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venerdì 27 novembre 2015

Daniele Luchetti presenta il suo film inchiesta su Jorge Bergoglio. Ma si tace sulla Guardia di ferro




La croce di ferro del Papa 

comunque si dice bergoghlio, all'argentina...


a sinistra la croce d'oro di papa Ratzinger, e a destra quella di ferro di Francesco  

roberto silvestri 


Agiografia, non agiografia? Santino? Non santino? Ieri è uscito il nuovo attesissimo film di Daniele Luchetti Chiamatemi Francesco. Lasciando non poche perplessità rispetto al progetto di Luchetti di realizzare un film-inchiesta.
E’ proprio la biografia (“veritiera” dicono però in Vaticano) sul gesuita peronista tifoso del San Lorenzo ed ex militante della Guardia di ferro che appena eletto sorprenderà tutti rifiutando la croce dorata e preziosa (preferendole non a caso una croce di vil ferro) e conquisterà i fedeli, collegando il poverello d’Assisi a Mike Bongiorno: “fratelli e sorelle, buonasera!”.
Il primo film su un Papa vivente e ridente come il Dalai Lama (Razzi era morto, L’uomo venuto dal Kremlino e Habemus Papam erano solo film profetici, per non ricordare i documentari su papa Givanni XXIII) è stato “fortemente voluto”, come ha sottolineato Piero Valsecchi, il produttore, da Silvio Berlusconi.
Il regista Daniele Luchetti 
Eppure sono ripetute e continuate le intemperanze anti papiste dei suoi organi di stampa, il Giornale del Foglio e di Libero e dei corrispettivi mezzi di comunicazione di massa televisivi (i tg di Canale 5 Italia1 e Retequattro) che fiancheggiano il terrorismo mediatico dell’estrema destra vaticana e extravaticana, contro la mina vagante dello “scandaloso Jorge” che urla contro il neoliberismo e la disoccupazione dilagante, il maltrattamento delle donne, e a favore dell’accoglienza dei profughi, contro la guerra che non è mai “di civiltà” e i lussi vergognosi dell’1% del mondo, nostalgica del pastore tedesco che li aveva condotti invece pimpanti alla guerra di civiltà contro le altre religioni (inferiori) e a quella contro i laici e i relativisti culturali che come si sa mancano completamente di Spirito. I cattolici insomma si devono rifare velocemente una identità. Anche perché, se no, scompariranno….

L'attore argentino Sergio Hernandez interpreta Papa Francesco dal 2005 al 2013

Un ambientino anti-Francesco composito, popolato da principi neri, vescovi di Ferrara (città e ex direttore del Foglio), teologi reazionari, probabili candidati sindaci di Milano, sentinelle in piedi, picchiatori, manifestanti anti Gender, sindaci eletti (!?) di Venezia e difensori di padre Lefevre e dei metodi di educazione approfondita collaudata nei secoli, altro che pedofilia! E perfino i ciellini più integralisti. Ma anche formato da certi gruppi femministi della differenza che trovavano più eco nelle encicliche filosoficamente dense di Benedetto XVI, e qualche stravagante libero pensatore di estrema sinistra, che giustamente diffida del populismo ed è sempre in difficoltà quando un soldato intelligente di Ignazio de Loyola spiazza tutti perché sembra occupare l’intero settore etico dello schieramento di sinistra…. 
Tutti gli altri, tranne questi ultimi, sono nostalgici di quando il compianto giornalista Mario Cervi poteva tranquillamente scrivere i suoi pezzi di appoggio razzista a Pretoria senza che la magistratura e l’ordine dei giornalisti intervenisse. E cercano disperatamente chi sia oggi il miglior allievo spirituale del nunzio apostolico presso Videla, Pio Laghi (quello che copriva la guerra sporca e affermava che i desaparecidos erano in realtà scomparsi ma presto torneranno) e di cui nel film, caritatevolmente, si tace. A volte i comunisti si combattono in un modo e a volte i comunisti si combattono in un altro.

Papa Francesco in una posa da Stan Laurel
A tutti costoro il film di Luchetti non piacerà. E troppo descamisado. Ma tanto non sono queste le persone che affollano i multiplex.
Ebbene, nonostante Papa Francesco sia ancora considerato dai suoi fidi alleati, Fratelli d’Italia e Forza Nuova soprattutto, “peggio di un comunista bastardo” (perché ormai non contano più nulla)il più celebre dei nostri pregiudicati e il meno infastidito dei nostri monopolisti ha intuito il grosso affare. E a proposito di Cl la "Guardia di ferro" è nato come gruppo di estrema sinistra peronista ma poi la sua evoluzione lo ha portato al centro, in polemica con le posizioni dei Montoneros e dell'eservito rivoluzionario trotskista argentino e infine nelle vicinanze di Comunione e Liberazione e della parte più cattolica di Solidarnosc. Nessuno dei suoi militanti è stato toccato dalla dittatura Videla. Da qui le note polemiche.

Un film e una serie tv di di 200 minuti su Bergoghlio (così si pronuncia in Argentina, e dovrebbe avere voce in capitolo) che smentisca le brutte voci su una presunta collusione durante la feroce dittatura militare tra lui e Videla, smantellando punto per punto le calunnie uscite a suo tempo sui due gesuiti abbandonati ai seviziatori, potrebbe essere uno strumento di propaganda fide redditizio.


I sondaggi parlano chiaro. Il Papa povero piace moltissimo. E' un sommo comunicatore. Così Berlusconi è stato felice di “sborsare di tasca sua” i 15 milioni di dollari del budget (in fondo medio basso, ma non per l’Italia). Si sarà identificato. Un lavoro lungo di riprese, 15 settimane. Una uscita italiana in 700 copie. L’arrivo in tv tra un anno e mezzo come vuole la legge. E la prevendita di un prodotto senza alcuna super star internazionale in ben 40 paesi.  Sono state impegnato le due grandi corazzate del suo impero cinematografico, la casa di distribuzione Medusa e la casa di produzione Taodue Film di Giorgio Grignaffini che ha tratto dalla sceneggiatura il romanzo della vita di Bergoglio (così si pronuncia nel film) a 17 euro, Mondadori edizione (ma potrebbe sembrare un libro Rizzoli).  Senza dimenticare che la versione lunga televisiva in 4 puntate di 50 minuti l’una non dovrebbe umiliare il buon lavoro di sintesi di Mirco e Francesco Garrone, i montatori, che sono riusciti a nascondere bene buchi e raccordi nella versione dimezzata per le sale, di 98’.
Inoltre non prendendo posizione sui due anni di pontificato che stanno sconvolgendo dal 2013 riti e miti della chiesa cattolica, oltre che l’attico di Bertone e l’intero gruppo dirigente d’epoca Ior, completamente fatto fuori da sua eminenza, ma limitandosi alla biografia precedente, soprattutto argentina, il film non potrà infastidire nessun credente, per quanto di destra sia. Ci sono in questo pontificato, anche azioni contraddittorie, comunque. Enzerberger non sarebbe troppo d'accordo sulla santificazione di preti e suore vittime della guerra civile spagnola perché nel suo libro su Durruti ci spiega che più che preti e suore costoro erano caudillos locali che tiranneggiavano da decenni i contadini sfruttandoli, trascinandoli alla fame e imprigionandoli. Già. Un caso di vendetta proletaria magari discutibilke, ma la santificazione sembra davvero esagerata. La riforma agraria. I socialisti nazionalisti sono famosi per prometterla sempre e non attuarla mai. Si analizzino le politiche di Peron e Nasser e i loro rapporti in sostanza privilegiati con i latifondisti. Dunque un po' di diffidenza per i peronisti e i giustizialisti di qualunque sponda è bene continuare ad averla. Anche qui, diffidare di chi ha il culto astratto della gente, dei sondaggi, di ciò che i "cittadini vogliono davvero" e di ciò che "ai cittadini interessa" e aizza alla galera chiunque solo perché dispone di macchine del fango efficienti, magistrati amici e mass-media... 

Ma. "Non c’è stato neanche bisogno di essere aiutati dal Vaticano. Perché tutta la storia vera, pubblica e politica, su Bergoglio  si può leggere tranquillamente su Wikipedia”. Luchetti insomma ci tiene a precisare che il suo “film inchiesta”, difficile da mettere in piedi perché non ne trovava un baricentro narrativo plausibile, poi scovato nel motivo psicologico della “preoccupazione”, vuole radiografare più la personalità intima e spirituale del futuro Papa che la cronaca della sua ascesa politico-pastorale che scandisce comunque: piccolo chimico peronista di sinistra che a vent’anni abbandona amore e lavoro e diventa sacerdote poi è promosso insegnante di letteratura nella Santa Fé di Birri (chissà se si sono conosciuti) e diventa amico del "radicale" antiperonista per eccellenza Borges (ma questa parte c’è solo nel film tv), poi è curiosamente appesantito di responsabilità come Padre Provinciale dei Gesuiti per l’Argentina, e continua a mantenere rapporti stretti con la sua organizzazione di origine, di ispirazione estremista rivoluzionaria ma che intanto si è spostata un po' al centro ed è diventata anti Montoneros (la Guardia di ferro, appunto), come si intuisce nella scena del consiglio d’amministrazione del mega-seminario in crisi economica, che lui raddrizza facendosi aiutare proprio da tre civili non ben indentificati nel film, ebbene sono propio loro, militanti della Guardia di ferro. E poi Bergoglio vede impotente assassinare amici, comunisti, rivoluzionari di altro tipo e gesuiti radicali senza poter far altro che “minimizzare al massimo le perdite”, costringendosi perfino a dir messa a Videla e famiglia pur di intercedere per i progionieri, aiutando alcuni profughi dal Cile a mettersi in salvo e organizzando un bel traffico di passaporti falsi etc… fino alla fine della dittatura, per proseguire in un molto piu’ umile il suo apostolato tra le baracche  delle periferie e delle favela, sopraffatte dal potere e dalla gentrificazione, anche in epoca Menem, fino al soglio pontificio che accetta con un grande sorriso. Nonna Rosa gli aveva insegnato a non andare mai d'accordo con i "santi tristi". 
 
Un libro dedicato alla Guardia di ferro argentina 

Mesi e mesi di sopralluoghi, per Luchetti, l’ascolto confidenziale di prelati, seminaristi, amici di infanzia e parenti, le testimonianze raccolte ovunque di tanti “nemici di Bergoglio” che gli rimproverano ancora comportamenti più che scorretti durante le persecuzioni neo-naziste, convincono il regista e sceneggiatore, giustamente, a scrivere un copione contro la lotta armata senza se e senza ma che non sembri però l’opera di un pio turista italiano di passaggio o di un brutale marine che si impadronisce di un territorio sconosciuto per far propaganda. “Per questo ho chiesto aiuto a uno sceneggiatore argentino, Martin Salinas “. Che ha lavorato con Cuaron e ha scritto Nicotina, El embruyo e Gaby. Da reference system.  
Dalla conferenza stampa (anche in collegamento con Milano) di qualche giorno fa si è scoperto che Luchetti non è diventato credente durante le riprese, “ma adesso credo di più in chi crede”. Che si è trattato di una "missione impossibile" per il produttore Pietro Valsecchi anche all'interno di una carriera che pure ha sfornato un Ambrosoli e un Borsellino. E, continua Valsecchi "il film sarà proiettato in Vaticano con platea a inviti di 7000 poveri e bisognosi". Che il regista si è più che altro ispirato a The Queen e a quel tipo di cinema inglese sulla storia, “asciutto, che va al cuore delle cose” e che però un po' apologetico, poco sottilmente, lo è sempre. 
Allora il problema è proprio il cuore delle cose. L’interiorità di Bergoglio. Con i suoi scatti nervosi da generale gesuita capace di mandare al diavolo una suora peggio che un fascista una donna. Con i suoi difetti e errori e gesti sempre così ben misurati. Per esempio il papa - dicono gli intimissimi - non alza le mani al cielo in modo plateale, e fa colazione mangiando in piedi frettolosamente una banana. Qui invece si fa la zuppetta nel caffèlatte, in attesa del conclave. Non c’è piedistallo. Non c’è apologia. Non c'è culto della personalità. Bene. 
Ma se il film è un film inchiesta non ci siamo. Il vero nodo interiore della biografia di papa Bergoglio è il suo rapporto politico con il movimento da cui è nato e che continua tutt'oggi. Il suo peronismo, versione Guardia di ferro. Certo. Il nome è orrendo. E’ quello della organizzazione fascistissima rumena di Codreanu. Ma si tratta di una pura omonimia, anche se inquietante. In realtà il gruppo è stato fondato nel 1961 dal gallego Alejandro Alvarez, come organizzazione giovanile del Comando Superior Peronista, ala sinistra del movimento e per lo più agì nella clandestinità. Dopo il breve ritorno in patria, dall’esilio nella Spagna franchista durato 18 anni, dell’ex leader nazional-socialista, tra il 1973 e il 1974, si assistette però a una imprevista sterzata a destra della sua politica già funestamente nazional-socialista anche se orgogliosamente anti- americana. Peron tra l’altro appoggia il golpe di Pinochet stupendo gli anti americani e spinge sempre più l’ala sinistra del movimento, i Montoneros (un gruppo di ispirazione cristiana) all’opposizione e nelle braccia della lotta armata di difesa, contro i primi gruppi fascisti organizzati (la tripla A, per esempio, Allenaza Anticomunista Argentina). Gruppo paramilitare protetto dai poteri forti della marina dell'aviazione e dell'esercito (e collegato pure alla estrema destra giustizialista dell'ambiguo “stregone” José Lopez Rega), responsabile tra l’altro del massacro di Elzeida, dove una bomba in aeroporto uccise 13 persone e ne ferì circa 400 mentre Peron rientrava in patria. 
Dopo l’assassinio nel 1973 del sindacalista peronista "burocrate" Rucci, a lungo osteggiato dai Montoneros, e prima ancora in polemica con l’esecuzione nel 1970 del generale Aramburu, responsabile del golpe anti Peron del ’55,  la Guardia di ferro polemizza sempre più duramente con le posizioni favorevoli alla resistenza armata, si sposta verso il centro e assume una più forte connotazione religiosa, giungendo nella sua ultima fase ad avere rapporti stabili, per iniziativa di Alvarez con Comunione e Liberazione (ma anche Jaca book aveva una sinistra) e con Solidarnosc (idem), anche grazie all’intermediazione di Rocco Buttilione e di Jorge Bergoglio. Il gruppo si scioglie nel 1974, dopo la morte di Peron, ma cambia nome, resta coeso e appoggia Isabelita fino al colpo di stato del 1976. Durante la dittatura i dirigenti della Guardia di ferro sono salvati grazie a buoni rapporti con i vertici della Marina militare e anche alla capacità diplomatica, alla Richelieu, di Bergoglio. Come vediamo nel film.
Insomma il duello all'ultimo sangue fu tra due linee interne al paese e anche interne ai gesuiti, tra chi era vicino alla teologia della liberazione e a Camilo Torres e chi era con Bergoglio. Anche se nel film non si dà mai la parola alle posizioni. Per esempio a quelle di José Miguez Bonino, il prete protestante che stava pericolosamente intaccando, a favore dei protestanti, il monte fedeli cristiano....O a Marcella Althaus-Reid (l'importantissima teologa queer). C'è molta attenzione, giustamente, alla strategia promozionale della chiesa cattolica, specialità gesuitica. E in un interessante duetto viene rimproverato da un superiore a Bergoglio il suo desiderio di evangelizzare il Giappone. "E' vero che i cattolici giapponesi sono scesi in poco tempo da un milione a mezzo milione, ma tu sei più utile qui perché li faresti scendere a 50 mila". Aveva ancora bisogno di crescere, gesuiticamente. Ma i due gesuiti di estrema sinistra che lo combattono (e che verranno espulsi dall'ordine e dunque subito imprigionati e torturati) appaiono nel film i soliti giocondi utopisti idealisti votati alla morte certa che non vogliono lasciare la loro favela anche se armi e mitra furoreggiano. Il che non fu. 
Quello scontro divide in due ancora la società argentina, l'1% di potenti di Baires e il 99% di argentini sotto comando, e i neoliberisti, come il neopresidente pericolosissimo Macri ne approfittano di tanto in tanto per dare duri colpi ai ceti più indifesi. Tanto che peronismo e giustizialismo ormai sembrano solo sinonimo di Argentina. Una parola che ha perso ogni connotazione di classe.
Bergoglio che arriverà all’Arcivescovado dopo aver operato molto in favore dei militanti perseguitati di sinistra durante la dittatura, come si vede nel film (tra questi “Tito” Bacman, l'unico militante della Guardia di ferro fastidioso perché amico di molti montoners) mantenne poi sempre relazioni strette con il suo movimento, diffondendo anche in ambienti vaticani il pensiero della filosofa peronista e “guardista” Amelia Podetti  che distanziandosi dalla razionalità illuminista prospetta l’unità della fede e della ragione, contestando quest’ultima come unica categoria nella costruzione della conoscenza  (cfr la lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II “ Fides et Ratio” ). Bé, certo, un po' di intuizione e di amore per la ricerca ci vuole. Basterebbe leggere Dialettica dell'Illuminismo di Adorno.
Insomma un film inchiesta serio avrebbe avuto bisogno di spiegare di più quella spaccatura in seno al peronismo. E soprattutto analizzare se le posizioni di destra e di centro moderato (lo è mai? a me sembra estremista il "centro moderato") del movimento abbiamo favorito l’avvento della dittatura militare e della “guerra sporca anti sovversiva” ben più della trappola tesa dai settori oligopolistici e filoamericani di Buenos Aires e chiamata resistenza armata Montonerso o Erp (l'organizzazione armata clandestina comunista-trotzkista).  

Una rete di nodi storici ancora da sciogliere. Ecco la “preoccupazione” come chiave del mosaico di Luchetti. Preoccupazione che per esempio in America Latina il film possa non incassare un centesimo. Non a caso molta parte magico- irrazionale del film è dedicata a un santino che il gesuita Bergoglio distribuisce qua e là ai bisognosi di ultra-conforto (per esempio agli occupanti di una baraccopoli del centro di Buenos Aires che secondo il film verrà salvata da Bergoglio, mentre secondo la storia verrà immediatamente rasa al suolo e offerta in dono alle grande compagnie palazzinare appena Bergoglio uscirà dalla inquadratura). Segnamoci il nome di questa preziosa immagine sacra. Può essere utile. E' il santino della madonna dei nodi. Una Maria Santissima che scioglie i nodi si può ammirare anche in un dipinto del 1700 ad Asburgo, in Germania. Vestita di rosso è concentrata sul compito che le è assegnato: sciogliere i nodi grossi e piccoli di un nastro bianco aggrovigliato offertole dal fastidioso angelo di sinistra. Ma ecco che lei scodella il nastro, ormai libero e liscio, all'angelo di destra. La Madonna sta serena.