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domenica 18 febbraio 2018

Il ritorno della Pantera Nera




Roberto Silvestri

Good Vibranium. Bè sì. A volte stampare la leggenda è scrivere, anzi riscrivere la storia. Dell'Africa, questa volta. Che così male si conosce. Le avventure e i combattimenti belli come in un videogame di Black Panther (l'eroe ritorna sugli schermi dopo la sua apparizione nel 2016 in Captain America: Civil War)  hanno la forza dinamica delle fantasie coloniali di Burroughs, Verne e catturano le atmosfere di Brigadoon, ma è come se il tutto fosse stato riscritto dopo una partitella di basket, una visita al museo antropologico di Londra stipato di maschere rituali, un viaggio nelle segrete dei servizi segreti inglesi a trovare il Q di James Bond  (che lo rifornisce di gadget micidiali) e soprattutto dopo un seminario universitario - dipartimento Cultural Studies - che avesse tenuto ben conto delle analisi anticoloniali di C.L.R. James o di Walter Rodney. E in particolare del volume prezioso di quest'ultimo intitolato E l'Africa sottosviluppò l'Africa - Analisi storica e politica del sottosviluppo (1972, mai tradotto in Italia e non si capisce cosa si aspetta).

Il fumetto da cui è tratto il film è nato nel maggio del 1966. Pochi mesi dopo nasce il Black Panther Party

Insomma in questo film si parla di un antico regno scomparso come se fosse vivo e vegeto. Potrebbe essere quello di Opoku Ware (1720-1750), che chiese, inascoltato, agli europei di impiantare in Dahomey officine e distillerie per il popolo Ashanti. E che qui, come uno spettro di Marx, si vendica. Non è un caso che una leggenda racconta che all'origine di quel regno raffinatissimo dal punto di vista artistico ci fosse un re fuoriuscito dal ventre di una ... pantera.

Erik Killmonger (Michael B. Jordan)


Come si sa l'Africa è stata completamente spogliata di materie prime preziosissime per quattro cinque secoli di seguito, fino ad oggi. E' la terra più ricca del mondo.  I saggi cinesi ne sono consapevoli e stanno facendo la figura dei gentiluomini rispetto ai mostri euro-americani di sempre. Lo schiavismo (oltre 10 milioni di giovani rapiti), orrore a parte, ne ha distrutto completamente l'agricoltura e un possibile decollo industriale proprio quando Europa e America crescevano tecnologicamente, sradicando ogni possibilità di mercato africano interno coordinato. Chi fa ricerca? Chi fa innovazione? I giovani. Se i giovani non ci sono più? Nel 1500 alcuni regni dell'interno non ancora aggrediti dai portoghesi e dagli olandesi, fuori dalla portata capitalistica armata, lo stato Yoruba di Oyo, la regione dei grandi laghi, il Ruanda, il Dahomey ("la Sparta nera") e i paesi Zulu erano forze motrici dello sviluppo, con una industria tessile avanzatissima (che il colonialismo distruggerà con le armi), eserciti molto ben organizzati, protocollo diplomatico di livello, un sistema di spionaggio avanzato, artisti finanziati dallo stato... Come nell'Italia del Rinascimento (tipo "L'età di Cosimo de'Medici"), o nella Prussia e nel Giappone tra il '600 e l'800... In più il Dahomey su 15 mila soldati dell'esercito contava ben 5000 amazzoni. Famose per la loro ferocia nel combattimento. Di questo si parla in Black Panther. Anche se la storia inizia nella California del nord verso il 1990. E si avvale di molte stratificazioni "orientaliste" del nostro immaginario. I doc della Riefensthal sul popolo Nuba, i tramonti Marlboro, una sfilata di moda Issey Miyake fotografata da quella maga di Rachel Morrison (vestiti di Ruth Carter), quel bellissimo film di  Herzog sui Wodaabe-I pastori del sole, e i loro corpi merlettati del Sahel...


Il giovane T'Challa, che sotto mentite spoglie vive e studia a Oakland, dopo la morte del padre, re di Wakanda, torna in Africa e gli succede al trono, rintuzzando, non senza grandi difficoltà, e grazie a Shuri (Letitia Wright) una sorella genietta come Einstein, congiure e tradimenti. Wakanda (situata a occidente del lago Vittoria, tra Uganda, Ruanda e Tanzania, la parola viene  da una tribù del Kenya, i Kamba) è terra particolarmente inaccessibile, segreta e sacra. Esiste infatti solo lì la madre di tutte le droghe. Una sostanza-sintesi di ogni prelibatezza lisergica concepibile, il vibranium, una kriptonite senza difetti che ha reso il paese, isolato da tutto il mondo, un centro all'avanguardia nelle scienze e nelle tecnologie pacifiche o di difesa, nella moda, nello stile e nell'allevamento dei rinoceronti da combattimento. Anche se, un po' come il Giappone di una volta, è piuttosto appesantito da un certo culto gerarchico e feudale per il sovrano... Ed è dotato di un sistema elettorale primitivo che, come il nostro, permette pericolose derive fascistoidi. Il re è una sorta di Superman piuttosto difficile da abbattere. Non c'è molta speranza per l'opposizione, ma i Lari dovrebbero garantire una certa correttezza etico-costituzionale....


Ogni film d'azione e d'avventura è grande anche per la presenza di un eroe non bacchettone e di un cattivo, un villain, di affascinante ambiguità. Questa volta abbiamo Chadwick Boseman che affronta un Erik Killmonger, scolpito come una furia suprematista nera da Michael B. Jordan (che è un po' il De Niro del regista Coogler, un giovane talento African America). Il suo personaggio è come il nemico storico del Black Panther Party, l'attivista (finanziato dall'Fbi) Ron Karenga. Macho. Tradizionalista. Fanatico del 'potere nero' razzialmente corretto, apparentemente estremista in realtà reazionario. Un seguace/deformatore di Marcus Garvey e della sua filosofia del "ritorno in Africa" interpretata alla Mobutu. Mentre T'Challa non ha bisogno di nascondere le sue fragilità e i suoi problemi, perché un leader davvero consapevole deve captare i segnali di cambiamento nel mondo, non fermare tutto ai suoi voleri. E utilizzare della tradizione solo gli aspetti progressisti, mai quelli che stringono di più le catene ai sudditi.    

T'Challa (Chadwick Boseman) 
Questo è, nello scheletro, Pantera nera, l'inverosimile plausibileovvero, finalmente, la prima avventura di eroi black, uomini e donne, dotati di super poteri. Capaci perfino di rilanciare l'intero magazzino Marvel che stava soffrendo di inguaribile ripetitività e pomposità e di trattare gli agenti segreti della Cia - somma ironia - solo come una servizievole appendice (il loro nemico è un sudafricano bianco, ovviamente simbolo della mostruosità apartheid).
Nollywood a parte, che ha reso mitologici i grandi pionieri della libertà, Nkrumah, Lumumba e Mandela, e prima di loro la condottiera Sarraounia, anche gli African American hanno una lunga tradizione blaxploitation solidificatasi negli anni 70 proprio grazie all'emergenza di forti personalità nere della cultura, dell'arte, della politica, da Rap Brown a Angela Davis, da Martin Luther King a Malcolm X, da Muhammad Alì a Miles Davis, da James Baldwin al Black Panthers Party, che hanno avuto il loro doppio immaginario nei film popolari interpretati da Richard Roundtree, Pam Grier, Fred "The Hammer" Williamson, Jim Brown, Jim Kelly, Ron O'Neal, Melvin e Mario Van Peebles e in personaggi imbattibili e immaginari come Shaft, Superfly, Blacula, Black Caesar, Cleopatra Jones e Coffy.


Si trattava però di detective, vampiri ottocenteschi o uomini e donne particolarmente forti che terrorizzavano perfino la mafia italiana e i narcotrafficanti della triade, o di combattenti antischiavisti come Nat Turner, non di super uomini o di Wonder Women. Finalmente il cinema African American entra nella fantascienza con questo Black Panther, tratto dal fumetto del 1966, nato pochi mesi prima dell'omonima organizzazione politica marxista e maoista che avrebbe tolto il sonno e l'ultimo barlume di comportamento democratico e umano a Edgar J. Hoover.
Ci vorrebbero centinaia di documentari per spiegare, punto per punto, ogni scaturigine storico-mitologica utilizzata nel fumetto Marvel di Stan Lee e Jack Korby e dagli sceneggiatori Ryan Coogler (ricordate il suo Rocky, Creed con Stallone?) e Joe Robert Cole, che hanno trasformato Black Panther nel primo capitolo di una saga che si preannuncia avvincente. A dimostrazione che verosimiglianza, più che verità, e inverosimiglianza fantastica, più che deprimente falsità, sono un ottimo punto di partenza per raccontare come stanno veramente le cose in poco più di due ore.



venerdì 4 luglio 2014

O Troma o morte. Lloyd Kaufman, il Barnie Sanders del cinema mondiale


di Roberto Silvestri

La violenza, l'umorismo e la brillantezza dark dei fumetti per adulti, riprodotta dal vivo e a basso costo. Pura pulp fiction quella realizzata e prodotta, dal 1968 ad oggi, dal quasi settantenne cineasta newyorkese Stanley Lloyd Kaufman jr.. in circa 800 svitate satire coloratissime (nessuna arrivata in Italia, festival a parte).
In questi mesi Troma, la societa' fondata con Michael Hertz, festeggia 40 anni di film eccentrici, irriverenti, liberi, divertenti, indipendenti, indigesti e splatter. Nelle opere horror e fantasy della Troma non mancano mai gambe spaccate e spezzate che volano, fuochi d'artificio di budella, scomposizioni corporali piu' che cubiste. O dialoghi sessualmente e politicamente piu' che espliciti. E neppure un'automobile che fa le capriole e va a pezzi. Anzi quella scena, complicata dall'intrusione di un clown in bici e' talmente adorata dai fan da essere diventata il tormentone di ogni film, anche se non c'entra nulla con il contesto dell'azione.
Come regalo ai fan per i 40 anni, Troma ha aperto la library all'accesso libero in streaming: si possono ammirare cosi' Troma's War, i quattro Toxic Avenger, l'eco-giustiziere piu' pacifista della storia, Poultrygeist: Night of the Chicken Dead; Class of Nuke' hem High, Return to Nuke'hem High (definito da Kauffman: “la mia Cappella Sistina”), Surf Nazi must die, Terror firmer e tanti altri classici trush adorati e stracitati da Tarantino. Ma la festa piu' gradita e' stato l'omaggio del Museo d'Arte Moderna di New York, nel gennaio scorso. Il piu' autonomo e scomodo regista d'America si e' cosi' vendicato della stampa autorevole che lo ignora e del dottor Heffner, il censore, boss della Mpaa, che definendo i suoi film “puzzolenti” marchia perennemente con la “R” le satire splatter che Kaufman produce, scrive, monta, dirige (e promuove). Scippa cosi' i Troma al suo pubblico d'elezione, gli adolescenti. “Mi piacerebbe che il dott. Heffner bruciasse all'inferno – confessa Kaufman al Village Voice - per la sua arrogante faccia tosta”. Ma i film Troma fanno davvero paura. Sono anarchici e scandalosi, animalisti, anti razzisti, anti sessisti, anti nuclearisti...E di graffiante cattivo gusto, come si intuisce dai titoli: The Good, the Bad and the Subhumanoid, A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell, Bikini Swamp Girl Massacre o Tromeo and Juliet... Indaffaratissimo anche come attore (ha appena interpretato un ubriaco, due volte il presidente Usa, Hitler, e, a Londra con Gunn, un prigioniero nel Kiln...) in produzioni no budget di amici (“Non prendo una lira, non come ai bei tempi di Avildsen, di Joe, Rocky e Il pornocchio"), Kauffman e' sposato con Pat Swinney, ex presidente dell'associazione mondiale delle film commission e per 30 anni di quella newyorchese. Conflitto di interessi? No. I Troma movies sono tutti girati in New Jersey. Kaufman fisicamente sembra Mel Brooks, ma e' più asciutto e salutista (vegetariano praticante, per sfuggire all'avvelenamento da junk food destino di chi, negli States, non ha una lira e rischia un futuro genetico da obeso-plastico). I suoi bersagli preferiti sono la destra fanatica dei tea party e i democratici 'in limousine', Al Gore, i due Clinton e Jesse Jackson. Inoltre il pietismo ipocrita. Nei suoi film i diversamente abili, presenza fissa, entrano in campo, lottano, sono cattivi e massacrati di botte. Proprio come tutti gli altri. Svezzato a classici hollywoodiani (Renoir compreso) e comics book, i suoi registi d'affezione sono Takashi e Deodato, grandi amici Michael Moore, Fred Camper e Stan Lee, il genio della Marvel con cui scrisse Night of the Witch, mai diventato film. Altro sogno autoriale sempre in societa' con Stan Lee, e infranto pure quello, fu il copione di The man who talked to God, che Alain Resnais non volle mai dirigere.


Troma che vuol dire?
Non significa niente. E' solo la piu' brutta parola che ci venne in mente nel 1974 quando, per lanciare la commedia da college, Squeeze Play, serviva un marchio. Ma oggi se si dice film Troma tutti sanno cos'e'. Se si dice film Universal, invece...”. La crisi ha tagliato i dipendenti da 25 a 12, ma il motto resta: “fare i film che vogliamo, anche se perdiamo soldi”. Tutti i Troma si ambientano nell'inquinatissima Tromaville (dove anche i polli si mutano in zombie) di cui Kaufman e' il sindaco. Il Tromadance, festival off, e' a giugno, in New Jersey. Fino al 2015 l'approdo Troma a Cannes era d'obbligo e la parata di mostri Troma un must. Nel 2016 lloyd Kaufman ha tagliato il viaggio promozionale. Un segno davvero preoccupante. Per Cannes.