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domenica 6 luglio 2014

Antologia. Stephen Harvey su Paul Mazursky

Il regista, sceneggiatore e produttore Paul Mazursky
di Stephen Harvey *

Forse il film piu' emblematico dei primi anni 70, almeno nel senso che riesce a cogliere l 'atmosfera che pervadeva la Hollywood del tempo, e' stato Alex in Wonderland di Paul Mazursky. Questo film, cosi' ostentatamente "personale" parla di un giovane regista che affonda nelle secche della "New Hollywood" .

Donald Sutherland in Alex in Wonderland
Reduce dal passeggero successo del suo primo lavoro, il protagonista interpretato da Donald Sutherland non sa decidersi ad affrontare il soggetto del suo nuovo film. In mezzo a inconcludenti riunioni di produzione con il suo produttore, il nostro eroe si perde in fantasie felliniane su un film che probabilmente non si fara' mai.

In un certo senso Alex in Wonderland risulta essere una riflessione sull'epoca molto piu' accurata di quanto Mazursky si rendesse conto mentre lo realizzava: come il suo immaginario soggetto, il film si muove nella vana ricerca di un sicuro filo narrativo, spermentando lungo la strada una eclettica varieta' di stili. Eppure molto, troppo tipicamente, al momento della sua uscita, Alex in Wonderland fu lodato dalla maggioranza dei critici e accolto con indifferenza dal pubblico.

Il poster del film
* dal saggio "Il nuovo pubblico tra gli anni 60 e 70" in Hollywood 1969-1979 Immagini Piacere Dominio. Libro a cura della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro 1979 (Editore Marsilio)



VERSO I CINEMA SEGRETI. E VIVA JOHN BADHAM

Una domanda a Paul Mazursky, nel 1979.....


Ma ci sara' ancora un pubblico per il cinema nel futuro?

La gente va ancora al cinema, ma non sarei sorpreso se tra 10 o 15 anni venisse sostituito anche nelle case piu' povere una uno schermo casalingo. La tecnologia va molto veloce. E' arrivata quasi prima di quanto prevedesse George Orwell di 1984. Ma io sono ottimista riguardo alle qualita' umane dell'individuo. Alla fine vinceranno. Fose ci saranno cinema segreti, ma ci saranno.

Paul Mazursky
Il cinema aveva un po' il ruolo di pubblico confessore, e oggi gli e' stato tolto da questi capi di sette pseudo religiose che vanno tanto di moda. Aveva preso il posto del buffone di corte, del clown e della commedia delll'arte e gli e' stato tolto a sua volta dalla televisione. Credo che dovremmo tornare un po' alla tradizione di puro entertainment che aveva il cinema una volta. In questo senso per me Saturday Night Fever e' un buon film.

Il conflitto tra l'aspetto creativo e l'aspetto economico e' una delle attrattive maggiori di questo lavoro. Come lo e' la sfida rappresentata dal pubblico. Puoi fare tutte le previsioni che vuoi, investire tanti milioni, ingaggiare i migliori attori, avere il regista del momento, poi il pubblico si annoia. Se c'e' un bel film ma la gente dice che e' noioso, e' impossibile costringerla ad andarlo a vedere. Cosi' come e' impossibile impedirglielo se c'e' un film orrendo che tutti dicono che e' divertente! Dal mio punto di vista Harry e Tonto, la storia di un uomo anziano e di un gatto, avrebbe dovuto fare molti soldi. A New York 18 critici su 20 ne  hanno parlato bene. Ma dopo due settimane e' stato tolto dalla circolazione. Il pubblico e' imprevedibile....