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lunedì 7 gennaio 2019

Golden Globes 2019. Tutti i vincitori e i candidati

da Fox-Time

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
  • Bohemian Rhapsody
  • Black Panther
  • Se la strada potesse parlare
  • BlacKkKlansman
  • A Star Is Born
MIGLIORE ATTRICE DRAMMATICA
  • Glenn Close, The Wife


Glenn Close ai Golden GlobeHDGetty Images
Glenn Close ha battuto Lady Gaga

  • Melissa McCarthy, Can You Ever Forgive Me? - Copia originale
  • Nicole Kidman, Destroyer
  • Rosamund Pike, A Private War
  • Lady Gaga, A Star Is Born
MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO
  • Rami Malek, Bohemian Rhapsody


Rami MalekHDGetty Images
Rami Malek ha trionfato ai Golden Globe 2019

  • Bradley Cooper, A Star Is Born
  • Willem Dafoe, At Eternity’s Gate
  • Lucas Hedges, Boy Erased
  • John David Washington, BlackKklansman
MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICAL
  • Green Book
  • La favorita
  • Il ritorno di Mary Poppins
  • Crazy Rich Asians
  • Vice
MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA O MUSICAL
  • Olivia Colman, La favorita


Olivia ColmanHDGetty Images
Olivia Colman con il suo globo d'oro

  • Emily Blunt, Il ritorno di Mary Poppins
  • Elsie Fisher, Eighth Grade
  • Constance Wu, Crazy Rich Asians
  • Charlize Theron, Tully
MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA O MUSICAL
  • Christian Bale, Vice – L’uomo nell’ombra


Christian BaleHDGetty Images
Christian Bale ha vinto per Vice

  • Lin-Manuel Miranda, Il ritorno di Mary Poppins
  • Viggo Mortensen, Green Book
  • Robert Redford, Old Man & the Gun
  • John C Reilly, Stan & Ollie
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
  • Spider-Man – Un nuovo universo
  • L'isola dei cani
  • Mirai
  • Ralph spacca Internet
MIGLIOR FILM STRANIERO
  • Roma (Messico)
  • Cafarnao (Libano)
  • Girl (Belgio)
  • Never Look Away - Opera senza autore (Germania)
  • Un affare di famiglia (Giappone)
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
  • Regina King, Se la strada potesse parlare


Regina KingHDGetty Images
Regina King ai Golden Globe 2019

  • Emma Stone, La favorita
  • Rachel Weisz, La favorita
  • Claire Foy, First Man - Il primo uomo
  • Amy Adams, Vice
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
  • Mahershala Ali, Green Book


Mahershala AliHDGetty Images
Mahershala Ali ai Golden Globe

  • Sam Rockwell, Vice
  • Richard E. Grant, Can You Ever Forgive Me? - Copia originale
  • Timothée Chalamet, Beautiful Boy
  • Adam Driver, BlacKkKlansman
MIGLIOR REGISTA
  • Alfonso Cuarón, Roma


Alfonso CuarónHDGetty Images
Alfonso Cuarón ai Golden Globe

  • Bradley Cooper, A Star Is Born
  • Spike Lee, BlacKkKlansman
  • Adam McKay, Vice
MIGLIORE SCENEGGIATURA
  • Green Book 
  • Roma
  • La favorita
  • Se la strada potesse parlare
  • Vice
MIGLIORE COLONNA SONORA
  • First Man – Il primo uomo – Justin Hurwitz
  • A Quiet Place - Un posto tranquillo
  • L'isola dei cani
  • Black Panther
  • Il ritorno di Mary Poppins
MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
  • Shallow, A Star Is Born


Lady Gaga ai Golden Globe 2019HDGetty Images
Lady Gaga ha vinto con la canzone Shallow presente in A Star Is Born

  • All the Stars, Black Panther
  • Requiem for a Private War, A Private War
  • Revelation, Boy Erased
  • Girl in the Movies, Dumplin’
MIGLIORE SERIE TV DRAMMATICA
  • The Americans
  • Bodyguard
  • Homecoming
  • Killing Eve
  • Pose
MIGLIORE ATTRICE SERIE TV DRAMMATICA
  • Sandra Oh, Killing Eve


Sandra Oh con il suo Golden GlobeHDGetty Images
Sandra Oh è stata la regina dei Golden Globe 2019

  • Caitriona Balfe, Outlander
  • Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale
  • Julia Roberts, Homecoming
  • Keri Russell, The Americans
MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
  • Richard Madden, Bodyguard


Richard MaddenHDGetty Images
Richard Madden ha vinto con Bodyguard

  • Jason Bateman, Ozark
  • Stephan James, Homecoming
  • Billy Porter, Pose
  • Matthew Rhys, The Americans
MIGLIORE SERIE TV COMMEDIA O MUSICAL
  • The Kominsky Method
  • Barry
  • The Good Place
  • Kidding
  • The Marvelous Mrs. Maisel
MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE TV COMMEDIA O MUSICALE
  • Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel


Rachel Brosnahan ai Golden Globe 2019HDGetty Images
Rachel Brosnahan con il suo Golden Globe

  • Kirsten Bell, The Good Place
  • Candice Bergen, Murphy Brown
  • Alison Brie, GLOW
  • Debra Messing, Will & Grace
MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE TV COMMEDIA O MUSICALE
  • Michael Douglas, The Kominsky Method


Michael DouglasHDGetty Images
Michael Douglas con il suo globo d'oro

  • Sacha Baron Cohen, Who Is America?
  • Jim Carrey, Kidding
  • Donald Glover, Atlanta
  • Bill Hader, Barry
MIGLIOR MINISERIE TV O FILM PER LA TELEVISIONE
  • American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace
  • The Alienist
  • Escape to Dannemora
  • Sharp Objects
  • A Very English Scandal
MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE TV O FILM PER LA TELEVISIONE
  • Patricia Arquette, Escape at Dannemora


Patricia Arquette HDGetty Images
La vittoria di Patricia Arquette

  • Amy Adams, Sharp Objects
  • Connie Britton, Dirty John
  • Laura Dern, The Tale
  • Regina King, Seven Seconds
MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE TV O FILM PER LA TELEVISIONE
  • Darren Criss, American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace


Darren Criss ai Golden GlobeHDGetty Images
Darren Criss ha trionfato ai Golden Globe 2019

  • Antonio Banderas, Genius: Picasso
  • Daniel Brühl, The Alienist
  • Benedict Cumberbatch, Patrick Melrose
  • Hugh Grant, A Very English Scandal
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV O FILM PER LA TELEVISIONE
  • Patricia Clarkson, Sharp Objects


Patricia ClarksonHDGetty Images
Patricia Clarkson con il suo globo d'oro

  • Alex Bornstein, The Marvelous Mrs. Maisel
  • Penélope Cruz, American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace
  • Thandie Newton, Westworld
  • Yvonne Strahovski, The Handmaid’s Tale
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV O FILM PER LA TELEVISIONE
  • Ben Whishaw, A Very English Scandal


Ben WhishawHDGetty Images
Ben Whishaw è stato premiato per A Very English Scandal

  • Alan Arkin, The Kominsky Method
  • Kieran Culkin, Succession
  • Edgar Ramírez, American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace
  • Henry Winkler, Barry
L'appuntamento è con gli Oscar, in programma al Dolby Theater per il prossimo 25 febbraio

giovedì 20 settembre 2018

Mostra di Venezia 75. La favorita, ovvero il libertinaggio femminista. E The Mountain, un americano scopre Daumal


Una farsa da camera da letto come lezione di storia (*)

La favorita di Yorgos Lanthimos




di Roberto Silvestri
VENEZIA
L'Hollywood Reporter nei giorni scorsi ha polemizzato con la Mostra del cinema criticandone la scorrettezza politica a proposito di “quote rosa”. A Toronto un terzo dei film invitati è diretto da donne, a Venezia molto meno. Venezia guarda con troppa enfasiprofetica alla notte degli Oscar dimenticando che la maggior parte delle cineaste interessanti appartengono ai tre mondi, un po' dimenticati quest'anno. Non sempre bisogna però ricorrere al sesso del regista per conoscere il sesso di un film. E l'America Latina comunque è molto ben rappresentata.
Le tre belle opere in concorso di oggi, il poetico e crudele The mountain di Rick Alverson, il proustiano Roma di Alfonso Cuaron e la satira in costume che tanto a fatto pensare all'atmosfera Tom Jones, cioé La favorita del greco fuori casa Yorgos Lanthimos hanno, infatti, alle spalle due produttrici come Sarah Murphy e Gabriela Rodriguez e, il terzo, una sceneggiatrice coi fiocchi (e dal fraseggio libertino) come Deborah Davis. E sono tutte e tre ipnotizzate dalla centralità narrativa dei personaggi femminili.
Una madre pazza che scompare nel nulla, una tata indimenticabile e tre donne che all'inizio del 700 governarono l'Inghilterra e ne cambiarono irreversibilmente il destino politico (non a caso anche Thathcher e May, la regina Vittoria e Elisabetta...).
Semmai sarei più rigido sull'elenco degli invitati ai party ufficiali, onde evitare la presenza di ingombranti maschi inquisiti, peraltro ministri e dunque più che tollerati dal popolo festivaliero che sta dando prova di scarso talento critico ma di realismo nervoso.
A Lanthimos è stato affidato un copione non suo, proprio come a Chazelle. Ma il regista greco è riuscito ad aggiungere al progetto internazionale – una commedia in costume con Emma Stone e Rachel Weisz, sugli intrighi di corte, ambientato durante l'epoca della dimenticata regina Anna (ultima degli Stuart) - quel tocco di eccentricità che ha sempre contraddistinto il suo sguardo, più che “indigesto”, sulla Grecia di oggi. E lo ha fatto con mezzi esclusivamente visivi. Ha chiesto a scenografi, costumisti, parrucchieri e star di esagerare, sempre. Ha utilizzato il grandangolo abusandone e l' “oscurità Kubrick”, fino al ridicolo, per distorcere le prospettive spaziali e mentali. 
Ci invita infatti a penetrare i labirinti crudeli e dark di uno scontro a tre, tipo “Eva contro Eva” ante litteram, ma di forte contenuto politico, mentre ogni figura e spazio coinvolto in quel gioco di potere diventa sempre più grottesca e rococò, cioé comica nella tragedia. E drammatica fu la lunga guerra tra Parigi e Londra, e lo scontro politico tra Tory falchi e Whig colombe, tra aristocratici conservatori bellicosi e mercanti rampanti che non vedevano l'ora di arrivare alla pace e alla ripresa dei commerci, quelli sì davvero cruenti. Dietro a tutte le frivolezze che fanno epoca - le corse delle anatre e delle aragoste o il consumo di ananas o il lancio delle arance - dietro la fragile e malata regina Anna (Olivia Colman), la vera mente lucida del Palazzo, Lady Sarah Churchill duchessa di Marlborough (Rachel Weisz) e la giovane e furba intrigante “decaduta” e proletarizzatra che le soffierà il posto, Abigail Masham (Emma Stone), ecco che la farsa da camera da letto (a pulsioni lesbiche) ci indica costantemente il fuori campo, non perde mai il contatto con la storia vera, di allora e di oggi.
La regina Anna (Olivia Colman, istrionesca ma moderata) che non ebbe prole, nonostante 17 gravidanze, seppe riunificare il paese, portarlo alla modernità parlamentare bipartitica e utilizzare la gelosia e soprattutto l'intuito razionale delle sue due amanti, per indicare al Regno Unito quella strada, non anti Europea, e mai Brexit, che evitò a Londra isolamento economico e futuri decollamenti regali.

The Mountain, fare l'elettroshock alle immagini

The Mountain di Rick Alverson


Più inquietante e complesso, seducente e repellente, si intuisce anche dal poster, è The Mountain, diretto con originalità fotografica stupefacente da un beniamino del Sundance, quella strana personalità inafferrabile di nome Rick Alverson.
Un ragazzo quasi catatonico che lucida le piste ghiacciate di hockey, alla morte del padre allenatore di pattinaggio artistico teme di impazzire come la madre campionessa che lo ha abbandonato e vegeta in manicomio chissà dove, e accetta dunque di seguire uno psichiatra dai metodi antichi e oggi molto criticabili in giro per gli ospedali fotografando pazienti, lobotomie e trattamenti “estremi”.
Un “colpo di fulmine” lo porterà tra le braccia di una ragazza schizofrenica, malata più di lui. La prova d'amore sarà misurabile in watt.
Il film è figurativamente scolorato, come se fosse pensato da Roy Andersson ed è paralizzato dalle iconografie anni 50, come neanche Paul Thomas Anderson o Todd Haynes saprebbero fare.
Il regista tratta e guarisce quell'immaginario “morto”, non solo metaforicamente, con la terapia, fuorilegge ormai, dell'elettroshock. Che però a livello di immagine si rivela feconda. Non mi ricordo di aver mai visto riprese di stanze immobili disabitate, a camera fissa, che fossero così sul punto di muoversi ed esplodere senza usare il grandangolo. Proprio l'effetto che fa una facciata barocca di Pietro da Cortona. Così il clou di questo viaggio verso il 'monte analogo', punto di guarigione da ogni malattia dello spirito: cioé lo stravagante incontro-scontro tra due scuole di recitazione molto “eccentriche”, quella americana, rappresentata dal surrealista pop Jeff Goldblum e quella francese che ha trasformato l'azione scenica grazie a Denis Levant, e al suo guru Leo Carax, in pura vibrazione tantrico-sessuale. Fanno scintille esplosive i loro corpo a corpo.
Fanno scintille e palle di fuoco magiche proprio come il fulmine quando colpisce la terra (e in Siria si raccolgono dopo tartufi afrodisiaci di immane potenza). Come l'elettroshock, quando cerca di riequilibrare certe particolarissime “deviazioni” psichiche.Nel 2014 un film francese, fantastico, in quattro parti, proibito in Francia perché non demonizzava come vuole la legge l'uso dell'elettroshock, Foudre (fulmine), già fecondava in forma poetico-documentaristica quello che The Mountain partorisce in forma di racconto. Siamo davanti a un'opera affascinante e oscura che crescerà nel tempo proprio come il capolavoro di Manuela Morgaine.


(*) da Alfabeta2