito al trapasso dalla guerra di classe a guerra tra generazioni, i vecchi da rottamare contro i giovani rottamanti (fin dagli anni 50 del beach movies), poi a quella tra 'gender' (il cinema gay soversivo). Adesso è ossessionato dalla trasformazione dei tessuti umani, dalla complicazione, soprattutto sessuale, dell'ibridazione postumana. Segue, come qui, il passaggio dal corpo umano al corpo post umano, ibrido, meccanico, digitale, interconnesso in rete, general body/general intellect. Ma, pensiamo a Mamoru Oshii e a Gost in the shell (e anche a Akira, Capitan Harlock), ponendo più affascinanti modelli 'bastardi', mitologie più interessanti e extraoccidentali, rispetto a questo copione così bigotto, che già si presta a parodie e satire come quelle che faceva mel Brooks su Frankenstein. L'altro Robocop era insostenibile. Senza happy end possibile. Questo è vietato, nei paesi puritani, al massimo ai 13 anni.Un divertimento da pop corn.
La statua di Robocop realizzata per Detroit, e mai eretta