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mercoledì 20 aprile 2016

Fukushima, una storia nucleare.














Roberto Silvestri 

Si intitolava Fukushame, la vergogna di Fukushima, la prima inchiesta, a caldo, sul disastro nucleare del 2011 che ha colpito la costa nord est del Giappone, realizzata da Alessandro Tesei, cosceneggiata e montata da Matteo Gagliardi e contenente l'intervista, realizzata per SkyTg24, all'ex premier Naoto Kan di Pio d’Emilia, uno dei pochi giornalisti (tra stranieri e giapponesi) che si era recato immediatamente sul posto della tragedia a verificare l'entità dei danni, il funzionamento dei soccorsi, le responsabilità della società Tecpo (Tokyo Electric Power Company) nell'incidente e la veridicità di ciò che raccontavano i mass media. 
Esattamente 5 anni fa. 
Ma l’incubo continua, anche oggi, nel quinto anniversario di quel triplice orrore: terremoto (da nono grado), tsunami ed esplosione nucleare apocalittica, evitata per miracolo, anzi grazie all'eroismo del direttore degli impianti che pagò con la vita la sua decisione di raffreddare immediatamente i reattori con acqua marina, non eseguendo gli ordini della società di gestione ed esponendosi personalmente alle radiazioni mortali (oltre che alle critiche degli specialisti di tutto il mondo, al sicuro sulle poltrone dei talk show tv). 
Oggi i quattro reattori squarciati non sono ancora sotto controllo. Il nocciolo di uranio del reattore 2 continua a fondersi, sotto gli occhi preoccupati di Naohiro Masuda, l'attuale responsabile dello smantellamento (da completare non prima di 40 anni) del Fukushima Daiichi, minacciando di contaminare per secoli l'oceano, con radiazioni esiziali senza precedenti. Per un raggio di 30 chilometri è deserto e morte. 100 mila persone, delle 160 mila evacuate, vive ancora lontano, nei prefabbricati. Sono comparsi perfino gli sciacalli, a saccheggiare le case abbandonate, una novità per i costumi nipponici. Gli animali, completamente abbandonati, muoiono di fame, divorandosi l'un l'altro... Sono alti i livelli di radiazione nel raggio di 300 km, perfino nelle strade di Tokyo. Gli effetti della nube radioattiva e delle acque contaminate restano un minaccioso incubo. Due centrali atomiche su 52 sono in funzione in questo momento. Ma.  
Il premier conservatore e nazionalista Shinzo Abe minimizza da Tokyo e tranquillizza industriali, opinione pubblica e i turisti "niente danni irreversibili, nessun rischio", anzi rilancia con enfasi l'opzione nucleare, indispensabile per un Giappone all'altezza della competizione internazionale e smaniosa di autonomia energetica. Non solo. Forte dell'esperienza acquisita dal Giappone in disastri atomici senza precedenti, ha intenzione di esportare questo know how nel mondo. "Le nostre centrali sono le migliori, la sanno più lunga delle altre".  Oltretutto la Tecpo è campione mondiale nel non risarcire mai i parenti delle vittime. 
Ma il suo predecessore, il progressista Naoto Kan, non è d'accordo. Sulla onda lunga di manifestazioni di piazza e di un imprevisto, possente movimento ecologista, chiede l'immediata chiusura di tutte le centrali atomiche: "Il Giappone deve bandire il nucleare, che ha già drammaticamente subito nel 1945, e che non è né economico né sicuro. Oltretutto si può essere più che autosufficienti anche solo grazie all'energia pulita, eolica e solare". 
Naoto Kan, ex leader del Partito Democratico, è diventato ecologista solo dopo la tragedia. E ha lasciato ogni incarico politico diretto. Capo di un governo di centro-sinistra che ha interrotto per un lampo il ferreo controllo del paese da parte del Partito Liberale manovrato da Washington, è venuto a Roma, il 7 marzo scorso, per presentare alla stampa, al Maxxi, il bellissimo documentario,  Fukushima – A nuclear Story  docu-film diretto e cosceneggiato da Matteo Gagliardi e basato anche sul libro di Pio d’Emilia Tsunami Nucleari (della Manifestolibri, 2011) e sui reportages che il decano dei corrispondenti da Tokyo ha continuato a inviare regolarmente prima di occuparsi, sempre per Sky, con lo stesso coraggio e sfrontatezza, dell’attuale emergenza profughi dalla Siria.  L'11 marzo scorso, quinto anniversario della catastrofe, il film è andato in onda, su SkyTg24 e su Sky Cult ed è stato poi replicato e trasmesso dalle televisioni di numerosi altri paesi. 
Pio d'Emilia, firma storica del manifesto, che, come una sorta di Michael Moore, sempre pronto ad accentuare con punte comiche l'orrore del presente, racconta in campo e in prima persona maschile singolare, questo dramma ormai rimosso, utilizzando "tutti gli stili documentaristici necessari", compresi quelli illegali, da vero cannibale del reale, e, dopo aver ricordato che nessuno è stato inquisito né condannato per questi 19 mila morti, "uccisi da calamità naturali" secondo la commissione di inchiesta, conferma le parole di Kan: "L'emergenza nucleare, a Fukushima, è ancora in atto. Checchè ne dicano Abe ed il suo governo, che continuano a omettere, manipolare e mentire al loro popolo e dunque al mondo intero. Purtroppo, nonostante gli articoli ed i reportage che escono in questi giorni, quello che è in atto è il solito processo di amnesia strategica più o meno indotta - e per la quale la responsabilità dei media è altissima - che ha colpito tutti gli incidenti nucleari, da quelli meno noti, ma gravissimi, di Bikini (1954), Mayak/Kyshtym(1957), Santa Susana (1959) fino ai più recenti di Three Mile Island e Chernobyl".
Prodotto da Teatro Primo Studio/Film Beyond di Christine Maria Reinhold, anche cosceneggiatrice assieme a Pio d'Emilia, il film è anche un omaggio obliquo al Giappone e alla sua cultura millenaria, devastata e incrinata persantemente solo dall'estremismo, conscio e inconscio, del neoliberalismo e della biopolitica. D'Emilia spazia nel tempo, e nello spazio (arriva fino in Finlandia, dove in una mega galleria sono sepolte le scorie radioattive) alla ricerca della soluzione di un enigma. Come è stato possibile, dopo Hiroshima e Nagasaki, scodellare il nucleare in Giappone. Semplice. Una campagna battente, imposta dagli interessi economici americani, attraverso il riciclaggio in miliardario di un ex criminale di guerra, dotato di tv privata e giornali super protetti dalla pubblicità. Ci ricorda qualcosa.  
I personaggi che via via Pio d'Emilia incontra nel film, come l'ex olimpico di cannottaggio a Roma Chiba, conosciuto nell'inferno di Kesenuma; la famiglia Sasaki di Miyako, salva per miracolo; il "bonzo" Ishigamori di Yamada, che ci permise di assistere alle prime, tristi cremazioni; Matsumoto, un passato da yakuza, uomo dal grande cuore che permette alla troupe di evitare i blocchi della polizia e entrare dove è proibito; Asami, una coraggiosa giornalista giapponese; Mikiko Kobayashi e la famiglia Yoshida di Koriyama, che aiuta la minitroupe; Okuni, un baleniere di Ayukawa; l'irriducibile Yoshizawa, rimasto nella zona proibita per "difendere" le sue mucche; Naoko, che a Naraha, zoina evacuata, è rimasta ad assistere la vecchia madre malata, nel frattempo scomparsa serenamente nel "suo" letto, senza affrontare la drammatica evacuazione. Nella versione in lingua inglese la voce fuori campo è quella di Willem Dafoe.